Hacktivism, partecipare al cambiamento

Poco meno di un anno fa scrissi un post per un blog relativamente al concetto di Hacktivism. Lo ripropongo sul mio blog perchรจ ritengo sia sempre piรน attuale.

La rete, comโ€™รจ ormai noto, รจ divenuta uno straordinario strumento di relazione per costruire luoghi dove sperimentare nuovi modelli di socialitร . In questi luoghi digitali โ€“ blog, social network, forum, sistemi di instant messaging โ€“ si รจ sviluppata e continua a crescere costantemente una forte interazione tra persone attraverso la partecipazione libera ed lo scambio di informazioni e conoscenze.

Questo meta-luogo, dove si conoscono e si vivono ruoli e identitร  diverse da quelle a cui siamo abituati e che ci ha dato la possibilitร  di imparare, conoscere, sbagliare e riprovare, รจ divenuto il catalizzatore della trasformazione e dellโ€™innovazione sociale. Non solo, la rete si รจ trasformata in quello spazio dove si puรฒ criticare, partecipare e condividere idee, progetti, pensieri e coordinare le azioni e le decisioni da intraprendere per cambiare lo stato presente delle cose.

La partecipazione, lโ€™accesso a queste relazioni e la volontร  di fare network รจ il presupposto dellโ€™hacktivism ossia lโ€™evoluzione delle forme dellโ€™attivismo sociale e della militanza politica che presuppongono un utilizzo efficace, basato sui principi dellโ€™ etica hacker, degli strumenti di comunicazione, e in particolare dei computer e della rete. Questi ultimi smettono di essere soltanto strumenti di produttivitร  e diventano mezzi attraverso i quali gli hacktivisti agiscono per produrre informazione indipendente e โ€œdal bassoโ€ contrastando i modelli e i simboli della comunicazione dominante e, al tempo stesso, producendo i luoghi e gli strumenti di una comunicazione libera e orizzontale.

In questi ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito sempre di piรน alla mancanza di una vera identitร  dei partiti, allโ€™immobilismo delle organizzazioni, ma soprattutto alla perdita di interesse per la discussione sulla cosa pubblica, lasciando le decisioni in balia di unโ€™angosciante e deprimente dirigenza politica. Quello che mi fa preoccupare รจ la mancanza di partecipazione, oggi ridotta esclusivamente alle proteste e alle manifestazioni in piazza, che sono senza dubbio un momento importante, ma che non possono essere lโ€™unico modo di fare politica. Non si puรฒ pensare di trasformare un sistema politico-sociale obsoleto, partecipando 3 volte lโ€™anno, in 100.000, in una piazza.

Per far si che le cose cambino e per riuscire a riprenderci la politica, cโ€™รจ bisogno di partecipazione fatta di azioni e presenza volontaria, di responsabilitร  e sostegno attivo, di condivisione e diffusione di dati, che possa generare veramente valore e cultura. Questo puรฒ avvenire attraverso lโ€™utilizzo dei mezzi che oggi abbiamo a disposizione.

La rete appunto e tutto quello che questo strumento puรฒ attivare.

L’agenda digitale della Borghesia 2.0

Qualche giorno fa ho scritto un post relativo ai principi dell’ย Hacktivism e all’importanza della partecipazione attraverso gli strumenti della rete e la tecnologia e i valori dell’etica hacker. Uno dei passaggi che secondo me รจ piรน importante รจ:

La partecipazione, lโ€™accesso a queste relazioni e la volontร  di fare network รจ il presupposto dellโ€™hacktivism ossia lโ€™evoluzione delle forme dellโ€™attivismo sociale che presuppongono un utilizzo efficace, basato sui principi dellโ€™ etica hacker, degli strumenti di comunicazione, e in particolare dei computer e della rete. Questi ultimi smettono di essere soltanto strumenti di produttivitร  e diventano mezzi attraverso i quali gli hacktivisti agiscono per produrre informazione indipendente e โ€œdal bassoโ€ contrastando i modelli e i simboli della comunicazione dominante e, al tempo stesso, producendo i luoghi e gli strumenti di una comunicazione libera e orizzontale.

A proposito di iniziative della rete e di attivismo, proprio questa notte รจ partito un tam tam in rete relativo al progettoย agenda digitale, un’iniziativa che invita i politici italiani a costruire una strategia strutturata per mettere il digitale al centro dellโ€™agenda politica italiana , con lโ€™obiettivo di ottenere la redazione, entro 100 giorni, di proposte organiche per unโ€™Agenda Digitale per lโ€™Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le universitร  e coloro che, in questo paese, operano in prima linea su questo tema.

Ho subito dato la mia adesione. Trovo che queste forme di attivismo, che si propongono di migliorare la societร  e lo stato delle cose attraverso lโ€™utilizzo costruttivo della rete, debbano esser sostenute perchรฉ, attraverso queste, si puรฒ diffondere conoscenza, scatenare curiositร  dei meno addetti ai lavori e far crescere un pรฒ la cultura digitale.

Ultimamente perรฒ sono un pรฒ diffidente verso certe iniziative, e anche se sono tra quelli che pensano possa esistere un marketing buono, ritengo che progetti di importanza sociale come questo debbano partire si dal basso, come รจ successo anche in questo caso, ma sfruttando il valore della rete, la partecipazione e la conoscenza (o l’esigenza!?) di tutti e non solo di alcuni, secondo i veri principi del crowdsourcing .

Mi sembra che qui invece si sia fatta l’agendina per gli appuntamenti e le iniziative che interessano ai soliti comunicatori digitali e nomi noti della rete – la Borghesia 2.0 della nostra rete, come l’ha definita Nicola De Carne in un commento sul blog di Nicola Mattina –ย ,ย che ritengono di poter parlare a nome di molti, portando a conoscenza di tutti un qualcosa di giร  scelto e definito attraverso una campagna Viral, e chiedendo l’adesione ma non permettendo perรฒ un interazione, una partecipazione e una discussione aperta attraverso strumenti collaborativi tipici del web 2.0.

Il vero problema che dovrebbe esser affrontato รจ relativo al bisogno reale di eventi ed iniziative che inneschino il meme del cambiamento e dell’innovazione e rompano le barriere del culture divide. Affinchรจย si diffonda la cultura digitale e lโ€™uso delle tecnologie e della rete per scopi sociali, dobbiamo raggiungere la consapevolezza che le opportunitร  sono date prima dalla comprensione dei nuovi paradigmi sociali, e poi dalla tecnologia, che รจ si importante, ma rimane un fattore abilitante. Il digital divide per esempio, non รจ solo un problema infrastrutturale. E’ soprattutto una barriera culturale e se non costruiamo le condizioni per infrangerla, focalizzandoci solo sull’aspetto tecnologico, ย generiamo un muro e una divisione ancora piรน forte.

Ovviamente in rete se ne sta giร  discutendo parecchio, dal blog diย Nicola che ne identifica alcuni e pro e contro, alย post di Mantellini, eย Stefano Vitta che manifesta la sua adesione e raccoglie alcuni post della rete, fino alleย discussioni su Friendfeed.