L’imprenditore non è colui che ha tante idee

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Lo ammetto. Anni fa ero tra quelli che ritenevano che un imprenditore che riusciva a fare la differenza fosse colui che sforna idee continuamente. L’esperienza personale fatta negli ultimi anni mi ha insegnato tutt’altro.

Nella mia “cantina mentale” in questi anni ho accantonato centinaia di idee: alcune negli anni sono state sviluppate, altre regalate, altre eccessivamente precoci sono morte prima di partire (magari oggi avrebbero ragion d’esistere), altre invece sono ancora lì in attesa di esser riprese e sviluppate.

Alcune di queste idee sono state realizzate più o meno velocemente e hanno preso forma: qualcuna è morta, qualcuna ha finito il ciclo di vita in modo naturale e altre sono in corso e probabilmente necessitano di ulteriore lavoro.

Ad oggi però nessuna di queste idee è diventata ancora milionaria e forse non succederà ancora.

Il problema non credo siano la quantità di idee, ma la percentuale di quelle che rimangono nel cassetto, l’incapacità di provare e riuscire a portare in porto la restante percentuale.

L’imprenditore non è colui che ha tante idee di business, né tanto meno uno che sente che un giorno avrà un’idea milionaria, ne tanto meno uno che vuole diventare imprenditore di se stesso senza mettersi in gioco.

Un imprenditore è colui che esegue, immediatamente, mixando esperienza, pancia, visione e tecnicismo. E’ colui che impara dalle precedenti esperienze e se non le ha, impara dalla ricerca e dalla lettura e dallo studio di quello che sta avvenendo. L’imprenditore è focalizzato sul suo progetto e riduce il rumore circostante con il fine di alzare il livello di attenzione. E’ colui che usa il diversivo e la sperimentazione come distrazione creativa.

Ho imparato che non è necessario fare mille “startup” o micro progetti incompleti per esser (o sentirsi) un imprenditore. L’imprenditore è colui che si assume la responsabilità, il governo e la gestione di un progetto da eseguire e lo porta alla crescita, o alla morte se necessario, ed è consapevole dell’impegno preso nei confronti dei collaboratori, degli investitori, degli utenti.

Un imprenditore è colui che non permette ad una idea di annidarsi nella mente: ma inizia a chiedersi fin da subito come può far accadere quello che ha in mente.

E fa in modo che le cose avvengano.

Due etti di idee a portare via, grazie.

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Questa mattina, come capita spesso, son partito all’alba da Roma verso Milano. In treno, aperto il pc, ho iniziato a leggere le email ricevute questa notte. Ad un certo punto leggo una mail, dall’oggetto “Opportunità”, che recita testualmente:

 “Ciao Fabio, ho tutti grossi clienti. So che tu hai tante idee e sei sempre sul pezzo, vedi se ti viene in mente qualcosa da proporre. Se me ne mandi qualcuna per i miei clienti, le metto su due slide e ci vado a parlare. Ovviamente poi se parte la cosa ti attivo una nostra email”

Eh si, mi sembra un approccio perfetto: du’ etti de idee a portà via, grazie.

Ora io mi domando a vorrei domandare alle persone che ragionano così oggi:

  • se ho tante idee perché dovrei mandarle a te, e tu dovresti andare dal tuo cliente, con il tuo brand a proporle valorizzando così solo te e non me?
  • perché non mi proponi di andare insieme? Penso che potrei valorizzarle anche di più quello che ho in mente e magari potrei contestualizzare meglio il tutto, conoscendo anche l’interlocutore. Che ne dici?
  • non pensi che una idea, possa avere necessariamente bisogno di tempo per esser partorita e anche di studio, analisi e perchè no di un confronto per capire processi, problemi, criticità, punti di forza?
  • non sarebbe meglio forse parlare di “hai per caso spunti o casi interessanti da cui prendere spunto”?
  • se si tratta di una opportunità, come scrivi nell’oggetto, deve esserlo per tutti e due, fin dall’inizio: il cliente e la sua esigenza + il tuo contatto e la tua competenza + la mia idea e la mia competenza, questa è l’opportunità principale. Poi tu conoscerai la mia idea, io il tuo contatto, il tuo contatto me: e l’opportunità è win per tutti.
  • ti è mai capitato di giocare al gioco del telefono? E se si, non hai imparato che il passaggio di parole con informazioni mancanti o non poca chiarezza, genera distorsioni e mostruosità?
  • se non hai idee e non hai prodotti, in un mercato come questo, fortemente aggressivo e veloce, ma forse una domanda su di te, sulla tua azienda, sul tuo modo di aggiornarti ed il tuo vero business, dovresti anche fartela, no?
  • se non conosci il tuo cliente tanto da capirne le esigenze, individuare dei problemi da risolvere, avere la consapevolezza di cosa puoi migliorargli, ma tu nel rapporto che ci stai a fare, il link? No, non lo sei, sei più precisamente un referral link e l’unico beneficio che porti è a te stesso.
  • non ti viene in mente che se io/noi siamo sempre sul pezzo, questo esser sempre aggiornati e freschi di idee abbia un costo ed un valore?
  • ma non pensi che una volta che hanno il mio nome e cognome, anche se io fingessi di lavorare con te, il buon santo google, potrebbe smentirci e farci fare una galattica figura di merda?
  • non pensi che sarebbe meglio mettersi a tavolino un secondo, capire – anche rapidamente – con chi vogliamo andare a parlare, individuare delle criticità e delle opportunità e andare con le idee chiare?
  • ti sei domandato cosa succede se dopo la presentazione non si concludesse nulla? Tu saresti comunque il suo contatto sempre sul pezzo e preparato, ed io il perfetto sconosciuto.
  • visto che mi chiedi di firmare anche un NDA per potermi dire chi è il cliente, ti dispiace se ti faccio firmare un NDA che ti blocchi dal poter vendere qualsiasi soluzione vicino alla mia idea?
  • pensi forse che io sia il genio della lampada che lo strofini quando vuoi e sforna desideri?

Personalmente ho sempre ritenuto che il network e la rete di contatti di una persona sia un enorme valore sul quale poter costruire anche delle opportunità. Ma non è questo il modo di “usare” una rete di contatti e generare valore. E non si può esser alla ricerca di idee di business, dagli altri.

Questo approccio è il male del business, soprattutto in questo momento: venditori di servizi e prodotti di altri che, oltre ad un contatto, non mettono valore aggiunto ne per il cliente, ne per la relazione professionale, ne tanto meno economicamente. E’ un danno per tutti, è uno stratificare tempi e costi, senza valore aggiunto.

Le idee, la visione del mercato e la capacità di eseguire progetti, non può esser merce di scambio continuamente e non si può pretendere di svenderla solo perché “tanto al cliente non ci arrivi” o “se ci arrivi devi passare da me”.

Non abbiamo più la possibilità di continuare a lavorare in questo modo: il mercato richiede – e verifica – che ci sia trasparenza, disintermediazione, competenza, velocità, aggiornamento e sperimentazione continua.

Al prossimo che mi chiede due etti di  idee a portà via, risponderò “Che faccio metto anche due fette di culo vicino all’osso? Lascio, signò?