Metriche vanitose, metriche pericolose

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Chris Dixon ha pubblicato sul suo blog un post molto sintetico ma particolarmente efficace dal titolo Vanity Milestone .

Eric Ries uses the phrase “vanity metrics” to refer to metrics that founders cite to demonstrate progress but that are actually false signals. A related concept is “vanity milestones”: achievements that are more about making you feel good than helping your company. Vanity milestones include:

  1. Raising money from famous people/firms who aren’t really going to help your company (e.g. Hollywood celebrities).
  2. Partnerships with brand name organizations that aren’t really going to help your company.
  3. Getting press (e.g top lists) that focuses on founders and not your company.
  4. Almost all tech press (unless your product targets developers or tech companies).

This doesn’t mean it’s bad to hit vanity milestones. Good companies hit lots of vanity milestones along the way, and sometimes they can be a morale boost for employees. What is worrisome is when founders equate vanity milestones with success. The attention will go away very quickly if your company fails.

Ho commentato il post di Dixon aggiungendo a mio avviso altre due vanity milestone importanti da considerare:

  • l’accesso di VIP e celebrità che possono sicuramente dare una accelerazione e aumentare la diffusione del prodotto, ma che potrebbero non esser reali utilizzatori e sponsor del progetto
  • le nuove funzionalità rilasciate sul progetto, senza una reale progettazione, che non migliorano il progetto in se e per se, lo appesantiscono e lo rendono maggiormente inutilizzabile, e fanno perdere tempo sullo sviluppo di reali funzionalità necessarie.

Chiunque abbia portato avanti un proprio progetto, un esperimento, una startup o una azienda, può confermare con matematica certezza che alcuni risultati (e certi tipi di feedback) ti fanno sentire bene, ti esaltano e ti caricano talmente tanto, da continuare a lavorare al tuo progetto giorno e notte, instancabilmente, perdendo di vista tutto quello che gira intorno. E’ indiscutibile: l’adrenalina mixata alla passione, è la droga principale dello startupper.

E’ anche vero, e non va sottovalutato, che è molto facile che ci si possa far prendere dalla troppa euforia e si possa rimaner incantati da questi – potenziali – falsi segnali. Segnali forti come il canto delle sirene che non fanno altro che offuscare gli obiettivi prefissati, quelli veri

In questo caso più che mai, mantenere la lucidità, non perdere il controllo del progetto, e tornare a misurare quelle che anche Marco Magnocavallo, in alcune sue slide, ha definito “le metriche giuste” è fondamentale e salutare. L’ossessione da metriche deve esser “curata” con metriche tipo engagement, daily / monthly active users, returning users, viral factor, conversion e tutte quelle strettamente legate al progetto, utilizzando strumenti adeguati e non semplici misurazioni “quantitativo-ego-centriche“.

Attenzione però perchè questo non vuol dire che certi risultati, numeri ed eventi debbano esser tralasciati o sottovalutati: semplicemente vuol dire esser coscienti dell’utilità emotiva e per la spinta morale, ma che possono trasformarsi in un boomerang. L’attenzione raccolta fino a quel momento, in caso di fallimento, potrebbe svanire completamente in poco tempo.

Se avete tempo, vi consiglio di leggere il blog di Dixon e seguire le conversazioni che si sviluppano nei commenti dei suoi post: Dixon risponde tendenzialmente a tutti, interagisce e molto spesso da queste discussioni nascono approfondimenti sul tema, quasi più interessanti del post stesso.

“Stop alle conferenze, torniamo a lavorare”. Dipende.

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Ho ricevuto questa mattina la pillola puntuale di Startup Wikli di Marco dal titolo “Stop alle conferenze, torniamo a lavorare“. Il titolo mi ha fatto subito pensare ad una riflessione che recentemente condividevo con degli amici: “C’è un proliferare pazzesco di eventi e di investitori: tutti ci si stanno fiondando, anche chi di Startup e Digitale non ne ha mai parlato“.

E’ vero e non c’è dubbio che ci sia una moda in corso: si parla di startup ovunque, molte aziende si stanno catapultando nella creazione di conferenze, eventi, party, feste, corsi, competizioni e molte altre si stanno improvvisando angels o simil investitori (modello Las vegas… punto sul 15, non esce da 9 giri!) e via dicendo, tanto da generare una coltre di fumo nell’ecosistema startup italiano nel mezzo della quale bisogna stare attenti a selezionare le cose buone da quelle cattive. Non è facile districarsi.

Come al solito i post di Wikli mi fanno partire qualche riflessione. Partiamo da qui:

Un’esplosione di impegni da far invidia ai politici italiani, abituati a partecipare a qualsiasi evento senza avere mai il tempo di dedicarsi alle vere cose da fare.  Gli startupper del 2012 sono come i parlamentari? Tante chiacchiere e poca sostanza?

Non credo, o spero non sia così. Penso che il problema di fondo sia nella gestione del tempo semplicemente. C’è tanta euforia e voglia di fare in questo momento e questo porta a voler vedere e conoscere ogni nuova cosa. Non si è costretti a partecipare ad ogni evento, e se uno partecipa, immagino, abbia fatto le sue valutazioni: investimento, marketing, test della propria idea, necessità/voglia di conoscere persone, tempo disponibile, vicinanza dell’evento? Tra l’altro c’è da considerare che se uno startupper non partecipa e non impara a selezionare, come fa a capire cosa è realmente da considerare utile e cosa no? Se non si fa esperienza, anche in questo ambito – networking da conferenza -, si rischia di lasciarsi catturare dal primo canto delle sirene e farsi rapire da quello che sa cantare più forte. Sicuramente, ribadisco, bisogna gestire bene il proprio tempo, proprio perchè ne abbiamo sempre poco a disposizione ed il digitale, in particolare, ne divora molto.

A giudicare dai pochi eventi a cui ho partecipato negli ultimi mesi direi proprio di sì. I volti che si trovano sono sempre i soliti e la dinamica è la stessa di qualche anno fa, quando le “blogstar” erano al centro dell’attenzione e si parlavano addosso online e offline senza grandi risultati.

Senza voler generalizzare troppo, quello che mi sembra di capire è che il mondo dei giovani imprenditori del digitale si sia spaccato in due gruppi: uno in cui si trovano quelli che lavorano sodo al proprio prodotto e che non hanno tempo per seguire tutto questo brusio di fondo; e l’altro in cui l’obiettivo primario non è lo sviluppo della propria azienda, quanto il numero di eventi a cui si è partecipato.

Non parlo ovviamente di serate goliardiche o aperitivi dove incontrarsi e scambiare quattro chiacchiere. Quel tipo di appuntamenti è secondo me importante sia per tirare un po’ il fiato ma soprattutto per conoscere altre persone che magari ci possono dare una mano o con cui si può costruire qualcosa. Mi riferisco invece alle intere giornate perse alle conferenze dove i soliti 30 continuano a ripetere le stesse cose. 

Io ultimamente per via di Indigeni Digitali ho girato parecchi eventi e devo dire che in ogni evento, forse perchè ho avuto la fortuna di andare in più città e sempre diverse, ho trovato sempre una percentuale di “volti” già visti, ma ho anche apprezzato molto la presenza di persone nuove con idee ed esperienze che non conoscevo (non ultimo lo startup week di Torino, dove ho conosciuto un mucchio di idee e tecnici competenti). Credo sia normale, partecipando ad eventi “più istituzionali” come le startup competition organizzate dai player più grandi in Italia e localizzate principalmente su Roma, Milano o altri snodi importanti (vedi Catania), le facce siano sempre le stesse. L’Italia dopo tutto è un buco di nazione, le distanze non sono abissali e siamo ancora pochi che credono, investono, sviluppano e partecipano a questo tipo di iniziative e l’ecosistema delle startup in Italia è fatto di quattro gatti, ancora.

Sono d’accordo sul lavorare. Sono d’accordo sul concentrarsi sul prodotto. Ma sono anche convinto che quel “brusio” spesso nasconde suggerimenti e contatti utili e se non ascoltato completamente può esser un occasione persa. Se uno ha tempo di partecipare lo fa, se è preso dal progetto e ha bisogno di rimanere focalizzato non deve andare. Quindi “Stop alle conferenze, torniamo a lavorare“? Dipende.

Fino a poco tempo fa ci lamentavamo che nessuno sapeva nulla di startup, che erano presenti pochi eventi e che non c’erano investitori. Ora ci sono o per lo meno cominciano ad esserci e come in tutte le cose che fanno tendenza e moda, tutti ci si catapultano e nascono le copie, i marchi contraffatti, gli speculatori, i fuffologi, gli esperti, i formatori e chi ci sguazza per autoreferenzialità. Ci sta. Bisogna esser intelligenti, svegli, audaci e saper selezionare il rumore.

Il resto si autodistruggerà per mancata sostanza.

Ora torno al mio prodotto.