Se è vero che la rete non dimentica, le emozioni viaggeranno nel tempo

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Quando sarai grande Chiara, vorrei trovarmi a parlare con te, nel silenzio di una qualsiasi sera e poterti raccontare di noi e riuscire a farti sentire nel cuore quello che provo per te, in questo istante.

Sei piccola, e riesco a tenerti abbracciata vicino al petto, con un solo braccio. Tu dormi adesso. Io sono sveglio, vicino a te. Vorrei metterti nel tuo letto a dormire, ma non riesco a smettere di guardarti. Siamo faccia a faccia. Il tuo respiro lo sento sfiorarmi la pelle. La tua manina stretta sul mio orecchio che sembra non volermi lasciare andare e l’odore della tua pelle, sono come un droga per me, dalla quale non riesco a staccarmi e farne a meno.

Vorrei raccontarti mille cose. Mi piacerebbe dirti, con la stessa energia che sento oggi, della felicità che tu e Mattia mi avete dato e raccontarti tutti i desideri che esprimo in ogni momento per voi e che vorrei si avverassero, giorno dopo giorno. E vorrei insegnarti a sognare sempre più in grande di quello che si possa pensare, per poi un giorno vederti gioire quando vedrai i sogni prendere forma. Proprio come è successo a me, per te e tuo fratello.

Avrei un numero inquantificabile di emozioni da descriverti e raccontarti, e tante nate grazie proprio a voi due. Certe emozioni spesso passano velocemente. Svaniscono ed è difficile recuperarle e trasmetterle. A volte succede per caso: magari un’immagine, un suono o un dettaglio ci permette di riviverle, ma rimangono una cosa personale, vaga e spesso temporanea e fugace.

Probabilmente non basterebbe il tempo e lo spazio per scrivere tutto, ma questa sera sento di scriverti queste cose, perché se è vero che la rete non dimentica, e se è vero che la rete è e sarà una estensione della nostra memoria, allora queste emozioni troveranno il modo di viaggiare nel tempo. E vorrei che rimanessero così, intatte, per sempre, accessibili in ogni momento, in modo da poterle sentire, quando rileggerete queste poche righe, nello stesso modo in cui le provo io ora.

Papà.

Perchè Parigi è più lontano del Sole.

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Gli altri dormono. Io e mio figlio ci troviamo a parlare nel silenzio, con la luce soffusa. Molte sere quando io sono ancora al lavoro, lui chiacchiera con la mamma prima di addormentarsi. Altre volte con me.

Ci mettiamo nel letto e ci raccontiamo alcune cose, sussurrando, per non svegliare gli altri, prima di addormentarci. Cose serie, eh.

Papino ti voglio bene fino alla luna. Mi dice vicino all’orecchio.

E io fino al sole. Rispondo.

Allora io fino a Parigi. Mi dice, dopo averci pensato un attimo.

E perché, è più lontano del sole? Chiedo.

Si Papà, perché la luna ed il sole io li vedo, e Parigi invece non so nemmeno dove sia.

Perchè Parigi è più lontano del Sole. Dal suo punto di vista.

Risposta che farebbe invidia ai filosofi, penso. Ma ha vinto lui, perchè io non riesco a rispondergli, se non a sorridere.

Vuole avere ragione. Ed una via di uscita per averla riesce a trovarla. Sempre. E spesso riesce a mettermi in crisi. Lasciandomi senza parole, a riflettere sul suo mondo e sul modo di vedere la realtà. La sua.

La verità, è che oltre ad avermi insegnato l’importanza del tempo e alle mille volte che mi ha fatto pensare, con le sue risposte ingenue, ma piene di senso, riesce a farmi guardare le cose da una angolazione completamente diversa e spesso più semplice di quanto si possa pensare.

E’ una sera come tante altre sere. Ma ne vorrei all’infinito di momenti così.

Grazie Matti.