Uber, quando una innovazione disruptive genera fastidio a chi non innova

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Circa tre giorni fa ho iniziato ad utilizzare UBER un servizio alternativo al taxi “bianco”, un servizio di auto con conducente su richiesta, attualmente presente su Roma e Milano. Ne sono talmente entusiasta che dopo averlo provato la prima volta ho scritto questo commento su Facebook e che vi riporto integralmente.

I Love UBER !

D’ora in avanti mai più senza. Credo sia l’essenza della disintermediazione nel rapporto con l’autista, e l’efficienza del servizio Uber su tutto il resto. Questo è il valore che la rete e la tecnologia possono portare.

Immaginate la scena: cerco un taxi, e mi dico, proviamo Uber. Faccio la prenotazione cliccando per errore (colpa di Mirko). Nell’app non trovo come annullare la richiesta, ma ho la possibilità di chiamare l’autista (si, chiamare al cell o anche mandarei un sms diretto). Ci parli, gli spieghi l’errore e ti organizzi per l’appuntamento 10 minuti dopo. Esco è puntuale, e la tariffa non è partita, parte quando ti muovi. Arrivo a destinazione, ti fa vedere l’importo sul dispositivo, lui clicca per conferma ed un nano secondo dopo ricevo la ricevuta via email con pagamento effettuato con carta di credito.

Ora, vedere i vantaggi lato utente è facile per tutti, ve li ho raccontati. Ma parlando con l’autista (chiacchierata piacevolissima durante il viaggio) mi son fatto raccontare i benefici lato business ed il suo punto di vista: secondo la sua esperienza (di un mese) il passaggio ad Uber è stato un modo per ottimizzare, organizzare, migliorare il servizio all’utente finale e perchè no, avere lui stesso un servizio migliore.

Sapete qual’è il problema, l’unico problema, per l’autista? Il rapporto con gli altri taxi (quelli bianchi per capirci): si incazzano, lo guardano strano, agli eventi gli manifestano contro, fanno lobbing, minacciano e via dicendo.

Ecco, questo è quello che molte aziende ed imprenditori non capiscono e dovrebbero capire: innovare, per esser competitivi e mantenersi stretto il proprio orticello, è fondamentale. Altrimenti muori.

Il difetto di Uber? Coprono ancora poco il territorio (ma son nati da 2 mesi e mi auguro crescano velocemente): questa mattina a Roma, per esempio, alle 6 ho dovuto prendere un – fantastico – Sammarcanda.

Oggi, dopo aver provato altre 4 volte in meno di 48h il servizio, l’ho preso di nuovo e parlando con il conducente ho scoperto che molti altri autisti Uber, oltre lui stesso (mi ha mostrato referto e denuncia), sono stati picchiati e minacciati.

Questo comportamento è emblematico del nostro paese: combattiamo l’innovazione con la forza, invece che con sana competizione ed altra innovazione.

La lobby dei tassisti non ha capito che non ha futuro se continua a rimanere ancorata ad un modello morto: devono cambiare mentalità, innovare, migliorare l’offerta ed avvicinarsi all’utente con un approccio più trasparente, chiaro e di qualità.

PS: se volete utilizzare il servizio Uber e volete 10Euro di sevizio gratis, utilizzate questo codice link o questo codice ubergram all’interno dell’app che potete scaricare qui

Buon viaggio e Uber On 😉

La fine di Microfox a Roma

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Qualche giorno fa il sito ecommerce del negozio romano Microfox portava un banner con su scritto svendita totale. La cosa mi è sembrata strana, sapeva di qualcosa di negativo, ma ho pensato che in fondo potesse essere una trovata “commerciale”. No, non era un azione di marketing. Questa volta si è trattato di un fallimento: ora che sia una azione per intascarsi tutto e portarsi via il “bottino” o che sia realmente un fallimento non lo so, ma la cosa certa è che qualcosa non ha funzionato.

Per anni ho comprato il materiale per i miei pc, l’hardware per amici, ho cercato pezzi per potenziare i desktop di casa e le consolle presso il loro negozio, e quel posto è sempre stato pieno di gente, addirittura da dover aspettare 50 minuti in coda. Secondo quanto riportato sul loro sito e che vi riporto qui di seguito, i motivi sono riconducibili ad un sistema degradato che non ha permesso ad una piccola realtà di sopravvivere.

Pubblico, con dispiacere perchè in fondo io mi son sempre trovato bene, quanto scritto sul loro sito e sul perchè della chiusura:

  1. Perché dopo anni di lavoro massacrante certa concorrenza, ormai indebolita e ferita come un animale, ti vuole annichilire (chi ha orecchie per intentedere, intenda) non chiedendosi il vero perché del tuo successo. Verità di successo riassumibile esclusivamente in:
    • non si è vissuto e non si è dormito per anni
    • si è stati chiusi in azienda giorno e notte senza tregua, senza un briciolo di tempo libero e fino al punto di sviluppare gravi malattie
    • si è combattuto anno dopo anno affinché ogni membro dell’azienda, nonostante appartenesse al malato sistema di questo paese, raggiungesse consapevolezza del lavoro e delle difficoltà sociali del contesto in cui esso quotidianamente si svolgeva
  2. Perché quando vengono come commandos a chiederti le tasse, ti domandi dove fossero quando non avevi un centesimo e cercavi qualcuno che ti aiutasse anche solo a comprendere come fare i primi passi e dove trovare la prima misera manciata di soldi.
  3. Perché se un organo ispettivo viene a farti un sacrosanto e legittimo controllo scopri che alla fine del medesimo anche se è tutto a posto, finiscono per incolparti non di tue azioni illecite od omissioni di legge ma di loro interpretazioni provenienti dalla cattiva fama che terzi hanno costruito su di te.
  4. Perché quando chiedi un fido ad una Banca ti senti dire: “cosa ci offre a garanzia che sia di superiore importo rispetto a quello richiesto?”. E quando gli rispondi che hai un business plan, un progetto di lavoro basato su esperienza e studio, ti devi sorbire impotente quel sorrisino tra il sarcastico ed il compassionevole che i bancari notoriamente abbinano al loro secco “mi dispiace, si rivolga altrove”.
  5. Perché i dipendenti di corrieri e trasportatori rubano la merce in quantità talmente grandi che un comune cittadino non può immaginarne il danno. Essi si appropriano del materiale con sopraffine tecniche di furto. E cosa succede? A loro certamente nulla, alle aziende danni economici di proporzioni esagerate e spese burocratiche proibitive per attivare i risarcimenti, sempre che questi siano stati previsti da apposite e costosissime polizze i cui premi aumentano in progressione ai sinistri.
  6. Perché per trovare fornitori seri, affidabili e convenienti, occorrono tragici anni (si parla di anni, signori) di esperienze negative:
    • perdite economiche
    • merce pagata in anticipo e mai consegnata
    • merce mancante e mai rimpiazzata
    • improvvisa scoperta di viltà personali provenienti da persone di cui ti fidavi
    • improvviso abbandono del rapporto commerciale: “scusa ma me so stancato de fa sta vitaccia”
    • merce promessa per uno specifico giorno che ritarda di oltre un mese
    • schede madri da 100 euro sostituite con schede video da 18 euro
    • merce difettosa e mai sostituita ma con il costante impegno del: “non ti preoccupare ti ho promesso che te la porto e te la porterò
  7. Perché ogni volta che paghi le tasse ti domandi:
    • come mai quando sono malato e voglio essere trattato come un essere umano (cioè curandomi per tempo) mi tocca sempre pagare la sanità privata?
    • Come mai per strada devo schivare le buche ma quando viaggio per lavoro o vado in vacanza, per arrivare a destinazione devo pagare fior di quattrini per imboccare l’unico cammino scorrevole (e spesso neanche quello) ovvero l’autostrada?
    • Come mai ovunque io vada con la macchina sono costretto ad organizzarmi ed angosciarmi visto che probabilmente dove andrò non troverò parcheggio e sarà uno strazio?
  8. Perché, anche se sembra impossibile, il reinvestimento dei guadagni, in Italia è tassato. Cosa vuol dire? Vuol dire che se guadagni del denaro e questo guadagno non lo vuoi percepire e divedere come utile ma lo vuoi investire nell’azienda (per esempio comprando più merce per implementare vendite, struttura aziendale e personale dipendente), il calcolo del medesimo a fine anno ti comporta il computo dell’imponibile fiscale (nell’esempio citato sotto forma di tassazione sulle rimanenze di magazzino). Tradotto in termini sociali: devi rimanere piccolo, desiderare soltanto i quattro soldi che ti sudi dalla mattina alla sera e non reinvestire in implementazioni, creatività e migliorie. Chi legge, se interessato all’argomento, si vada a studiare cosa invece accade negli altri paesi CEE…
  9. Perché se un produttore di fama mondiale riconosce sui propri prodotti la garanzia di un anno, tu devi riconoscerne tre e nessuno ti spiega come recuperare i costi di questo diritto del consumatore che nel caso dell’informatica inficiano ogni ricarico o guadagno.
  10. Perché l’energia elettrica, fonte di produttività e di ricchezza costa il doppio rispetto agli altri paesi europei che la generano e ce la vendono.
  11. Perché in questo paese e soprattutto in questa città tutti sono disposti a chiamare “casa” un qualcosa che non è altro che la cella di un alveare chiamato erroneamente palazzo. Perché tutti pagano queste orrende gattabuie centinaia di migliaia di euro con mutui trentennali o sacrifici disumani, incapaci di riconoscere che quello è il prezzo di fantastiche ville con piscina negli U.S.A. o in altre prestigiose località (comprese le capitali) di terzi paesi europei.
  12. Perché fare impresa immersi nel grigiore e nel simultaneo nervosismo di milioni di persone soffocate dalle preoccupazioni e dalla vita persa ad affrontare code e disservizi equivale a degradare se stessi e l’impresa.
  13. Perché in questo paese infernale puoi essere giovane e conservare la solarità della tua età solamente se non sei intraprendente, in caso contrario vieni frustrato per ogni tua iniziativa, per piccola che essa sia… E il remare controcorrente finisce per demolirti nel più profondo del tuo io.
  14. Perché tutti dicono che lo sport nazionale sia il calcio quando nessuno vuole riconoscere che in realtà è l’invidia.
  15. Perché in questo paese si invidia chi ha di più, anche poco di più, non avendo imparato che se c’è chi ha di più sarà per merito dei propri sacrifici e delle proprie notti insonni.
  16. Perché in questo paese non si insegna ad osservare e ad imparare da chi ha ottenuto un potere ma si istiga a giudicarlo e a catalogarlo in precise divisioni sociali che si tramandano di generazione in generazione fomentando odio e pregiudizio.
  17. Perché l’italiano e specialmente il romano si scherma dicendo che “tutto il mondo è paese” quando è sufficiente uscire dall’Italia per vedere, fosse anche dal semplice sguardo delle persone o dallo scorrere del traffico, come questo non sia vero.
  18. Perché gli abitanti di questo paese, anche i più poveri, acquistano biglietti aerei low cost e quando li guardi camminare per le strade straniere vedi chiaramente come non prestino ravvedente attenzione e non si sconvolgano per l’ordine e per la sobrietà urbanistica che rende degna la vita degli altri popoli.
  19. Perché in questo paese si scarica ogni colpa sui politici che altro non sono che cittadini aventi le stesse mancanze del popolo che rappresentano.
  20. Perché questo paese non ha mai imparato che quei pochi che hanno cercato di cambiare le cose si sono dovuti immolare e morire esplodendo in sanguinosi attentati. Perché non ci si domanda a chi vada di andare a morire per una giusta causa quando a nessuno gliene frega niente, quando è lo Stato stesso che non ti protegge.
  21. Perché in altri paesi senti parlare con gioia e vanto delle nuove linee di treni ad alta velocità mentre qui si grida allo scandalo ambientale e all’esproprio dei terreni.
  22. Perché i grandi ponti e le colossali e moderne opere architettoniche degli altri paesi sono i luoghi visitati da ogni turista italiano mentre in patria, il ponte sullo stretto è dagli stessi individui giudicato un latrocinio, uno scempio ambientale nonché una oscenità estetica.
  23. Perché nessuno combatte per riconoscere che a Roma (ma non solo) si circola bene e ci sono parcheggi soltanto nelle aree e nelle vie progettate e costruite ottant’anni orsono, ovvero in epoche dove non vigeva quella che oggi chiamiamo “democrazia”. Democrazia del parlare non potendo realizzare… Perché? Perché la propria parola vale come quella dell’altro… E di altri ce ne sono talmente tanti che tra essi è sufficiente una opinione diversa per non poter realizzare alcunché.
  24. Perché nessuno si accorge che le conquiste sindacali degli anni di piombo pur essendo basate sulla equità e sulla giustizia sociale stanno comportando per l’Italia la fuga degli investimenti privati. Si dice sempre ma nessuno capisce che questo vuol veramente dire: NOI CHE FACCIAMO IMPRESA VI MOLLIAMO PER STRADA, CE NE ANDIAMO IN PAESI CHE CI AMANO, CI INCENTIVANO E CI INVOCANO A GRAN VOCE COME PORTATORI DI OCCUPAZIONE E DI BENESSERE. E quando non ci saranno più imprenditori da incriminare e ragioni sociali da vertenziare?
  25. Perché meraviglie della creatività come la Bugatti, la Ferrari, la Maserati, la Lamborghini, la Ducati, l’arte, la musica, l’alta moda, tutto il design italiano, le prestigiosità alimentari e chi più ne ha più ne metta… Sono frustrate da questo popolo di depressi e repressi abitanti di casermoni da speculazione edilizia anni 50 e 60. Tutti incolonnati in strade buie o spente, stanchi, incazzati e avviliti. Sorridenti solo quando si tratta di cazzeggiare tra amici costretti alla stessa sorte. Tutti avvelenati con gli yacht dei ricchi e potenti che a loro dire “magnano alla faccia de chi nun c’ha manco l’occhi pe’ piagne” quando in realtà probabilmente sono gli unici che combattono per mantenere alto il livello di vita di questo paese.
  26. Perché esci da una giornata di duro lavoro e incontri il degrado della prostituzione stradale che avvilisce il rapporto tra genitori e figli quando negli altri paesi della CEE specifiche normative hanno risolto il problema nel quadro di una degna ed accettabile compagine igienico-sanitaria. Perché in questo paese si lascia consapevolmente questo mercato in mano alla criminalità incrementando il degrado.
  27. Perché se vai da un professionista (commercialista, avvocato, consulente) e lo rendi partecipe dei tuoi alti fatturati (che tra l’altro assolutamente non equivalgono a ricchezza viste le briciole che, se va bene, rimangono da una frenetica e demolente attività quotidiana), ottieni una tariffa/parcella da esproprio proletario… Come se in un normale bar, per un semplice caffè, alla gente comune si chiedessero 80 centesimi mentre a quelli che hanno la parvenza di ricchi si esigessero 10 euro.
  28. Perché in questo paese si proibiscono slot machines e casinò ma… Procapite la gente spende in proporzione doppia rispetto agli altri paesi attraverso i gratta e vinci, le lotterie e il superenalotto.
  29. Perché quei pochi italiani, specialmente romani, che ritagliano un tempo della propria giornata per praticare sport, chiamano “centro sportivo” o “palestra” luoghi e locali che tali non sono. Chi ha avuto modo di vivere all’estero e ha frequentato un centro sportivo sa cosa vuol dire. In Italia e maggiormente a Roma questi centri non sono altro che affollati e malmessi tuguri, pieni di schizzi di sudore freschi, antichi e a volte anche preistorici.
  30. Perché in questo paese e specialmente in questa città si costruiscono stazioni ferroviarie, giardini pubblici, aeroporti ed infrastrutture di ogni genere senza prevedere un piano di manutenzione. Perché le uniche aiuole e gli unici prati ben mantenuti appartengono a proprietà di multinazionali private con sedi legali e manager provenienti da paesi civili. Perché negli aeroporti della capitale tutte le vetrate sono luride e schizzate di lerciume di varia natura.
  31. Perché negli stadi e nelle manifestazioni sportive di questo paese si inneggia ad una identità patriottica che non ha alcun senso compiuto. I turisti che visitano le nostre città, specialmente Roma, escono nauseati dalla puzza di rifiuti e di urina presente sulle strade, dalle defecate dei cani, dai muri sgretolati ed avviliti dalle bombolette spray e dai ristoratori di borgata con lo sguardo spento e scazzato che gli passano conti da ristorante “nouvelle cousine” della quinta strada di New York.
  32. Perché i negozi (salvo il nostro punto Microfox) praticano prezzi altissimi perché a nessuno va di lavorare veramente e tutti vogliono guadagnare tanto investendo poco e dunque ricaricando la merce con percentuali proibitive. E se qualcuno esce da questo seminato, si incazzano, diventano bombaroli e complottano.
  33. Perché quando torni da un paese estero ed entri in un mercato rionale romano ti sembra di essere entrato in un campo nomadi… Campo nomadi dove però, frutta e verdura nostrane, trattate con disprezzante scazzamento romano, costano di più che in un lussuoso mercato invernale della capitale norvegese di Oslo.
  34. Perché le vie e le piazze che fanno da cornice a tutta questa vita romana fanno pietà. Perché a Montesacro e a Centocelle ci sono pini piantati letteralmente in mezzo alla strada. Perché in ogni quartiere si contano decine di degradate, misere, buie e povere stradine senza uscita. Perché i tre centri commerciali più grandi della capitale dispongono di parcheggi labirinto costruiti con la stessa “logica” con cui è stato costruito il “quartiere alveare” Marconi (e tanti altri). Perché le strade che portano ai grandi centri commerciali sono misere e inidonee al traffico che devono sostenere.
  35. Perché troppa gente per strada ha lo sguardo criminale e la faccia sporcata dai pensieri ostili alla creatività ed al buon senso. Perché quando entri nei bar ti accorgi che ognuno di essi è popolato da parassiti fancazzisti. Perché quando guardi negli occhi le persone, leggi in loro una profonda voglia di uccidere al contempo mescolata con la frustrazione del non poter farlo. Perché ogni suonata di clacson che duri più di mezzo secondo è espressione di profondo odio e insulto verso il prossimo. Perché sono troppo pochi gli anziani romani da cui puoi veramente trarre qualche saggio insegnamento.
  36. Perché qui, sono in troppi ad essere organizzati per scaricare le proprie frustrazioni attraverso l’abuso psicologico in famiglia, la pornografia e le perversioni sessuali, le manie, lo sballo da assunzione di stupefacenti, l’utilizzo sfrenato di videogames, la visione compulsiva di film che facciano fuggire dalla realtà.
  37. Perché sei sempre imbottigliato nel traffico e quelle poche volte che l’autostrada è sgombera inizia la tortura dei rilevamenti di velocità tramite sistema tutor, magari mentre sei alla guida di macchine sicurissime che a 130 ci vanno in seconda. Perché nessuno protesta o si coalizza per l’iniquità tutta italiana del non avere scampo per via del calcolo della velocità media che questa sequela di “tutor-trappole” comporta. Negli altri paesi CEE l’autovelox funziona come il toro nella corrida: se sei bravo ti salvi! Qui invece ti inchiodano quelli che hanno il coltello dalla parte del manico, e chi sono? Altri fancazzisti bevi caffè, tutti seduti davanti ai terminali del sistema tutor… E per cosa? Per la sicurezza stradale? Certo che no, i morti vengono prevalentemente dalle statali abbandonate e dall’assunzione di stupefacenti legata alla depressione cronica di questo popolo… Queste trappole reprimenti servono per fare cassa visto che la tassazione tra le più alte del mondo non è sufficiente all’ingordigia fiscale delle istituzioni.
  38. Perché se hai la sfortuna di entrare in un ospedale pubblico, oltre al fatiscente degrado delle strutture, devi subire la visione di infermieri volgari, scazzati, annoiati, spesso ostili… Ed insieme ad essi, le loro bacheche sindacali appiccicose di bolscevismo d’altri tempi e di proclami di diritti contrattuali. Corsie di ospedali con gente anziana trattata come pezze da piedi, obitori straripanti di insensibilità e di sporco mercantilismo del caro estinto in combutta con le imprese funebri.
  39. Perché neanche da morti in questo paese, specialmente a Roma, si rimane liberi dal degrado. Cimiteri infernali, sfondati, scomodi, edificati in quartieracci dai palazzoni fatiscenti. Che bello! Andare al cimitero per ricordare una persona cara e trovarsi a bestemmiare perché non si è trovato parcheggio…
  40. Perché nelle scuole pubbliche a formare le nuove generazioni ci sono faziosi catto-fascisti, catto-comunisti, pseudo rivoluzionari, sinistro-catto-depressi, sinistro-confusi, demo-storditi… Mai nessuno che spieghi i mercati ed insegni ad imparare da chi si arricchisce costruendo e creando. Mai nessuno che insegni che un ricco egoista e sbruffone è probabilmente soltanto un eccentrico creativo che vuol trasformare la propria vita in una emozionante avventura e che per questo va preso come esempio che migliora il mondo e combatte la monotonia dell’uguaglianza e della depressione cronica.
  41. Perché in questo paese tutti fanno tutto allo stesso momento, senza equilibrio alcuno. Tutti in vacanza insieme, tutti al bar insieme, tutti a pranzo e a cena insieme, tutti in file chilometriche per andare al mare insieme. Anche da Microfox venivano tutti insieme per poi dire: “da Microfox c’è sempre la fila…”
  42. Perché se chiedi giustizia, il giorno in cui la ottieni non te ne frega più niente di averla raggiunta visto che sono passati talmente tanti anni che l’attesa è stata ben peggiore ed umiliante del torto subito.
  43. Perché quando uno straniero giunge ospite di un italiano andrebbe offerta a caro prezzo, in cambio di un po’ di civiltà, l’unica mercanzia apparentemente riservata alla sola Italia, l’unica proprietà sociale di ricchi e di poveri, vera prodezza sanitaria ed indiscussa comodità assente negli altri paesi ma presente nel nostro: il bidet.
  44. Perché se non siamo bravi a gestire i budget per migliorare le infrastrutture del nostro paese dovremmo accettare con umiltà l’aiuto di popoli che invece lo sanno fare bene.
  45. Perché le imprese cinesi ci costruirebbero in un decimo del tempo e con la metà del denaro delle magnifiche strade ed autostrade multi corsia nonché delle superbe ferrovie con treni a levitazione magnetica.
  46. Perché le imprese americane gestirebbero con affidabile, puntuale, ordinata e rispettosa professionalità i nostri monumenti e i nostri siti archeologici.
  47. Perché le imprese tedesche ristrutturerebbero e ottimizzerebbero la nostra burocrazia.
  48. Perché le imprese francesi creerebbero per noi molteplici siti funzionali dal basso impatto ambientale per la produzione di energia e per lo smaltimento dei rifiuti.
  49. Perché noi, in cambio di questi aiuti avremmo da offrire meraviglie del design, della avionica, dell’ingegneria, della meccanica e di tutta la genialità che caratterizza alcuni soggetti illuminati del nostro popolo.
  50. Perché dopo che ho lavorato tutto il giorno non mi va di sopportare di dover schivare pericolose radici di alberi che negli anni di abbandono hanno finito per sollevare l’asfalto. Perché non mi va di usare mezzi di trasporto affollati all’inverosimile e climatizzati malissimo (questo quando un mezzo pubblico climatizzato si ha l’onore di trovarlo). Perché non mi va di digerire che a Roma ci siano solo due linee di metrò e che le altre linee dovevano essere pronte da oltre 30 anni. Perché non mi va di rimanere impantanato nei sottopassi per colpa di due fottute gocce di pioggia e di una manica di sfaticati che non effettuano le manutenzione cui sono preposti.
  51. Perché è troppo sfiancante la sicurezza in se stessi dei romani. Sicuri di cosa? Di quale magnificenza? Di quale superiorità? Di quale onore? Di quali ricchezze? Di quali finezze? Di quali invenzioni? Di quali innovazioni? Di quali funzionalità? Di quali forze di volontà creative?
  52. Si! Gli stessi romani che dicono “ma guarda questo chi se crede de esse” mentre loro sono perlopiù (qui si parla di percentuali maggioritarie) dei nevrotici e indebitati depressi cronici che sfogano le proprie frustrazioni in esultanze sportive o colorite espressioni dal carattere troppo volgare per essere considerato una ricchezza per l’umanità.
  53. Perché sono troppi coloro che in questo paese ma soprattutto in questa capitale, promettono senza mantenere. Negli anni abbiamo imparato che la maggior parte dei bugiardi romani non lo fa con cattiveria e nemmeno con malafede, lo fanno per un motivo ben più grave: LO SCAZZAMENTO. Sono semplicemente incapaci di mantenere una promessa perché nel giro di qualche ora (qualche giorno nella migliore delle ipotesi) perdono il senso e l’emozione che l’ha generata. E sapete qual è la cosa peggiore? Che non mantengono le promesse nemmeno se esse rappresentano per i medesimi un grande guadagno… Perché? Perché è più forte l’attrazione magnetica della passività rispetto ai benefici di un guadagno o di un traguardo raggiunto.
  54. Perché non se ne può più di combattere per cose serie e non essere presi sul serio. Non se ne può più di non essere creduti quando si esprime con passione un progetto da realizzare. Non se ne può più di aver già dimostrato di saper fare e nonostante questo, di continuare ad essere trattati (dai comuni cittadini, dalle istituzioni e dalle banche) come gente qualunque.
  55. Perché anche questo scritto non verrà compreso dalla maggior parte dei lettori e forse non sarà neppure letto completamente.
  56. Perché dopo tante frustrazioni è troppo bello essere diventati un’altra gocciolina che alimenta quel bel mare… Quel mare di aziende italiane che chiudono i battenti alla faccia di tutti i parassiti e le “sanguitasse” che inevitabilmente si impoveriranno sempre di più e che, lo speriamo col cuore, periranno con in mano la bandiera della propria fancazzista e passiva ingordigia.

La lettera si conclude così:

ADDIO A TUTTI. E CHE DIO PROTEGGA QUEI POCHI CHE NON APPARTENGONO ALLE CATEGORIE SOPRA DESCRITTE.

In rete ci sono pareri contrastanti sulla legalità di Microfox e sulle modalità di approvvigionamento del materiale, ed è difficile capire che cosa non ha funzionato. Certo, questo sembra lo sfogo di chi si è proprio rotto le balle e non sembra uno che sta facendo un pacco. Che ne pensate?

Sliding Doors

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Vi racconto la mia giornata completamente twittata e condivisa in rete oggi.

Tutto inizia con il suono della sveglia delle 5.00.

Oggi riunione a Parigi, un pò di shopping, toccata e fuga e poi rientro a Roma. La giornata inizia prestissimo: la sveglia alle 5 del mattino sembra il bigbang. Preparazione rapida e via, taxi e direzione Fiumicino. Alle 6.00 checkIn in aeroporto e alle 7.00 partenza per Paris. L’arrivo all’aeroporto di Parigi Charles De Gaulles è previsto per le 9.10, il volo è tranquillo e l’atterraggio puntuale. Dopo una lunga e piacevole riunione con il cliente, saluto tutti e me ne scappo di corsa, approfittando dalla giornata splendida parigina per fare due passi. Faccio uno spuntino alle 13 da Lina’s , poi una veloce una passeggiata verso le 14 al Louvre ed infine partenza per tornare a Roma con il volo delle 15.30. Arriverò a Fiumicino per le 17.40, con il giusto tempo di passare da casa, fare una doccia ed andare a cena con un paio di amici alle 20.

Aspetta aspetta, rewind: torniamo al momento in cui mi è suonata la sveglia, e vi racconto la giornata, vissuta in parallelo.

Accc!! Mi ero dimenticato di disattivare la sveglia. Di solito non riprendo sonno e così mi sono messo scrivere due righe sul mio blog in attesa dell’inizio della giornata. Alle 5.30 trovo in rete un amico che vive negli States e dopo una breve discussione mi domanda: “Ti fidi delle informazioni in internet?”. Sono rimasto un pò spiazzato dalla domanda ma poi parlando del più e del meno mi è venuta in mente un idea per un esperimento e mi sono messo subito al lavoro dalle 6.00 alle 7 circa. Alle 9 sono uscito di casa per fare un paio di commissioni personali e poi sono andato in ufficio. La mattinata è trascorsa tranquillamente. Alle 13 sono sceso a mangiare una cosa rapida sotto l’ufficio e dalle 14 alle 15.00 ho fatto una riunione. Alle 20 cena in serata mi vedrò con due miei amici.

A quale dei due racconti credereste? Praticamente alle 5 del mattino ho dato inizio al mio sliding doors, che si è poi ricongiunto alle ore 20 per cena.

Bene, questo è stato il mio piccolo esperimento: simulare lo sliding doors, vivere per una giornata intera una dimensione parallela, virtuale e far credere a tutti che la mia giornata si sia svolta realmente così, utilizzando gli strumenti di comunicazione che, tutti, abbiamo a disposizione e dei quali ci fidiamo, a volte, troppo.

L’esperimento è iniziato con qualche ricerca veloce: voli di aerei, distanze e percorsi, orari ed indirizzi e qualche dettaglio. Poi ho creato una timeline sulla quale ho messo un piano dei tweet (schedulati così da evitarmi di doverli fare manualmente), l’elenco dei checkin per simulare e comunicare la mia posizione ed i miei spostamenti, qualche info di dettaglio da tweettare per far sembrare più vera la giornata.

Nessuna collaborazione, un solo complice: mia moglie. Lei sapeva tutto questa mattina ovviamente, ma solo per evitare una bomba atomica! Vi immaginate la sua faccia, se avesse letto su Facebook che stavo a Parigi e non le avevo detto nulla!?

Durante la giornata ho dovuto fare molta attenzione ad alcuni aspetti: dal telefono spento durante la fase dei voli aerei, la disattivazione della localizzazione automatica di Android su Latidude, le risposte via email. Ho dovuto gestire i commenti su facebook, twittare senza geolocalizzazione, evitare CheckIn (veri) ed interagire sugli altri social in momenti ed orari opportuni per evitare che tutto l’esperimento fallisse a causa di qualche contraddizione. Non volevo che nessuno sapesse che si trattava di un esperimento, anche se a qualcuno il dubbio è venuto… Ho inviato su Twitter qualche frase con contenuti mirati e testi che comunicavano il mio coinvolgimento (la fretta, le osservazioni sul contesto e qualche, finto, dettaglio). Ho condiviso tutto anche su Facebook, FriendFeed e FourSquare.

Ora, aldilà dell’aspetto ludico e divertente nel vedere i commenti delle persone, i like e le risposte su Twitter, vorrei fare qualche considerazione sull’esperimento e tirarne fuori qualcosa di riflessione.

Prima di tutto la privacy. Secondo me l’esperimento dimostra che la privacy può essere gestita gestendola e i dati personali possono esser comunicati e condivisi come vogliamo, dipende principalmente da noi e da quello che decidiamo di far sapere, come e quando. La crescita dei social network, la diffusione di strumenti di condivisione, l’utilizzo della rete in modo scriteriato di molti utenti e la mancanza del rispetto della netiquette ci deve comunque far prendere in considerazione la possibilità che qualcuno possa “condividere” in rete, senza autorizzazione e a nostra insaputa, informazioni su di noi. Immaginate il tweet di un amico che dice di averci visto in via tal dei tali o la condivisione di una foto che ci ritrae in un determinato momento, senza che nessuno ci abbia richiesto l’autorizzazione. Con questo non sto dicendo di mentire in rete, anzi, ma di gestire la propria privacy ed esser consapevoli di quello che stiamo mettendo on line.

Ci sono molti post che parlano di problematiche relative alla privacy e ai social network, ma io sono dell’idea che tutto è riconducibile maggiormente a quello che vogliamo condividere. Vi segnalo un paio di post in particolare: uno di Luca Perugini che parla di Galateo ai tempi di FourSquare, e le slide di Catepol al VesuvioCamp2010 nelle quali accenna alla Regola della nonna e di come dovrebbero comportarsi gli utenti all’interno dei social network. Secondo me sono considerazioni semplici, ma da tenere bene a mente.

La seconda è la fiducia verso Internet crescente. Quando poco fa ho detto a qualche persona che è stato tutto un gioco, e che sono sempre stato a Roma, la domanda che mi ha più colpito è stata: “Ma l’hai scritto su Facebook, pensavo fosse vero!”. Agghiacciante. Una volta questa cosa si diceva della televisione e dei telegiornali, oggi, si dice di Internet (già?!). Da un lato mi sembra un bene, vuol dire che l’attenzione si sta spostando verso la rete, dall’altra lo ritengo un problema: se adesso lo dice Internet, Deus Ex machina, a prescindere è vero?

C’è poi il discorso degli strumenti che abbiamo a disposizione. In questi giorni in rete si è parlato molto di FourSquare, dei suoi punti di forza e delle sue debolezze, delle funzionalità e dell’utilità dei sistemi di geolocalizzazione. Si è discusso in particolar modo della possibilità di fare checkIn su delle location senza esser realmente sul posto. Personalmente non condivido l’utilizzo di 4SQ in questo modo, poichè, anche se è un gioco ed il sistema attualmente lo permette, mi domando che senso abbia dire di esser in un posto e poi esser altrove. A questo punto la domanda già girata in rete è stata: esiste un modo corretto di utilizzare gli strumenti della rete?

Sono d’accordo con chi dice che, proprio perchè si tratta di strumenti, ognuno è libero di utilizzarli come meglio crede: io aggiungerei alla frase “con senso di responsabilità, attenzione e consapevolezza“. Si attenzione e consapevolezza perchè “quando parliamo in rete” – citando Gianluca Diegoli al #4sqconf – ” è come se il mondo fosse in CC“, ed ogni cosa detta rimane e sarà visibile anche a distanza di tempo.

Per quanto riguarda Foursquare nello specifico, mi auguro che inibisca quanto prima la possibilità di effettuare CheckIn fuori area. Ne guadagnerebbe il social game e anche l’attendibilità dei Poi generati dall’utente.

A l’utilizzo degli strumenti della rete infine mi aggancio per porre attenzione sulla responsabilità degli utenti nei confronti di internet. La rete è in costante crescita da quando è nata e sta diventando un enorme contenitore di dati. Tutti i giorni utilizziamo Internet per cercare, informarci e condividere. Tutti possiamo beneficiare di un sistema democratico, gratuito e globale. Alimentare il sistema con informazioni errate o non classificate è dal mio punto di vista irresponsabile. Se non ci preoccupiamo oggi di strutturare le informazioni, ci troveremo ben presto nel marasma di dati destrutturati ed inutili. Possiamo impegnarci nella ricerca, nella progettazione di sistemi di analisi di dati basati su reti neurali, ambire ad un web semantico, discutere sugli opendata e quant’altro ma prima o poi ci troveremo a lavorare quantità enormi di dati spazzatura.

Vabbè, era un momento di elucubrazioni mentali… Voi come la vedete?

Flash Mob for Peace a Roma

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Un Flash Mob per Internet for Peace, per candidare Internet al Premio Nobel per la Pace, per manifestare la voglia che abbiamo, tutti, di vedere Pace e sorrisi nel Mondo, per pensare positivo e dimostrare che la voglia di vivere non è una questione di bandiera o di una fede specifica.
Il 29 Maggio 2010, avremo un occasione importante e allo stesso tempo divertente per dimostrarlo. Possiamo alzare la voce, insieme al cuore, per testimoniare il nostro amore non per una persona, non per la nostra città, ma per qualcosa di ancora più alto, La Pace.
Internet for Peace è una campagnia estesa a livello mondiale a testimonianza del valore di internet come mezzo di diffusione del messaggio di Pace.
Il Flash Mob, scelto come forma dimostrativa di questa manifestazione,  nasce proprio creare un momento incentrato sull’amicizia, il divertimento, sulla gioia ed il colore. L’idea questa volta non è di baciarsi, frizzarsi o spararsi con la schiuma, ma è quella di dare un messaggio forte creando, tutti insieme, un enorme simbolo della Pace, tutti vestiti di colori pastello, richiamanti la bandiera della Pace.
Piazza del Popolo a Roma, luogo dove si svolgerà il Flash Mob, verrà simbolicamente rinominata Piazza del Popolo della Rete, e per qualche minuto verrà affissa una targa simbolica su quella già esistente.
Pubblico questo post come invito a partecipare numerosi, e vi chiedo di propagare questo messaggio ad amici, conoscenti, parenti e a tutti coloro che ritengono la Pace un principio fondamentale, al di là dei colori, delle religioni e delle convinzioni politiche. Io ci sarò.
Se cercate informazioni sull’evento e sulla modalità potete leggere il blog ufficiale del Flash Mob Romano.

La bella esperienza dell’UpStart Drink

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Riflettevo a mente fresca sull’esperienza UpStart Drink e lo speed meeting che si è svolto a Roma questa settimana e la sensazione che mi rimane è bella e mi dà un entusiasmo incredibile.

Così come giustamente ha scritto anche Azzurra sul nostro blog di GeekAgenda, non voglio essere troppo di parte e vorrei che le impressioni sull’organizzazione e sull’esperienza venissero dalle persone che hanno partecipato e dalla rete, così come già sta avvenendo su Twitter, FriendFeed e WorkingCapital.

L’impressione che ho avuto fin da subito , confermata anche dai feedback che ho catturato durante il networking libero, è stata sicuramente di forte interesse allo speedmeeting. Questo ha generato curiosità e voglia di mettersi in gioco. La modalità di interazione che abbiamo utilizzato, ispirata allo speed dating (organizzata in due sessioni da un’ora circa con la partecipazione di 10 coppie che interagiscono per 3 minuti a coppia), prevede che si esprimano in poco tempo le potenzialità ed i punti di forza della propria idea di business, del proprio progetto o prodotto e le proprie caratteristiche, tanto da generare nell’altro speed-daters l’interesse per un eventuale collaborazione o investimento.  Questo, per chi non è abituato alla “sintesi” poteva essere un ostacolo e inficiare, pertanto, la buona riuscita dell’evento aggregante. L’effetto invece è stato incredibile: tutti sono stati coinvolti ed estremamente disponibili.

L’ambiente informale, la voglia di confrontarsi e la novità dell’evento sono state secondo me i veri ingredienti che hanno dato a questo evento romano, una caratteristica nuova e una nuova modalità di fare networking. Sono veramente contento perché durante la serata si sentiva forte  la voglia di fare innovazione, energia e passione, condivisione e la volontà di creare un sistema di collaborazione che va totalmente in controtendenza alla mentalità media italiana. Credo veramente che questa sia una spinta e una ventata di aria fresca e che, se cavalcata ed amplificata, possa fare veramente la differenza.

Ho pubblicato su Flickr qualche scatto fatto da David . Ovviamente un grandissimo ringraziamento per questa, prima, bella esperienza va a Waggle, Azzurra, Luca e Cristina: spero veramente che questa collaborazione continui e che questo modello si possa portare anche in altre città.