Hack4School, una piccola rivoluzione รจ iniziata

Tutto inizia di mercoledรฌ pomeriggio. Ragazzi delle scuole medie eย superiori invitati dal MIUR, Asset Camera, TopIx, Indigeni Digitali, GSE, Junior Achievement ed altri partner, arrivano al Palalottomatica per partecipare allโ€™Hack4School.

Obiettivo: hackerare la scuola, sviluppare idee per renderla nuova. Lโ€™evento inizia, la sala รจ piena. Siamo circa 300 persone tra professori, studenti d organizzazione. Aspettiamo che tutti abbiano occupato il proprio posto e si parte con la presentazione dellโ€™evento, poi le regole dellโ€™Hack4school e alcune indicazioni per la presentazione dei progetti. Poi si passa alla presentazione dei mentor che supporteranno i vari gruppi durante le attivitร .

Il livello di attenzione durante la presentazione รจ giร  alto e lo sguardo dei ragazzi, mentre racconti che cosa hai fatto nella vita, cosa stai facendo e i tuoi progetti e le cose che si possono costruire grazie ad Internet, ti penetra e senti una sensazione strana: รจ come se volessero sapere ancora di piรน. Sono affamati dโ€™informazioni.

Ore 15, iniziano le attivitร  che dureranno fino alla mezzanotte, momento in cui i ragazzi faranno il pitch per condividere lโ€™idea sviluppata e che poi sarร  selezionata per esser presentata il giorno dopo al ministro Francesco Profumo, durante la seconda giornata dellโ€™iSchool.

Ci sono poche ore disponibili per rivoluzionare la scuola, e qualcuno lo fa presente. Non sembra esser un problema per gli altri, qualcuno lo dice anche ai compagni: โ€œAbbiamo una possibilitร , giochiamocela. Per una volta facciamoci sentire!โ€. Il ritmo di lavoro dei ragazzi รจ alto e non vedono lโ€™ora di poter raccontare la propria soluzione e la propria idea, fare domande e avere suggerimenti per migliorare il lavoro che stanno svolgendo. Il contributo dei professori รจ importante: aiutano a organizzare e stimolano i ragazzi.

Esce fuori di tutto. Da idee inizialmente strampalate, passando per progetti eccessivamente futuristici, fino a proposte tanto semplici quanto concrete: dalla richieste di maggiori infrastrutture al suggerimento di metodologie alternative di condivisione della conoscenza e formazione. Parlando con alcuni ragazzi emerge un senso di noia nei confronti della scuola derivante da un linguaggio formativo ormai vecchio e non coinvolgente. Qualcuno ipotizza un sistema maggiormente meritocratico sia per studenti sia per professori. E qualcuno vorrebbe una scuola piรน competitiva e maggiormente formativa verso il mondo del lavoro: โ€œLa scuola ci forma a un approccio frontale, poco collaborativo. Il mondo del lavoro รจ fatto di lavoro in team. E questo manca.โ€.

Sono idee che nascono dal punto di vista di chi vive veramente un problema. Punto di vista che di solito manca quando si prendono le โ€œgrandiโ€ decisioni.
Girando per i tavoli qualcuno mi fa domande sul lavoro, sulla rete e mi racconta i sogni, cosa vorrebbe fare e come. In alcuni di loro, negli occhi, cโ€™รจ un fuoco incredibile. La notte va lunga, molti di loro continuano a lavorare senza termine per affinare la presentazione e il pitch, in attesa di ricevere lโ€™sms di conferma che li porterร  sul palco. Alle due di notte i tre finalisti vengono stati scelti e convocati con un messaggio.

Arriva il giorno della presentazione e il Palalottomatica si riempe di ragazzi e docenti venuti da ogni parte dโ€™Italia. Ci sono almeno 4500 persone e il piazzale fuori รจ pieno di pulmann e file per entrare: sembra quasi ci sia una partita. I finalisti ci raggiungono sotto al palco per fare le prove della loro presentazione, prima dellโ€™inizio dellโ€™evento. Sono emozionati, non sono abituati a parlare in pubblico e mentre chiacchieriamo per metterli a loro agio e tranquillizzarli, ci confermano di non aver dormito per lโ€™emozione e per la tensione del dover presentare davanti ad una platea cosรฌ grande.

Inizia lโ€™evento. Non ricordavo il Palalottomatica cosรฌ carico di emozione dai tempi dei concerti di qualche anno fa. In quel caso perรฒ ero sugli spalti e avevo qualche anno di meno. Dopo la sequenza di panel e presentazioni di personaggi piรน o meno noti tra i quali anche i giovani protagonisti italiani come Nicola Greco, Federico Morello e Marco De Rossi, arriviamo al momento della presentazione delle idee. I ragazzi iniziano, nonostante la voce un poโ€™ vibrante dallโ€™emozione, presentano i loro progetti e riescono a trasmettere la voglia di cambiare, nel loro piccolo, la scuola. Il ministro Profumo e la giuria ascoltano attenti i progetti prima di votarli e decretare il vincitore.

Alla fine vince il progetto Letโ€™s Open Your Class presentato dal Liceo Manzoni di Caserta. Il progetto si propone di sviluppare una piattaforma per lโ€™Erasmus Virtuale e trasformare il concetto di studio e lezione locale, in studio collaborativo globale, attraverso lโ€™interazione continua con altri studenti, in anche di lingue diverse, su materie specifiche, e durante le lezioni.

La premiazione รจ emozionante. Tutto il team sale sul palco per lโ€™estrazione del vincitore che partirร  per il viaggio in Silicon Valley. Viene nominato Marco Di Petrillo, tutti si raccolgono abbracciati intorno a lui.

Una cosa mi รจ rimasta veramente dentro al cuore e mi fa capire che di queste iniziative bisognerebbe farne molte di piรน: il viso di quel ragazzo emozionato dalla gioia, che dice โ€œIo ci credoโ€. Ed รจ un messaggio potente questo che dovrebbe arrivare ben oltre quel palazzetto. Affinchรฉ un cambiamento possa avvenire, รจ necessario crederci fino in fondo. E questo cambiamento parte da tante piccole rivoluzioni, come questa.

 

Nota:ย Questo post รจ stato pubblicato su CheFuturo!

A settembre QR Code e CheckIn a scuola?

Ieri al mare ascoltavo due signore vicine di ombrellone discutere di alcune problematiche relative agli studenti: non studiano, non si presentano alle lezioni, portano il cellulare in classe, non si portano i libri a scuola e via dicendo. Ascoltandole mi sono venute in mente alcune possibili applicazioni legate proprio ai problemi che loro evidenziavano. Secondo me la tecnologia potrebbe in parte risolvere o comunque stimolare gli studenti. Mi spiego.

Immaginiamo per esempio una dispensa didattica per gli studenti contenente un QR Code su alcuni capitoli, su eventuali argomenti da approfondire o alla fine di ogni capitolo. Le applicazioni sarebbero molteplici: lo studente semplicemente leggendo il barcode QR dal proprio cellulare potrebbe andare velocemente ad un sito di approfondimento contenente video, foto, audio e altri testi. Potrebbe interagire direttamente con il professore o con un tutor e porre domande su argomentazioni specifiche, o anche leggendo un QR code potrebbe esser dirottato su una pagina di esercizi per la verifica di fine capitolo.

Il professore potrebbe condividere rapidamente contenuti e link senza dover dettare indirizzi lunghissimi o inviare materiale, avrebbe la possibilitร  di visualizzare le statistiche di lettura, l’avanzamento degli studi degli studenti in base agli esercizi svolti e gli approfondimenti letti e potrebbe raggiungere un livello di interazione maggiore di quello che c’รจ oggi. Banalmente non sarebbe altro che l’utilizzo e l’evoluzione dei sistemi attualmente utilizzati da alcune Universitร  con FAD anche alle scuole medie e superiori.

Se a tutto questo questo fosse legata un ambientazione in formato social network (strumento sicuramente utilizzato dagli studenti) si potrebbe pensare per esempio alla condivisione dei punteggi (magari postando su Facebook o su Twitter il valore raggiunto) e stimolando lo studio sotto forma di gaming in un contesto piรน familiare e attuale. Chissร  magari il Secchione potrebbe diventare una nuova tendenza!

Infine pensavo all’utilizzo del CheckIn come forma di registrazione della presenza a scuola, ma non appena ho finito la riflessione, ho pensato a quante parolacce mi potrei prendere e mi hanno iniziato a fischiare subito le orecchie…

Chissร , magari in futuro non troppo lontano, veramente lo studente farร  checkin a scuola, leggerร  con il cellulare i QR code, prenderร  appunti su ipad e leggerร  libri nell’eBook.

Fantascienza, cosa ne pensate?