Il turismo sportivo: un motore economico in crescita – Riflessioni dal TTG di Rimini

Ho avuto l’opportunità di parlare al TTG di Rimini del potenziale del turismo sportivo, un settore spesso sottovalutato ma in rapida crescita, con una presentazione dal titolo “Sport e Turismo nell’Era Digitale: tra Trasformazione, Tech e Fan Engagement“. È affascinante vedere come lo sport possa trasformare il modo in cui viaggiamo e viviamo le destinazioni. Non è solo una questione di sport, ma di connessioni umane, di scoperta e di come il movimento possa arricchire le nostre vite e le comunità locali.

La convergenza tecnologica nella Sport Industry

La convergenza tecnologica sta rivoluzionando il mondo dello sport e del turismo, creando nuove opportunità che vanno ben oltre la semplice attività fisica. Stiamo assistendo a una trasformazione del business dello sport, dove tecnologie come l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata e l’analisi dei dati stanno cambiando il modo in cui gli atleti si allenano, i tifosi interagiscono e le destinazioni turistiche si promuovono.

Con un valore stimato dell’industria globale dello sport di circa 620 miliardi di dollari, questo settore rappresenta una potenza economica che si intreccia con il turismo per ampliare l’impatto sul territorio. Il potenziale dello sport come media di comunicazione è in forte crescita: non solo è in grado di connettere persone e culture attraverso eventi internazionali, ma si sta affermando come uno strumento di marketing potente per promuovere destinazioni turistiche e attrarre investimenti, creando esperienze uniche e memorabili che rendono il viaggio non solo un movimento nello spazio, ma una vera connessione con la storia e l’identità dei luoghi.

Le Dimensioni del Turismo Sportivo: Mercato e Opportunità

Il turismo sportivo è un mercato in rapida crescita e rappresenta una parte significativa dell’industria turistica globale. Attualmente, il valore del turismo sportivo è stimato attorno ai 600 miliardi di dollari, con proiezioni di crescita che potrebbero raggiungere il trilione di dollari entro il 2030. Questa crescita è alimentata dall’aumento della partecipazione agli eventi sportivi, sia come atleti sia come spettatori, e dalla crescente ricerca di esperienze attive e significative. Le maratone internazionali, gli eventi di triathlon, i grandi tornei di calcio e le competizioni di ciclismo attirano milioni di partecipanti e spettatori da tutto il mondo, generando un forte impatto economico per le destinazioni ospitanti.

Oltre all’incremento diretto nelle spese per alloggio, ristorazione e trasporti, il turismo sportivo ha anche la capacità di stimolare lo sviluppo infrastrutturale e di migliorare la visibilità internazionale delle località, creando opportunità significative per le imprese locali e regionali. È un settore che non solo incrementa i flussi turistici, ma contribuisce alla riduzione della stagionalità, favorendo la sostenibilità e lo sviluppo economico anche nelle destinazioni meno conosciute.

Ma chi sono i turisti sportivi?

Il turismo sportivo attira una vasta gamma di persone, tutte unite dall’entusiasmo per l’attività fisica e gli eventi sportivi, ma con motivazioni diverse. Possono essere partecipanti attivi che si spostano per prendere parte a una maratona, una gara di triathlon o un evento ciclistico, oppure spettatori appassionati che viaggiano per assistere ai loro sport preferiti e per vivere l’emozione di un evento dal vivo.

  • Età: I turisti sportivi sono estremamente eterogenei. Dai giovani adulti ai viaggiatori più esperti di oltre 50 anni, dimostrano che la passione per lo sport non conosce età. Molte persone iniziano a viaggiare per motivi sportivi durante i trentenni e continuano a farlo fino a tarda età.
  • Genere: Tradizionalmente, il turismo sportivo è stato dominato dagli uomini, ma negli ultimi anni si sta assistendo a un significativo equilibrio di genere. Oggi, circa il 40% dei partecipanti agli eventi sportivi più importanti sono donne, e questo dato continua a crescere. Il turismo sportivo sta diventando un’opportunità per donne e uomini di tutte le età di misurarsi, scoprire il mondo e creare nuove connessioni.
  • Spesa: I turisti sportivi hanno un potere di spesa superiore rispetto ai turisti tradizionali. Questo perché cercano esperienze uniche e di qualità, investendo in alloggi migliori, attività collaterali, ristorazione di alto livello e attrezzatura necessaria per praticare il loro sport preferito. Questi turisti sono propensi a spendere fino al 20% in più rispetto agli altri, contribuendo in maniera significativa all’economia locale delle destinazioni che visitano.

Dal turismo passivo a quello attivo

Il turismo sportivo incarna perfettamente il passaggio dal turismo passivo a quello attivo. Sempre più persone desiderano essere protagoniste delle proprie vacanze, non semplicemente spettatori, ma partecipanti attivi che vivono esperienze autentiche e sfidanti.

Nel turismo sportivo, questo significa correre una maratona, fare trekking in montagna o persino esplorare un nuovo territorio in bicicletta. L’elemento fondamentale non è solo la destinazione, ma il percorso personale che il viaggiatore intraprende. Il turismo sportivo offre la possibilità di immergersi nelle bellezze naturali e culturali di una località, arricchendo la propria esperienza di viaggio con la dimensione dell’azione e della sfida personale.

Due facce della stessa medaglia

Il turismo sportivo si divide principalmente in due categorie:

  1. Turismo sportivo praticato: Riguarda quei viaggiatori che scelgono una destinazione con l’intenzione di praticare uno sport specifico. Ad esempio, il trekking nelle Dolomiti, il surf lungo le coste della Liguria, o il ciclismo attraverso i suggestivi paesaggi toscani. Questi viaggiatori sono alla ricerca di esperienze che permettano loro di connettersi con la natura, migliorare la propria condizione fisica e vivere emozioni autentiche a contatto con il territorio.
  2. Turismo sportivo per eventi: Questo tipo di turismo riguarda chi viaggia per assistere a grandi eventi. Le maratone di città come Roma o Milano, il Gran Premio di Monza o gli Internazionali di Tennis di Roma sono esempi di eventi che attirano decine di migliaia di persone ogni anno. Questi eventi non solo generano un importante afflusso di spettatori, ma creano anche un indotto significativo per le comunità ospitanti. La partecipazione a questi eventi è spesso motivata dal desiderio di vivere l’energia e l’atmosfera di grandi manifestazioni dal vivo.

Lo sport come catalizzatore per le destinazioni

Una delle tematiche più affascinanti del mio intervento ha riguardato il ruolo dello sport come catalizzatore per le destinazioni turistiche e le imprese locali. Lo sport non è solo un’attività fisica, ma un veicolo di trasformazione capace di migliorare la percezione e l’attrattività di un territorio.

  • Per le destinazioni: Gli eventi sportivi possono mettere in luce il patrimonio culturale e naturale di una località, offrendo una vetrina internazionale e contribuendo a migliorare la sua visibilità. Pensiamo alle città che ospitano maratone iconiche o gare ciclistiche attraverso scenari naturali mozzafiato: non solo offrono esperienze uniche ai partecipanti, ma promuovono anche il territorio stesso come destinazione da esplorare. Lo sport può raccontare la storia di un luogo, valorizzarne le tradizioni e far scoprire i suoi paesaggi.
  • Per le imprese: Lo sport offre un’opportunità per le imprese locali di sviluppare nuovi servizi e prodotti in grado di soddisfare le esigenze dei turisti sportivi. Dall’accoglienza specializzata per chi partecipa a eventi, alla creazione di attività complementari, come escursioni, degustazioni o tour guidati. Le strutture locali possono così trasformare l’afflusso di turisti sportivi in una leva per lo sviluppo economico e l’innovazione dei propri servizi.

La tecnologia nel turismo sportivo

La tecnologia sta giocando un ruolo sempre più importante nel turismo sportivo. L’intelligenza artificiale e la realtà aumentata stanno trasformando il modo in cui le persone vivono e partecipano agli eventi sportivi:

  • Intelligenza artificiale: L’AI viene utilizzata per personalizzare l’esperienza del turista sportivo. Attraverso l’analisi dei dati, le destinazioni possono offrire percorsi personalizzati e suggerimenti in base alle preferenze e alle attività passate. Ad esempio, un’app di intelligenza artificiale può suggerire i migliori sentieri di trekking per un appassionato, basandosi sulle sue preferenze precedenti e sulle condizioni climatiche attuali.
  • Realtà aumentata: La realtà aumentata consente ai visitatori di immergersi in esperienze digitali che arricchiscono la visita. Pensiamo alla possibilità di esplorare uno stadio attraverso il proprio smartphone, con informazioni sovrapposte su giocatori, storia e curiosità legate alla squadra. L’AR rende possibile trasformare una visita ordinaria in una esperienza educativa e interattiva, coinvolgendo i turisti a livelli sempre più profondi.
  • Gamification: L’introduzione di elementi di gamification nel turismo sportivo aggiunge un ulteriore livello di coinvolgimento. Le sfide sportive, i punteggi accumulabili e i riconoscimenti digitali motivano i turisti a esplorare di più, a competere e a connettersi con altri partecipanti, creando una vera e propria community di appassionati.

Un potenziale economico in crescita

Il turismo sportivo è una risorsa straordinaria per il settore turistico globale, con un impatto economico crescente. Si stima che il valore del turismo sportivo sia già di 600 miliardi di dollari, con una previsione di crescita fino a 1 trilione di dollari entro il 2030. Questi numeri parlano di un settore che non si limita a offrire intrattenimento, ma che rappresenta una vera e propria strategia di sviluppo per molte comunità locali.

  • Riduzione della stagionalità: Il turismo sportivo contribuisce in modo significativo alla riduzione della stagionalità, poiché molti eventi sportivi si svolgono in periodi considerati “bassa stagione”. Questo genera un afflusso costante di visitatori e riduce la dipendenza dalle tradizionali stagioni turistiche.
  • Benefici per la comunità locale: L’impatto economico si traduce in nuovi posti di lavoro, nella crescita delle attività locali e in un miglioramento delle infrastrutture, con benefici che vanno ben oltre la durata dell’evento sportivo.

Guardando al futuro

Il turismo sportivo ha il potenziale per ridefinire il modo in cui pensiamo ai viaggi. Non si tratta solo di numeri e cifre economiche, ma di creare connessioni autentiche tra persone, culture e luoghi attraverso la passione condivisa per lo sport. Ogni evento sportivo, ogni esperienza outdoor, rappresenta un’opportunità per conoscere nuove culture, stringere nuove amicizie e costruire ricordi duraturi.

È un settore che continuerà a evolversi, alimentato dall’innovazione tecnologica e dalla crescente domanda di esperienze che siano sia sfidanti che significative. Lo sport non è solo una sfida fisica, è anche uno strumento che ci permette di scoprire il mondo con occhi diversi, di superare i nostri limiti e di connetterci con gli altri in modo profondo e autentico.

“Il turismo sportivo ci permette di vivere il mondo con occhi nuovi, attraverso sfide che ci ispirano e comunità che ci accolgono.”

Questa citazione riassume perfettamente l’essenza del turismo sportivo: non si tratta solo di competere o assistere a un evento, ma di partecipare a una storia più grande, fatta di emozioni condivise e di esplorazioni autentiche.

Il futuro dell’Immersività nello Sport: intervista in università parlando di tecnologia, spatial computing e fan engagement

Nel mondo dello sport, le tecnologie immersive come la realtà aumentata (AR) e la realtà virtuale (VR) stanno rivoluzionando l’esperienza dei tifosi e l’ottimizzazione delle prestazioni degli atleti. Ho presentato qualche giorno fa il libro “Spatial Shift” che ho recentemente scritto, partecipando a un’intervista con un’università per discutere del futuro dello sport e dell’immersività.

In questa intervista, che riporto, ho condiviso la mia visione su come queste tecnologie vengono sfruttate oggi nell’NBA, le loro potenzialità future e l’apertura delle società sportive all’adozione di queste innovazioni. Scopriamo insieme come AR e VR stanno trasformando il panorama sportivo e quali prospettive ci attendono. Ho anche annunciato la prossima uscita del libro “Sport Tech, una nuova era dello sport business e della trasformazione digitale.”

Come vengono sfruttate queste tecnologie al giorno d’oggi? C’è o ci sarà secondo Lei un’apertura da parte di tutte le società sportive all’utilizzo di esse? Le nuove tecnologie, come la realtà aumentata (AR) e la realtà virtuale (VR), sono già ampiamente sfruttate nell’NBA per migliorare l’esperienza dei tifosi e ottimizzare le performance dei giocatori. Le applicazioni includono la trasmissione di partite in VR per una visione immersiva (da punti in cui sono situate camere 360), l’uso di sensori e analisi avanzate per monitorare e migliorare le prestazioni degli atleti (ed i cui dati sono poi utilizzati per ambiti di simulazione immersiva), e la creazione di contenuti interattivi per i social media che coinvolgono i fan in modo più profondo (AI, Video Recognition, Image Recognition). Credo fermamente che tutte le società sportive seguiranno questa tendenza, poiché l’adozione di queste tecnologie può offrire vantaggi competitivi significativi, sia in termini di ingaggio del pubblico che di miglioramento delle prestazioni sportive e diventerà una condizione necessaria anche di sopravvivenza a tendere in termini di possibili forme di ricavo.

Come si possono coinvolgere sempre più emotivamente le persone rispetto ad una partita live vista con i propri occhi? Per coinvolgere emotivamente le persone in modo paragonabile a una partita live, le tecnologie immersive come la VR possono giocare un ruolo cruciale. Offrendo esperienze che replicano la sensazione di essere presenti fisicamente all’evento, si può creare un legame emotivo più forte. Ad esempio, trasmettere le partite in VR permetterà ai tifosi di vivere l’emozione del gioco da diverse prospettive, come se fossero seduti a bordo campo. L’uso di AR per fornire statistiche in tempo reale, replay e angolazioni esclusive arricchisce l’esperienza visiva e mantiene l’attenzione del pubblico. Il tutto poi deve esser sempre corredato di servizi a valore aggiunto, come loyalty, reward e accesso ad esclusività differenziante. Se prima del covid il fisico era ormai commodity ed il digitale l’opportunità derivante dalla novità, ora stiamo vivendo un processo inverso in cui il digitale è l’elemento di commodity in cui avvengono naturalmente fruizioni, interazioni e servizi all’utente con contenuti esclusivi per il digitale, ed il fisico è la componente dell’esperienza in cui viene creato un valore unico e raro per l’utente.

Come si possono “convincere” le persone scettiche a provare ad indossare un visore per provare un’esperienza immersiva del genere? Per convincere le persone scettiche a provare i visori VR, è fondamentale offrire dimostrazioni gratuite e esperienze pilota che mostrino chiaramente i vantaggi di queste tecnologie. Questo nella fase educativa, senza dubbio. Eventi promozionali in cui i tifosi possono sperimentare la VR senza costi iniziali potrebbero essere molto efficaci. Dopodiché, passata la fase di evangelizzazione, l’utilizzo di testimonianze di celebrità e atleti che raccontano le loro esperienze positive attraverso l’uso dell’extended reality, possono aumentare l’interesse e ridurre le riserve. Non c’è dubbio che per migliorare l’esperienza ed accelerare poi l’adozione del visore ci siano tre condizioni che devono verificarsi nello stesso momento (e ci siamo quasi)

  • ergonomia, semplicità d’uso e user experience del device
  • abbattimento del prezzo dei device consumer per la massa
  • creazione di contenuto esclusivo e unico fruibile da device (come sta facendo AppleTV con MLS e contenuti solo visibili in vision pro)

Secondo Lei siamo solo all’inizio, o già con quello che accade in NBA siamo ad un buon punto rispetto all’utilizzo di a.r. e v.r. in campo sportivo? Ritengo che siamo ancora agli inizi di un lungo percorso evolutivo nell’uso della AR e VR nello sport e delle nuove tecnologie convergenti (AI e Blockchain incluse). Sebbene l’NBA stia facendo passi significativi nell’adozione di queste tecnologie, sia per temi di cultura, budget e approccio, c’è ancora un ampio margine per l’innovazione e la diffusione. Le possibilità offerte dal computing spaziale e dall’intelligenza artificiale, come discusso nel mio libro, promettono di trasformare ulteriormente l’esperienza sportiva e di renderla sempre più coinvolgente e personalizzata oltre che generare nuove opportunità per brand e partner in termini di forme di nuova monetizzazione.

Secondo Lei i visori quando potranno cominciare ad essere accessibili ai più in termini di prezzo e di “comodità” d’utilizzo? Prevedo che i visori VR diventeranno accessibili al grande pubblico nei prossimi 3-5 anni. La rapida evoluzione tecnologica e la competizione tra i produttori stanno già portando a una riduzione dei costi e a miglioramenti significativi nella comodità d’uso. La miniaturizzazione dei componenti, l’aumento della durata della batteria e il miglioramento dell’ergonomia sono tutti fattori che contribuiranno a rendere questi dispositivi più attraenti e accessibili. L’avvento del Vision pro ha accelerato già il contesto di competizione: se da una parte Meta ha iniziato ad adeguare ed evolvere il proprio sistema operativo nella direzione introdotta da Apple con lo Spatial Computing, dall’altra altri competitor di device hardware hanno capito che diminuzione della dimensione, l’integrazione di sensori, camere e display e la progettazione ergonomica per creare accessibilità e inclusività sono elementi progettuali necessari.

Molte persone si rifiutano di provare la realtà virtuale solo perché devono indossare un caschetto, quindi i visori anche se diventeranno sempre più piccoli e accessibili potranno sostituire gli smartphone? O le persone si rifiuteranno perché si tratta di “indossare” qualcosa sulla propria testa? È vero che molte persone sono riluttanti a indossare un caschetto VR ed in generale per persone sono poco predisposte a modificare il proprio visus se non hanno una reale necessità (problemi di vista per capirci…). Con il continuo miglioramento del design e la riduzione delle dimensioni dei visori, ritengo che questa resistenza diminuirà trasformando il visore da maschera / caschetto ad occhiale, indossabile tutti i giorni (esattamente la strada che sta facendo Meta e Luxottica). Anche se i visori VR potrebbero non sostituire completamente gli smartphone, diventeranno probabilmente un complemento importante per determinate esperienze immersive che non possono essere replicate su uno schermo piatto. La chiave sarà offrire valore aggiunto che giustifichi l’uso di un dispositivo indossabile, in determinate circostanze. Sono dell’idea che non avremo mai un uso costante di un occhiale in testa, ma utilizzi specifici e fortemente contestualizzate e caratterizzanti in cui saremo ben predisposti a farlo.

Attualmente negli sport, da parte delle società è più utilizzata la realtà aumentata o la realtà virtuale? Attualmente, la realtà aumentata è più utilizzata rispetto alla realtà virtuale, soprattutto per le sue applicazioni immediate e facilmente integrabili nelle trasmissioni televisive e nelle app mobili o nei siti internet attraverso la WebAR. La AR è utilizzata per sovrapporre grafici, statistiche e replay durante le partite, o per mostrare asset tridimensionali e contestualizzati nello spazio fisico, migliorando l’esperienza visiva senza la necessità di attrezzature speciali. La VR sta guadagnando terreno, soprattutto per le esperienze immersive, simulazioni e allenamenti degli atleti.

Nel calcio l’utilizzo di queste tecnologie è ancora un miraggio? L’utilizzo della v.r. nella finale di Copa América è un approccio o gli esperimenti attualmente si fermeranno a quella partita? Nel calcio, l’adozione delle tecnologie AR e VR sta crescendo. L’uso della VR nella finale di Copa América rappresenta un passo importante verso l’integrazione di queste tecnologie, ma è ancora in fase sperimentale. Ritengo che con i successi iniziali e il feedback positivi di queste inizaitive, si creerà l’effetto “follower” e vedremo un’adozione più ampia e sistematica nel prossimo futuro, non solo limitata a eventi singoli ma integrata regolarmente nelle competizioni sportive. Il tema dei diritti da sbloccare è in corso, e questo sarà inoltre un abbattimento enorme di barriere.

In quanto tempo si potrebbe arrivare all’utilizzo totale di queste tecnologie in tutti gli sport? L’adozione totale di AR e VR in tutti gli sport potrebbe avvenire entro i prossimi 5-10 anni. Questo dipenderà dall’evoluzione tecnologica, dalla riduzione dei costi e dall’accettazione da parte del pubblico e degli atleti. Man mano che le tecnologie diventano più avanzate e accessibili, e i benefici diventano più evidenti, la loro integrazione nei vari sport diventerà inevitabile. Questa è una valutazione “lineare” ma non ho dubbi sul fatto che potremmo vedere una accelerazione di adozione come successo con il mobile.

Potrebbero capitare casi in futuro di spettatori presenti solo virtualmente allo stadio e non fisicamente? È plausibile e a mio avviso inevitabile, che in futuro vedremo spettatori che partecipano agli eventi sportivi esclusivamente tramite realtà virtuale. Questo permetterà ai fan (e non solo) di tutto il mondo di “essere presenti” a una partita senza dover viaggiare, offrendo un’esperienza simile a quella dal vivo, permettendo l’estensione del business per il brand e le opportunità di coinvolgere una nuova utenza. L’esperienza fisica – quella di andare allo stadio – manterrà sempre un fascino unico e anzi, il ruolo di esclusività / rarità di posti e unicità, renderà il fisico ancora più attraente e probabilmente vedremo un’integrazione di entrambe le modalità, fisica e virtuale, per soddisfare le diverse esigenze e preferenze dei tifosi.

SPORT & NFT : è un tema di trasformazione digitale e cambiamento

Lo avevo già scritto tempo fa: o i club capiscono che il tema della NFT, blockchain, token è un tema legato alla trasformazione digitale e all’applicazione di nuovi modelli di business o rischiamo di cadere in un ennesimo errore colossale di gestione/cessione dati e diritti.
Le piattaforme crypto che stanno entrando nel calcio e nello sport attraverso lo sviluppo di NFT e Token stanno puntando dritto dritto a due cose di cui hanno – loro stesse – bisogno per funzionare e sopravvivere:
  • diritti su cui montare esclusività e servizi
  • community per creare domanda nell’ecosistema e adozione
Attualmente dal mio punto di vista siamo nella via di mezzo che non crea valore vero a nessuno:
  • I club cedono pezzetti di futili diritti per soldi incassati oggi, ma non costruiscono valore per domani (come successo già con social e dati persona che il tema CRM e Data Monetization diventasse fortunatamente una moda)
  • Le piattaforma hanno dei micro diritti effimeri che non consentono la costruzione di valore e la relazione con l’utente nel tempo, e quindi interesse, scambi e investimenti
  • Gli utenti investono in token il cui valore economico è sproporzionato a diritti, contenuti e possibilità nel tempo
Quello che i club non vedono è che (a parte i rischi di solvibilità, ma questo è un altro tema) la grande sponsorizzazione crypto crea un impatto nel breve – a cui seguono grandi investimenti – ma non garantisce poi la copertura dello stesso fabbisogno nel lungo periodo. Banalizzando – nemmeno troppo – il concetto, le piattaforme crypto stanno dopando la capacità economica del club, creando un potenziale problema di fabbisogno dopo, visto che difficilmente altri sponsor potrebbero sostituirsi a tali valori.
In questo contesto, vedo due sole soluzioni quindi in questo contesto:
  • i club costruiscono la loro infrastruttura ed il loro modello di blockchain, token, dao, defi e via dicendo, integrandolo direttamente nei processi di trasformazione digitale e godono a quel punto dei vantaggi del modello e della valorizzazione dei propri diritti
  • le Piattaforme Crypto entrano prepotentemente nello sport acquistando club integralmente così da avere tutti i diritti e gli asset a disposizione su cui creare modello e valore (esempio primi passi di Socios e Barcelona annunciato ieri).
Sono dell’idea che l’opportunità di affrontare un progetto di questo tipo possa portare i club (ma anche federazioni, e altre entità) ad un livello successivo di sostenibilità economica, nuovi modelli di business e anche di coinvolgimento e partecipazione di tutti gli stakeholder, dai fan agli sponsor, passando per atleti e altri partner.
Sto già seguendo due club che hanno mostrato interesse per questa strada e credo che si tratti solo di tempo per una adozione maggiore: la maturità dell’impresa sportiva passerà da questa capacità di cambiamento.

Fan Experience: tra fisico e digitale è ora di scegliere la direzione integrata

Per le organizzazioni sportive, la pandemia ha messo un riflettore ancora più potente sulla necessità di connettersi direttamente con i fan e costruire una Fan Experience integrata, relazioni più efficaci e durature, soprattutto sfruttando i momenti a distanza e non più solo il momento evento. Le entrate generate da un’unica fonte, in particolare appunto il campo, è stato dimostrato che oggi sono intrinsecamente fragili e quindi diversificare i modelli di business è un modo per rendere a prova di futuro le squadre, i campionati, i club, le federazioni e gli sport. Non c’è dubbio che parlare di sostenibilità dei modelli sia più facile da dire che da fare ed ottenere, ma se questo non diventa un mantra non credo che lo sport ne uscirà bene nel futuro.

Il ruolo del coinvolgimento dei fan nella diversificazione dei flussi di entrate è un tema che sta prendendo sempre più piede e non a caso negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una esplosione di iniziative di engagement, digitali soprattutto visto il momento pandemico ed il distanziamento sociale, che hanno generato una fortissima attenzione su un elemento fondamentale: il digitale può esser realmente una fonte di revenue, diretta e indiretta, e nessuno più può fare a meno di un piano di trasformazione digitale. La parola chiave è Fan Experience.

Prima della pandemia l’evento fisico era il focus ed il digitale l’elemento di contorno dove “ogni tanto accadevano cose digitali”. Questo modello si è ribaltato portando l’utente in una fase, quella del lockdown, completamente online, e successivamente, con la ripartenza rallentata che stiamo vivendo, ancora online principalmente per diverse dinamiche derivanti da normative, contesto ancora limitato, nuove abitudini ed esigenze degli utenti e poi nel fisico. Sono sempre più convinto che in questo cambiamento fisico e digitale debbano ancora di più integrarsi e rendere la partecipazione online la normalità e la partecipazione fisica un momento di esclusività, di massima esaltazione dell’esperienza e di creazione di un legame forte e duraturo dal punto di vista del ricordo.‍”La relazione con un tifoso non inizia né finisce con la partita di 90 minuti, ne solo nell’evento fisico, tanto meno nell’evento digitale. Sarà sempre più importante rendere l’esperienza utente un processo unico e continuativo, tra racconto, celebrazione, divertimento e coinvolgimento. Sia fisico, che digitale, appunto”
Il bilanciamento del coinvolgimento dei fan tra piattaforme social e di proprietà, fisico e digitale è la chiave di lettura unica su cui bisogna mettere fortemente attenzione, budget e volontà, a partire da ieri, e sarà uno degli approfondimenti della prossima newsletter.

Questo pezzo è tratto dalla newsletter Sport Digital Transformation ISSUE#1 del 12 Dicembre. Se non mi ricevi già, puoi seguirmi qui

Sport MarTech: Marketing e Technology al servizio dello Sport e nuove professioni

Negli ultimi anni abbiamo vissuto un’accelerazione tecnologica imponente che ha trasformato completamente il nostro modo di produrre e fruire dei contenuti, le modalità di utilizzo delle piattaforme ma soprattutto le dinamiche relazionali tra utenti e brand.

Mentre prima era un lento avvicinamento verso una nuova prospettiva di evoluzione, non solo dell’ecosistema sociale tecnologico ma dell’essere umano in quanto tale, improvvisamente qualcosa è cambiato. Fuor di dubbio al centro di tutto c’è stato un veloce adattamento della socialità degli individui alla comparsa dei Social Media che hanno consentito loro di interagire in maniera diversa, adattare i linguaggi e velocemente scivolare in un futuro che è divenuto il nostro presente. Ora questa trasformazione radicale ha, via via, coinvolto tutti i settori per finire con l’investire, con la sua onda lunga, anche lo sport.

Qualche anno fa avevo iniziato a parlare – prima che diventasse “mainstream” – di Sport 4.0 ossia quel cambiamento derivante dall’unione del marketing 4.0 secondo Kotler e dell’industria 4.0, a supporto dei nuovi modelli di business dell’industria dello Sport. La derivata immediatamente successiva al concetto di Sport 4.0 è stata quella della Sport Digital Transformation (spoiler: a breve uscirà un mio libro!).

A distanza di qualche anno, parliamo in maniera un po’ più disinvolta di trasformazione digitale nello sport, ma tutt’oggi siamo ancora indietro ed è ancora non del tutto semplice coinvolgere i club e le federazioni in un processo di integrazione del digital marketing con processi IT orientati a definire una progettualità integrata e organica. La primaria difficoltà, ancora riscontrabile, è quella legata al sopraggiungere di ecosistemi tecnologici nuovi che sviluppano costantemente la necessità di nuove figure e nuove competenze adatte a interpretare tendenze, comprendere le modalità di utilizzo e monetizzazione e gestire quindi la trasformazione, divenuta un percorso indispensabile per tutto il mondo sportivo.

Le nuove professioni del marketing sportivo

Alla mia visione, sempre orientata a mettere in evidenza quanta tecnologia e innovazione potesse essere applicata al mondo dello sport, è stato dato un riscontro scaturito dall’evolversi di nuove figure che già oggi si stanno integrando e facendo spazio in particolare nel mondo dello sport marketing. Parliamo di profili “innovativi” come quello dell’Head of Innovation o del Revenue Manager. Ambedue orientati a studiare strade che ruotino attorno al marketing tradizionale e digitale per perseguire l’innovazione il primo e la ricerca di nuove opportunità di revenue il secondo.

La verità è che spesso, per formazione e per esperienza, queste due figure sono scollegate dalla parte tecnologica, viaggiano su visioni che sono puramente economiche e creative, senza tener conto dell’elemento tecnologico, progettuale e strutturale degli ecosistemi sui quali si basa tutto il processo. Il vero connettore della nuova realtà nel mondo sportivo oggi è il Marketing Technologist, un esperto in grado di mettere insieme sia la capacità di interpretare il mercato dello sport, per esperienza e skills acquisite, sia la profonda conoscenza dei meccanismi degli strumenti che gli consente di avere una visione globale delle possibilità di empowerment che la tecnologia può destinare al marketing.

Vi dirò di più: per come si è evoluto il marketing oggi, sempre più inglobato nella tecnologia (e viceversa), anzi a tratti dominato da essa, il vero cambiamento nello sport c’è stato grazie proprio all’evoluzione della parte marketing dello sport che è MarTech. Non esistono più altre strade da percorrere senza la mancata esigenza di avvalersi di sistemi software che consentano di “energizzare” e attualizzare i processi di marketing. Non si tratta di adds on. Il Marketing Technology è un equilibrio che si è necessariamente creato tra la tecnologia e il marketing al fine di generare valore, lì dove le teorie puramente economiche hanno lasciato spazio allo studio e all’approfondimento degli ecosistemi software che potevano realizzare questo nuovo obiettivo.

 

Con il termine MarTech Manager o Chief MarTech Officer è individuabile una competenza tecnica associata all’innovazione con una visione globale di quello che è il mercato di riferimento. Lo sport, differente da tutti gli altri mercati, ha la necessità di avere in sé figure in grado non solo di gestire community e creare strategie di comunicazione ma anche e soprattutto capire i sistemi, valorizzare i dati e studiare percorsi di empowerment del dato stesso al fine di generare revenue.

 

Non tutto lo sport business si convertirà in maniera allineata comprendendo l’importanza della nuova evoluzione del marketing che genererà dei cambiamenti radicali: ci sarà chi affiancherà il MarTech alle operatività convenzionali, chi lo integrerà costruendo tutte le direttive strategiche in funzione del marketing tecnologico, chi verrà completamente assorbito costruendo percorsi pensati solo in MarTech mode e chi verrà completamente dominato dalla nuova accezione del termine, lasciandosi guidare nell’operatività creativa dalla Technology Marketing Innovation.

Il marketing è cambiato radicalmente. Non esiste marketing senza tecnologia e per lo sport è arrivato il momento di guardare al MarTech come la soluzione per sviluppare un processo definito, strutturato e meno frammentato rispetto alle attuali progettualità.

Sport MarTech è marketing e tecnologia in ambito sportivo, oggi. La tecnologia non è mai stata così vicina allo sport.

Sport 4.0, è la Digital Transformation dello Sport

C’è una rivoluzione che sta entrando nel vivo del suo percorso. È la rivoluzione della Digital Transformation, la trasformazione del modo di lavorare, di pensare e di collaborare, oltre che del modo di fare business e la cultura stessa dell’azienda. Una trasformazione che è spinta, oggi, dalla tecnologia, ma che abbraccia marketing, processi, conoscenze e competenze che devono esser introdotte in azienda. E l’industria dello sport, da alcuni punti di vista indietro in termini di trasformazione digitale, ne è coinvolta in pieno.

Ed è per questo che nasce lo Sport 4.0, dell’integrazione dell’Industria 4.0 ed il Marketing 4.0.

 

Marketing 4.0 : Dalle categorie agli individui

Tradizionalmente, il marketing ha sempre funzionato seguendo un sistema di segmentazione: il mercato che viene diviso in gruppi omogenei basati sui loro profili geografici, demografici, psicografici e comportamentali. Questa segmentazione è, in genere, seguita dal targeting, con cui vengono selezionati uno o più segmenti che un’azienda adotta come suoi obiettivi, sulla base della loro possibile attrazione verso il brand, verso i prodotti, verso i servizi offerti. Un’attrazione da generare sfruttando tutte le leve a propria disposizione.

Il brand che cerca il consumatore su misura, insomma. Il fine ultimo. L’obiettivo di qualsiasi marketing manager. La segmentazione e il targeting sono, infatti, aspetti fondamentali della strategia, per ottimizzare le risorse, il budget, il tempo.

Tuttavia, concetti come quello della segmentazione e del targeting, esemplificano anche un tipo di relazione, ormai obsoleta, tra brand e clienti stessi. Una relazione di tipo verticale e del tutto unilaterale: da un lato l’azienda, dall’altro il consumatore finale del prodotto o, se preferiamo, da una parte i cacciatori e dall’altra le prede. In un modello del genere, tutte le decisioni di marketing sono univoche, prese senza il parere dei clienti: il coinvolgimento di questi ultimi è limitato ai loro input nelle ricerche di mercato e, paradossalmente, come giudici finali di quanto viene elaborato. Nel caso di un’azienda sportiva, ad esempio, lo schema che si profilava prevedeva un percorso a senso unico che terminava con il tifoso – il target ultimo – a cui si apriva un ristretto ventaglio di opzioni: l’acquisto del biglietto, il merchandising dallo store ufficiale, la fruizione di un numero relativamente esiguo di contenuti informativi.

In genere, i più appassionati, trovavano nella TV o nella carta stampata, prima, e nelle community e nei blog non ufficiali, poi, i contenuti sullo sport preferito o sulla squadra del cuore.

L’innovazione digitale nello Sport Marketing

Nella digital economy di ultima generazione gli assetti cambiano, spostando l’attenzione dalla ricerca di categorie di consumatori verso l’individuazione delle caratteristiche dei singoli. E, quindi, sul piano orizzontale formato dalle connessioni che, come segmenti, ognuno di loro tiene, virtualmente collegato, attraverso il web e i social in special modo: è su queste connessioni – e non più sul prodotto o sulla sola relazione brand/cliente – che l’attenzione si sposta.

Uno dei primi nodi di interesse sono i luoghi virtuali dove i clienti sono collegati tra loro e, cioè, le community e i social media.

È qui che il potere latente dei consumatori viene fuori: non è difficile notare quanto importante possa essere un’opinione positiva o negativa – largamente diffusa e condivisa – anche rispetto ad una strategia pubblicitaria ben pianificata. Per i brand, le community rappresentano dei punti nevralgici di notevole importanza strategica, ma di non facile conquista, visto che rappresentano una sorta di fortezza a prova della maggior parte delle iniziative di marketing del modello tradizionale: sono formate da clienti, fan, che si raggruppano in modo relativamente spontaneo e che scelgono di restare all’interno dei confini che essi stessi contribuiscono a definire. Queste community sono, ormai, immuni da spamming e pubblicità invasiva, rifiuteranno il tentativo di imporre un qualsivoglia prodotto. Le community vanno, quindi, conquistate, i fan vanno intrattenuti.

L’obiettivo è la loro attenzione. Il loro tempo. Per arrivare ai loro interessi. Ai loro dati. E regalare loro la pubblicità che stanno, inconsapevolmente, aspettando. Senza che nemmeno se ne accorgano.

Industria 4.0: Tecnologia, dati, comportamenti per lo SportTech

Sono passati secoli dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale – successivamente teorizzate come Industry 1.0 e 2.0 – e le cose si sono spinte molto più in là delle macchine a vapore e delle catene di montaggio: rispetto al modello precedente – che idealmente definiamo Industry 3.0 – in cui i computer e i robot si limitavano ad essere parte integrante del sistema chiuso della fabbrica, la visione della Industry 4.0, in atto e nel suo pieno sviluppo, si basa su una iper connettività tra gli elementi che va oltre la fabbrica stessa. Produrre, quindi, significa interagire non solo con l’ambiente, di fabbrica, appunto, ma lungo la catena di valori a cui appartengono clienti, fornitori e logistica.

La Industry 4.0 è stata definita la quarta rivoluzione industriale, ed è sotto i nostri occhi. IoT (Internet of Things), convergenza di IT e OT, sistemi cyber-fisici, robot e cobots avanzati, produzione additiva, produzione autonoma, raccolta completa dei dati e provisioning, integrazione orizzontale e verticale, cloud, big data analytics, realtà virtuale, realtà aumentata ed edge computing: questi sono alcuni dei componenti tecnologici essenziali. I dispositivi IoT sono miniere di dati sul comportamento, sui gusti e sulle abitudini dei clienti, ma anche sul funzionamento dei dispositivi e sulla loro durata. Tecnologia e dati, dunque, al servizio di una performance migliore. I dati permettono di acquisire non solo più informazioni in termini di quantità, ma anche di qualità: maggiori dettagli e sfumature si conosceranno e migliore sarà la successiva esperienza dell’utente.

 

Sport 4.0: il fan al centro della progettazione

L’evoluzione delle tecnologie dell’informazione ha cambiato il mondo negli ultimi decenni e ha cambiato anche il marketing. Internet è l’evidenza più importante di questa evoluzione e la sua integrazione proprio col marketing – nella forma del Marketing 4.0 – è il suo esito naturale: l’unico tramite attraverso il quale raggiungere i clienti. Definire questa nuova generazione, abilitarne i comportamenti, è necessario perché profondamente cambiati nel corso degli anni: più consapevoli, più esigenti.

Full Experience e Fan Engagement

Il fan, dunque, non è soltanto una persona che ha bisogno di prodotto: ha propri desideri da soddisfare, ansie da fugare, creatività da esprimere, curiosità da appagare. Chiedere, consigliare, valutare, assistere e organizzare soluzioni, capire quali sono gli ostacoli che ha incontrato sul suo cammino e quali sono, invece, le cose che ha trovato gradevoli, in poche parole, ruotare intorno a lui: è questo il compito dell’azienda per attuare il passaggio da fan – con un legame limitato ai social media – a member – e cioè user, che scelgano di pagare un servizio premium per accedere a contenuti speciali.

Il fan si aspetta di vivere un’esperienza coinvolgente e immersiva, soprattutto allo stadio, come garantirgli questa full experience? Estrapolando dati, per conoscerlo, per capirne le esigenze e creare offerte in grado di monetizzare. In modo diretto, interno, ma anche indiretto, mettendoli a disposizione di aziende sponsor, sempre più alla ricerca di quelle informazioni.

Una strategia integrata sulla persona

Lo sport è terra di emozioni e il marketing sportivo, quindi, è sempre più il marketing di quelle emozioni: empatia, capacità di comprendere paure, ansie, l’idea del cliente come forza potenziale che agisce, reagisce e interagisce. Una persona con un’identità ben precisa che va conosciuta, stimolata, conquistata, sedotta.

Perché il marketing 4.0, lo sport 4.0, hanno al centro il cliente 4.0, il fan 4.0. Ma, per farlo, hanno bisogno dei modelli della industry 4.0, per abilitare nuovi comportamenti, per avere il suo tempo. E, di conseguenza, i suoi dati.

E questo è l’inizio della Sport Digital Transformation.