L’essenza del Web3, in un racconto per bambini

Dietro ogni cambiamento c’è una storia.

Questa è la storia sintetica, ripresa da varie letture fatte in questi anni / giorni , che ieri viaggiando in macchina con i miei figli, di ritorno da un week end in montagna, ho raccontato per far capire cosa cambierebbe con il web3 e come questo potrebbe portare nuovi benefici, dopo la domanda di mio figlio “Ma cosa è il web3?”

C’era una volta un mondo di navigatori ed esploratori, che amavano viaggiare, scoprire, creare e inventare.
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Nel loro percorso scoprirono una nuova terra e con il tempo la resero abitabile per molti. Una terra in cui era possibile viaggiare lontano, anche per chi non poteva viaggiare realmente, informarsi e condividere conoscenza. Mentre la popolazione dei visitatori aumentava, alcune grandi tribù costruirono delle città enormi in questa terra, e presero talmente tanto potere da riuscire a dividere questa terra in continenti . In tutte queste città i visitatori dovevano pagare una forma di affitto per rimanere lì e tutto ciò che i visitatori creavano o forgiavano non poteva essere rimosso, ed in molti casi diventava di proprietà della tribù. Anche gli scambi e le vendite tra persone venivano tracciate e tassate. Queste grandi tribù più passava il tempo più diventavano potenti e polarizzanti, creando un mercato non più florido ed in cui era difficile creare cose nuove.

Un giorno un visitatore appese una lettera sulla porta di un ricco castello: era una lettera che descriveva un nuovo tipo di commercio economico che poteva essere distribuito senza la necessità che ogni scambio o transazione fosse tassata e gestita. Una pratica affidabile e trasparente che rese possibile per i visitatori possedere realmente una proprietà su questa terra, per la prima volta. Improvvisamente, i visitatori diventarono proprietari e iniziarono a scambiare tra loro creando nuovi mercati dove poter scambiare e vendere diverse cose. La terra divenne fertile di nuovo e pronta una nuova esplorazione, dando vita ad una nuova fase di ricercatori e pionieri.

Da qui in poi la nascita di nuove tribù, auto-organizzate, con nuove missioni e interessi. La terra tornò di nuovo fertile, aperta a nuove possibilità di crescita.

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Il visitatore sconosciuto, colui che iniziò la rivoluzione pubblicando la lettera, oggi è considerato ancora una leggenda.

La storia del web3 potrebbe esser questa e quello che volevo condividere ed enfatizzare erano sicuramente i valori e l’essenza che c’è dietro questo cambiamento imminente. La decentralizzazione è il cuore della storia, e non è un tema facile da raccontare a dei bambini. Ma è un tema che si porta dietro tematiche come trasparenza, fiducia, oggettività e equità. La decentralizzazione è molto più che un sistema tecnologico, è un movimento etico culturale che si sta propagando ed è giusto raccontarlo e farlo capire.

Il web si sta spostando ora dall’internet di “scambio di informazioni” a quello di “scambio di valore“. Ciò che mancava finora al web erano proprio i diritti di proprietà e quindi il modo per assegnare valore ai beni digitali ed il modo per scambiare la proprietà. Creators di contenuti, sviluppatori e costruttori di piattaforme, community e imprenditori sono tutti abitatori differenti di questo nuovo ecosistema che si sta creando.

Ovviamente la storia raccontata ai miei figli è andata oltre e abbiamo parlato di tanto altro, visto che il viaggio è durato – causa traffico – ben più di due ore. Quello che ho cercato di far capire è che non si tratta solo della prossima cosa interessante tecnologica da usare o di una piattaforma su cui costruire il prossimo gioco o il prossimo social, ma si tratta di un cambiamento in grado di poter dare a tutti maggior spazio di crescita, equità e tutela.

Ci sto lavorando veramente alla fiaba, vi aggiorno non appena la pubblico su amazon.

L’essenza del networking

Un guerriero della luce condivide con gli altri tutto ciò che conosce del cammino. Chi aiuta, viene sempre aiutato, e ha bisogno di insegnare ciò che ha appreso. Perciò egli si siede intorno al fuoco e racconta com’è andata la giornata di lotta. Un amico gli sussurra: “Perchè parlare tanto apertamente della tua strategia? Non vedi che, comportandoti così. Corri il rischio di dover dividere le tue conquiste con altri?” Il guerriero si limita a sorridere, e non risponde. Sa che, se giungerà alla fine del viaggio in un paradiso vuoto, la sua lotta non avrà avuto alcun valore.

Credo sia l’essenza del networking e del fare rete.

Tratto dal “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho.

Management 2.0

Qualche giorno fa sono stato contattato da una rivista per scambiare due chiacchiere sul tema del Management 2.0. Visto che l’articolo che verrà pubblicato su imprenditori.it è stato mixato con altri interventi (tra i quali quello di Alessandro), vi riporto le domande che mi erano state poste e le risposte integrali.

Da cosa deve partire un’azienda che voglia passare a un modello di management 2.0?
Oggi, a mio avviso, per affrontare una azienda che vuole affrontare un cambiamento di questo tipo ed arrivare ad un management 2.0 deve necessariamente intraprendere un nuovo percorso di gestione e governo. Prima di pensare quindi ad un management 2.0 è fondamentale che l’azienda acquisisca la consapevolezza dell’importanza di una “organizzazione 2.0″ basata su:

  • visione etica, non solo scritta su un pezzo di carta o su una sito, ma applicata con coerenza anche nell’operatività;
  • velocità e flessibilità nel cambiamento continuo sia dal punto di vista dei ruoli che delle modalità operative. Modalità che richiedono una forte adattabilità dei sistemi informativi nei tempi di risposta che, oggi come oggi, devono esser sempre più rapidi e reattivi rispetto alle esigenze del business e ai cambiamenti del mercato, per supportare processi organizzativi in rapido cambiamento e spesso destrutturati;
  • collaborazione e capacità di stimolare una relazione e una partecipazione delle persone indipendentemente dagli schemi organizzativi e dalle gerarchie;
  • cultura della cocreazione e capacità di attrarre e coinvolgere nei processi di ri-definizione e creazione di prodotti e servizi attori esterni come clienti, partner e fornitori;
  • apertura al dialogo e trasparenza e spinta alla socialità nella comunicazione e nei rapporti sia on line che offline;
  • accessibilità alle informazioni e agli strumenti indipendentemente dalla localizzazione fisica e dagli orari di lavoro per i dipendenti ed i collaboratori;

Quali sono le soluzioni irrinunciabili da realizzare all’interno di un’azienda perché questa arrivi a essere gestita con modalità di leadership condivisa e con un passaggio più fluido delle informazioni da un settore a un altro?
Per costruire un modello di impresa 2.0, che trasformi l’azienda in una social organization, è necessaria l’applicazione di un nuovo paradigma che metta al centro le persone e le informazioni, che permetta a tutti di poter contribuire attraverso la condivisione di esperienze personali e professionali e permetta soprattutto di accedere alle informazioni in modo semplice, così da creare una conoscenza condivisa e una valorizzazione del merito, delle competenze, del talento e della creatività. Un modello di impresa che ambisce ad una leadership condivisa e che permetta una fruizione di informazioni in modo fluido e trasparente, deve svilupparsi su alcuni fattori chiave quali cultura, strategia, leadership, community management, contenuti, governance, strumenti, metriche, hr, learning comunicazione interna ed esterna e corporate responsibility. Per ottenere risultati, diventa necessario rivedere politiche e strumenti di comunicazione, di formazione, di change management, di relazione con gli stakeholder interni ed esterni. Lo sviluppo di strumenti di collaborazione, piattaforme di Enterprise2.0 e community management e possibili articolazioni del community management diventa, così, prioritario. Possiamo riepilogare alcune soluzioni, aggregandole per 3 aree:

  • Soluzioni interne all’organizzazione: le community fungono da hub e generano interazione, relazione, comunicazione e formazione all’ interno dell’azienda. Gli strumenti ideali sono quindi Intranet 2.0, Social network aziendali, Corporate blog, piattaforme di Social Learning, Collaboration tools
  • Soluzioni per la comunicazione all’esterno dell’organizzazione: con lo sviluppo del marketing conversazionale e di relazione verso tutti gli stakeholder esterni all’azienda, è necessario impiantare strumenti di Social media monitoring, Brand Community, Social Innovation, CRM 2.0
  • Soluzioni strettamente legate ai processi di innovazione: in questo caso non ci sono a mio avviso strumenti specifici, ma iniziative che utilizzando gli strumenti e le soluzioni descritte nei punti precedenti, stimolino e facilitino all’ interno delle community – luogo principale della condivisione delle conoscenze e dell’innovazione partecipata – lo sviluppo e la creazione di nuove idee e nuovi progetti.

Quale percorso fa, solitamente, una persona che entri in un’azienda dove si applica il management 2.0? Come viene “allenata” ad adattarsi a una organizzazione aziendale diversa dagli standard?
Secondo la mia esperienza, una persona che entra all’interno di una azienda che sta sviluppando un management 2.0 e ha con una radicata cultura organizzativa basata sulla partecipazione, trasparenza e trasversalità, ha molti meno problemi di integrazione ed acquisizione di informazione rispetto ad altre aziende diversamente organizzate. L’allenamento e l’adattamento saranno molto più semplici poichè l’approccio 2.0 facilità il passaggio delle informazioni e rende le persone che entrano a far parte dell’organizzazione più responsabili e con un alto livello di accountability, maggiormente coinvolte dal punto di vista emotivo e professionale e con un forte senso di appartenenza. La diversità percepita al momento dell’ingresso, rispetto agli standard – se così possiamo definirli – di altre aziende , verrà modificata in poco tempo. Quella “diversità” percepita non sarà più quella dell’azienda con un management 2.0, ma del resto delle aziende che verranno viste come poco innovative, meno coinvolgenti e con un ambiente meno gratificante.

La politica che vorrei

Oggi ho ricevuto una mail da un amico che mi ha invitato a leggere la lettera aperta che ha scritto al partito, con lo scopo di discuterne, criticarla, magari integrarla e condividerla in rete. Di solito non mi piace scrivere di politica, fantapolitica, destra o sinistra. Ci sono argomenti che secondo me, malgrado siano borderline tra politica e cultura è giusto condividere e affrontare. Indipendentemente dallo schieramento politico.

Leggere il post mi ha fatto riflettere su alcuni temi, e sulla politica che vorrei.

Un sistema senza trasparenza non può costruire fiducia perché favorisce i furbi e costringe gli onesti in uno stato di illegalità latente; la trasparenza, al contrario, promuove la responsabilità e il merito. Nell’epoca della cultura digitale essere trasparenti significa adottare il modello dell’open government.

Lo Stato del ventunesimo secolo deve puntare alla co-produzione dei servizi pubblici, riconoscendo che i cittadini hanno competenze da mettere in campo e rappresentano delle risorse da coinvolgere. Gli individui, le famiglie, i vicinati, le comunità locali rappresentano il sistema operativo sul quale funzionano i servizi assicurati dalle pubbliche amministrazioni. Quando queste ultime operano in contrasto con i primi i risultati sono performance scadenti, un basso livello di fiducia, una scarsa volontà di partecipazione. Il riferimento al computer non è casuale perché il tipo di tecnologia che viene sviluppata e che si diffonde in una società ne plasma in modo decisivo la struttura materiale e la politica non può continuare a ignorare la cultura digitale, che sottolinea valori come la responsabilità, la collaborazione, l’innovazione e la libertà.

Nella politica attuale i cittadini hanno veramente poca influenza sulle decisioni prese nel loro nome dai rappresentanti eletti durante il lungo periodo del mandato.

Oggi, secondo me, è necessario creare dei canali di comunicazione e dei luoghi di aggregazione aggregazione, virtuali e reali, in cui il cittadino possa partecipare attivamente alle scelte, cancellando quel confine e quella distanza che si crea tra l’elettore e l’eletto: luoghi di deliberazione pubblica che, oltre al valore dato dalla condivisione della conoscenza e delle esperienze, diano la possibilità ai partecipanti di accrescere il proprio senso civico e il proprio senso di responsabilità verso ciò che è collettivo.

La partecipazione genera un maggior coinvolgimento, un maggior grado di informazione e trasparenza, la fiducia nelle informazioni condivise, un senso di responsabilità e lo sviluppo di momenti di riflessione partecipativa. Essere “costretti” a confrontarsi in pubblico, attenua tramite il pudore la ricerca dell’interesse personale, a vantaggio di comportamenti finalizzati al bene generale.

La politica che vorrei è fatta dei valori condivisi dal popolo della rete e che si trovano nei principi della Cultura Digitale: trasparenza, etica, fiducia, responsabilità, partecipazione e coinvolgimento.

Vi invito a leggere anche il post di Nicola.