A Firenze parlare di Business è un arte

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Il 2 Maggio a Firenze, presso l’Auditorium di S.Apollonia si svolgerà il Business Roadshow Firenze. L’evento ha come obiettivo quello di far incontrare la Business Community di imprenditori, top manager, rappresentanti istituzionali, professionisti della comunicazione ed innovatori del panorama nazionale, per contribuire all’aumento della competitività del territorio toscano e non solo.

Il Business Roadshow Firenze è la prima tappa dei Business Roadshow di Comunicazione Italiana che si svolgeranno in Italia, pensati con una triplice funzione:

  • anticipare e preparare le edizioni annuali del Forum della Comunicazione, del Forum Risorse Umane e del Forum Digitale.
  • Portare sul territorio il know how e le migliori pratiche dell’innovazione, della comunicazione e dell’imprenditoria.
  • Favorire la creazione di nuove opportunità di business.

Il programma della giornata è molto intenso e pieno di interventi interessanti. Per quanto mi riguarda, sarò presente in qualità di moderatore durante la sessione dell’Ignite che si svolgerà dalle 16:00 alle 17:00 in collaborazione con ToscanaIn ed Indigeni Digitali. L’elenco dei talk è è il seguente:

  • Laura De Benedetto, Presidente ToscanaIN – “Dal virtuale al reale come catalizzatori di innovazione sul territorio”
  • Bruno Vairo, Amm.re Medicare – “Qualità ecologica per qualità di vita“
  • Roberto Montelatici, Amministratore Unico start-up ROBOING s.r.l. (Incubatore Firenze) – “Semplificare lo sviluppo del software e della cartografia”
  • Giovanni Morozzo, Local Logic Scarl – “Tecnologie Mature e tecnologie innovative … un matrimonio di efficienza”
  • Gian Enrico Barbagli, Advertigo – “Inside the community – il payoff dell’agenzia”
  • Alessandro Belli, Coordinatore progetto UE 7°PQ “BIKE INTERMODAL”, Tecnologie Urbane, studio di design industriale e ambientale, partner capofila del progetto – “Smaterializzare la bici”
  • Edoardo Pagnini, Managing Director F.I. & N.E. – “Russia Experience Italy”
  • Marco Badiani, A.D. Flod – “Flod: gruppo multiforme di soggetti creativi e multiculturali”
  • Michele Ruini, cofounder Metwit.me – “Metwit.me – Meteo 2.0”
  • Niccolò Fanfani, Energiachiara.it – “Energiachiara.it, chi più sa meno spende”
  • Daniele Nuzzo, Amministratore WebDev s.r.l. e fondatore di RoadSharing.com – “RoadSharing 500 giri del mondo in due anni”

Ci vediamo a Firenze, per parlare di business, arte e digitale e fare un pò di networking. Se volete maggiori informazioni le trovate sul sito di Comunicazione Italiana.

Send Button di Facebook: il segnala ad un amico si evolve

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In queste ore Facebook ha rilasciato una nuova funzionalità tra i Social PlugIn. Il nome di questa funzionalità è SEND BUTTON e, anche se apparentemente non è nulla di nuovo (praticamente è l’evoluzione social del “Segnala ad un amico”, a mio avviso questa sarà un’altra ennesima rivoluzione per la condivisione e lo share di informazioni.

Il pulsante Send consente agli utenti di inviare facilmente i contenuti di un sito ad amici e non solo. Le persone avranno la possibilità di inviare il link della pagina attraverso un messaggio di posta elettronica ai propri amici Facebook, al wall di un gruppo di Facebook (di cui si è membro), e anche come e-mail a qualsiasi indirizzo di posta.

A differenza del LIKE che permette agli utenti di condividere un contenuto con tutti i propri amici attraverso la pubblicazione sulla bacheca, il pulsante SEND consente di inviare un messaggio privato a pochi amici. Il messaggio generato dalla nuova funzione conterrà un link, una immagine recuperata dalla pagina (stessa modalità dei post all’interno di FB), e una breve descrizione del link.

L’amministratore di una pagina web può specificare ciò che viene mostrato nel titolo, l’immagine e la descrizione utilizzando gli Open meta tag Graph. È possibile costruire il pulsante di invio per conto proprio, ma se volete attivare rapidamente il SEND come si fa anche con il pulsante LIKE , è possibile aggiungere semplicemente send = true come un attributo al codice del tasto Like già esistente. Questa modifica attiverà il testo mi piace ed il testo Send, uno accanto all’altro. Se volete attivare il vostro pulsante SEND potete accedere alla pagina Developer.

Il pulsante ha le seguenti proprietà:

  • Href: indirizzo da spedire
  • Font: il tipo di carattere da visualizzare nel pulsante. Opzioni: ‘Arial’, ‘Lucida Grande’, ‘Segoe UI’, ‘Tahoma’, ‘ms trabucco’, ‘Verdana’
  • Colorscheme: la combinazione di colori per il pulsante. Opzioni: ‘luce’, ‘dark’
  • Ref: un’etichetta per il monitoraggio del numero di click provenienti da una specifica pagina; Questo valore deve essere inferiore a 50 caratteri e può contenere caratteri alfanumerici e alcuni segni di punteggiatura (attualmente +/=-.:_). Specificando l’attributo ref si aggiunge il parametro ‘fb_ref’ all’URL del referrer quando un utente fa clic su un link dal plugin.

Quello che vedete qui sotto è l’implementazione del bottone all’interno del mio sito (lo trovate in alto a destra).

Per sapere se qualcuno utilizza il tasto SEND è possibile, attraverso un minimo di programmazione in JS, intercettare l’evento dell’invio utilizzando il ‘message.send’ del FB.Event.subscribe. Se avete la necessità di modificare la lingua del vostro tasto e volete per esempio utilizzare l’italiano (SEND -> INVIA) dovete semplicemente modificare il codice della lingua da en_US ad it_IT (se state utilizzando XFBML) oppure modificare il parametro “…?locale=en_US &…” presente nella URL del vostro iFrame.

Per quanto riguarda l’analisi del traffico generato, Facebook comunica che nelle prossime settimane rilascerà il parametro ‘ref’ per il plugin e si potrà quindi utilizzare Insight per il monitoraggio del traffico generato. E’ importante segnalare che gli invii generati dal SEND saranno conteggiati nel numero totale dei Like. Il totale dei Like sarà quindi calcolato sommando il numero di preferenze, azioni, commenti e messaggi di posta in arrivo contenente un URL.

Ho provato il servizio autoinviandomi un messaggio sia verso la mia casella di posta Gmail, che verso la posta di Facebook e verso un gruppo al quale sono iscritto, segnalando il mio blog: l’effetto è immediato. Nei gruppi viene visto come un post, mentre verso la posta elettronica e verso un account è visto come un messaggio di chat.

Io sono sicuro che il pulsante Send diventerà “onnipresente” sui siti internet come il pulsante Mi piace.

 

Quella strana puntata di Social-Report

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Ieri sera è andata in onda una “strana puntata” di Report dal titolo “Il prodotto sei tu” e si è parlato di rete, social e tanti altri argomenti in qualche modo correlati. Come faccio di solito, ho seguito contemporaneamente i tweet e le discussioni che avvenivano in rete prima dell’inizio del programma, durante e dopo.  La puntata in questione era stata anticipata sul sito ufficiale in questo modo:

“Condividi” e “connetti” sono le parole del momento su tutte le piattaforme sociali: Facebook, Youtube, Twitter, Foursquare, LinkedIn… Ce ne sono ormai a decine e anche chi aveva delle remore si sta iscrivendo. Tra gli Italiani che vanno su internet, 1 su 2 usa Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg a 26 anni si è fatto un gruzzolo di 7 miliardi di dollari. Anche Larry Page e Sergey Brin avevano 26 anni quando hanno fondato Google e oggi si son messi da parte 15 miliardi di dollari a testa. E’ una nuova corsa all’oro nel Far West digitale. Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie? Condividere è facile anche su Youtube, dove gli Italiani cliccano i video un miliardo di volte al mese e può succedere che qualcuno condivide la roba tua anche se non te lo saresti mai aspettato. Come si fa a difendersi? E come si evitano le trappole che i criminali allestiscono per derubare gli utenti di Facebook quando cliccano il tasto “mi piace”? Circa 17 milioni di Italiani usano Facebook ogni giorno per comunicare con i loro amici, ma in certi casi ti ritrovi buttato fuori. C’è libertà di espressione su Facebook o hanno fatto accordi con il Ministero dell’Interno per monitorare quello che dicono gli utenti? Intanto l’Autorità garante delle comunicazioni sta preparando un sistema per oscurare parti di siti italiani o per sbarrare totalmente l’accesso ai siti esteri sospettati di violare il diritto d’autore. Migliaia di siti potrebbero diventare inaccessibili come oggi capita a thePiratebay, ma c’è anche il sistema per aggirare la censura italiana. Si può tenere insieme la libertà d’espressione con il profitto oppure come ritengono gli hacker solo una Rete anonima e gratuita è libera e al riparo da ogni controllo? Meglio esporsi come raccomandano i californiani o vivere nascosti come raccomandava Epicuro 2300 anni fa e oggi Wikileaks?

Anche io durante il programma sono stato un pò critico, però poi riflettendoci un pò ho cambiato idea riguardo alla riuscita della puntata: la delusione è un effetto soggettivo e ognuno la vive rispetto ad una aspettativa dettata dal proprio grado di preparazione e conoscenza dell’argomento.

Quello che accomuna tutti i delusi guarda caso è l’appartenenza alla stessa famiglia e allo stesso gruppo di “conoscenza”: la rete.

Il programma della Gabanelli a mio avviso ha rispettato la linea di contenuto che aveva anticipato anche nel post del proprio sito ed il livello di approfondimento che in ogni puntata viene dato agli argomenti trattati. In 2 ore, c’è da considerare che in un format televisivo e con determinati ritmi, più di tanto in profondità non si può andare.

Il problema è che a mio avviso si è generato un enorme misunderstanding: da una parte la rete aveva una aspettativa alta su questi argomenti e dall’altra il contenuto era tarato, probabilmente, per un target diverso. Lo si evince riascoltando il linguaggio utilizzato, gli esempi citati ed il livello di complessità con cui sono stati affrontati alcuni argomenti (vedi per esempio la sicurezza).

Nella mia testa mi immagino che quando Report parla di altri argomenti (nucleare, leggi e via dicendo…), potenzialmente ci sia lo stesso “effetto delusione” negli esperti dell’argomento in questione. Questo credo sia normale proprio perchè ognuno si aspetta un contenuto più approfondito rispetto alla propria conoscenza e preparazione. Un contenuto di alto livello sarebbe incomprensibile per i non addetti ai lavori e viceversa. Non esiste un contenuto ottimo per tutti.

In particolare poi la rete, da questo punto di vista, è una brutta bestia: è particolarmente suscettibile quando si toccano argomenti come social, internet e sicurezza, e basta che uno ne parli leggermente fuori dalle righe o al di sotto dell’aspettativa che tutti scrivono, strillano, tweettano e postano incazzati come bisce scagliandosi alla velocità della luce anche contro un qualcosa che fino a due ore prima era un must.

Report ha toccato tanti argomenti più o meno importanti, forse, con eccessiva divagazione, ma tutti particolarmente delicati e da approfondire, soprattutto per un target che ancora oggi confonde Internet con Facebook, utilizza la rete in modo inconsapevole, inserisce i propri dati in siti web senza leggere chi e come li utilizzerà ed imposta le password dei propri account di posta in modo talmente tanto banale che anche un non-cracker sarebbe in grado di violare.

Io credo che il programma abbia fatto da una parte sensibilizzazione e dall’altra eccessivo terrorismo psicologico. Se da una parte è lodevole aver toccato, finalmente, anche questi temi, dall’altra parte ha peccato di superficialità dando spazio ad argomenti che potevano esser evitati: esempio io avrei spiegato perchè il tizio ha subito la violazione della casella di posta elettronica su Google (password debole) invece di spiegare l’utilizzo di firesheep per sniffare i profili di facebook attivi sulla stessa rete.

Concludendo, per quanto riguarda proprio il discorso “terrorismo psicologico” (e qui so di andare un pò controcorrente), io credo che ci siano dei casi in cui è necessario affrontare argomenti in modo più diretto e purtroppo è facile che si superi il livello di sensibilizzazione e di messa in guardia esagerando: però basti pensare al modo in cui è stato necessario sensibilizzare le persone all’utilizzo della cintura di sicurezza o all’utilizzo del casco (esempio: ci è voluta la pubblicità che faceva vedere incidenti stradali e alcune testimonianze), oppure il modo in cui le persone sono state sensibilizzate sulla pericolosità del Nucleare (esempio: ci è voluto Fukushima, non era bastato Cernobil) o infine il discorso fame nel mondo (esempio: c’è bisogno di vedere il bambino mezzo morto tra le braccia della madre per capirlo). Sono tutti casi in cui la sensibilizzazione è borderline con l’esagerazione.

In Italia la questione digitale a mio avviso è grave: tutti pensano che il problema sia la Tecnologia, il Digital Divide e le Leggi quando invece il problema più grande è proprio la mancanza di Cultura Digitale e conoscenza della rete.

 

Google +1, come si attiva, come funziona e gli effetti sulla rete

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Un paio di giorni fa Google, dopo un post su blogspot nel Webmaster Central, ha attivato Google +1 e in rete si è sentito e letto molto dell’effetto che questa nuova funzionalità dovrebbe avere sulle ricerche. Qui potete visualizzare il video Introducing the +1 Button pubblicato su Youtube.

Attualmente Google + 1 è attivo solo nella versione Inglese e per attivarlo è necessario seguire una semplice procedura. Prima di tutto è necessario aver attivato un profilo pubblico su Google Profile e poi spostare il proprio account alla versione inglese di Google per poter accedere a Google.com (e non al .IT). Per poter effettuare questa modifica è sufficiente accedere alla home page classica di Google e premere “Google.com in English“. Una volta completato questo passaggio vi accorgerete di avere un interfaccia leggermente diversa, ma soprattutto in inglese! Da questo momento in poi il vostro profilo sarà impostato (se non l’avevate già) sulla versione in Inglese. Personalmente consiglio l’utilizzo di questa versione di default.

Ora per poter attivare ed accedere alle funzionalità di Google +1 entrate nel Labs di Google, precisamente nella sezione Experimental Search dove troverete le ultime idee in sviluppo e che potete attivare per poterle utilizzare e testare prima dell’ufficializzazione.

 

Attivazione Google +1

Per attivare la funzionalità premete il tasto Join this experiments riportato alla destra del nome del nuovo servizio da attivare. Una volta attivata la funzionalità (vedrete apparire una scritta This is your selected experiment. Leave). Attivazione completata!

Ora sarà sufficiente tornare sulla home page di Google.com e procedere con una ricerca, niente di più facile. Noterete che vicino ad ogni risultato apparirà il nuovo tastino di +1, una scritta che riporta il numero delle persone che hanno effettuato lo share (You +1’d this pubblicity) del risultato e l’elenco delle fototo degli avatar degli utenti che hanno effettuato la condivisione. Una volta cliccato sul pulsante +1 il colore del pulsante cambierà e diventerà colorato, ad indicarvi che avete già espresso la vostra preferenza per quel link.

Risultato della Ricerca "Fabio Lalli"

Quando cliccate sul tasto per esprimere una preferenza, Google vi mostrerà una pagina in un popup nella quale vi chiederà di confermare la vostra preferenza e personalizzare il vostro profilo di Google affinchè i risultati selezionati possano esser raccolti in una pagina e consultati successivamente.

Esprimere una preferenza con Google +1

Da questa pagina è possibile accedere alle Privacy Policy che consiglio di leggere per due motivi:

  1. dalla pagina delle Policy potete capire in che modo verrà utilizzata la vostra preferenza
  2. dalla pagina delle Policy si può accedere alla funzione di configurazione OPT-out di Google e poter decidere se far apparire il vostro nome nel risultato di ricerca di altri utenti, al fine di influenzare la decisione di altri utenti.
Impostazioni OPT-out Google +1

Fatto tutto questo, e selezionate le vostre preferenze, ecco che vedrete apparire nel vostro Google Profile un tab riservato ed accessibile solo a voi, all’interno del quale verranno aggregate tutte le vostre scelte.

Google Profile e attivazione del tab +1

Per i blogger, gli sviluppatori ed i proprietari di siti internet, sarà presto un’altro bottoncino da “appiccicare” sul proprio sito, ma anche se per adesso non è attivo, è possibile farne richiesta su una apposita pagina web.

Anche se la funzionalità Google+1 può sembrare la risposta immediata al «Like» di Facebook, non è così. Le due funzioni (Like e +1) esprimono la nostra preferenza in modo diverso: il «Like» di Facebook esprime il nostro gradimento su un particolare contenuto all’interno di Facebook, di un sito o di un blog e si propaga all’interno di Facebook stesso, mentre il +1 di Google influenza direttamente i risultati di ricerca, AdWords e AdSense andando a definire un parametro di “meritocrazia” della rete.

Praticamente il valore di un contenuto si sposta sempre più nelle mani degli utenti, che saranno sempre più in grado di influenzare le scelte delle ricerche su internet.

 

UPDATE 01/06/2011 : Google pochi minuti fa mi ha attivato la funzionalità (come ad altri utenti) e così ho realizzato al volo un plugIn per poter inserire il bottoncino di Google + 1 all’interno di WordPress. Potete scaricarlo da questa pagina: http://fabiolalli.com/google1button