Web3 Real Estate Landscape | 2022

Oltre al mercato delle opere d’arte e dei asset digitali collezionabili, il mercato degli NFT per gli immobili digitali è in sviluppo (malgrado alcune flessioni avute ultimamente) e le perplessità di molti (tra cui ci sono anche io, tutt’ora).

Questa matrice grafica di progetti include un enorme numero di attori di questo ecosistema, seppur sicuramente qualcosa sia sfuggito alla mappatura (vedi per esempio Propy, RealT e MintGate e altri progetti che sto seguendo).

I progetti di real estate web3 si contraddistinguono principalmente per queste caratteristiche:

  • Consentono compravendita di lotti di terreni virtuali e frazioni, usando inoltre peculiari funzionalità come DeFi o DEX
  • Sono principalmente governate da DAO Company titolari e proprietarie del servizio / piattaforma e DAO Community che detengono diritti
  • La compravendita di spazi, servizi e contenuti utilizza smart contract e blockchain
  • I progetti prevedono la connessione tra metaverso e mondo reale, creando il senso completo di Digital twin
  • All’interno della piattaforma si sviluppano business correlati integrando soluzioni blockchain, SaaS, e altri servizi finanziari come pagamenti, raccolta fondi attraverso crypto asset (nft)

Sintetizzando, le caratteristiche comuni all’interno del mondo Real Estate Web3 sono l’uso di smart contract, la tokenizzazione degli asset e l’archiviazione decentralizzata dei dati.

Queste società mirano ad aumentare la trasparenza, l’efficienza e l’accessibilità nei mercati e nelle transazioni immobiliari sfruttando i vantaggi delle tecnologie del Web3.

A tutti gli effetti, se guardiamo a questo business, con un occhio meno influenzato dai nostri schemi di conoscenza, le società immobiliari Web3 sono effettivamente all’avanguardia nell’intersezione tra l’industria immobiliare tradizionale e le emergenti tecnologie decentralizzate.

2022 l’anno del reality check per gli NFT

Il 2022 è stato un anno di validazione per i brand che si sono totalmente affidati a progetti NFT e hanno affrontato il lancio di iniziative legate a digital collectibles.

Nel corso dell’anno, una serie di crash del mercato, scandali pubblici e un generale calo dell’interesse hanno devastato il mercato degli NFT. Il crollo di importanti scambi di criptovalute e monete come Luna ad agosto e, in modo ancora più esplosivo, FTX a novembre, ha portato ad un brusco calo dei prezzi degli NFT legati a quelle valute.

Il fallimento pubblico di importanti mercati crittografici ha spaventato molto il consumatore medio dall’utilizzo degli NFT, così come le storie di persone che hanno perso tutti i loro risparmi in investimenti in NFT per via scelte incaute, progetti senza struttura e visione o truffe.

Inoltre, anche al di là delle conseguenze generate dai crash, i prezzi degli NFT hanno iniziato una discesa generale già a partire da inizio anno. Ad ottobre 2022, le vendite di NFT erano calate del 90% in quasi ogni metrica – compresi volume e prezzo – rispetto all’anno precedente. Il volume di scambio su OpenSea, uno dei più grandi mercati per gli NFT, è sceso da 3 miliardi di dollari a settembre 2021 a 350 milioni di dollari a settembre 2022.

In parte, il calo e la sfiducia potrebbe essere attribuita al fatto che gli NFT, per come sono stati utilizzati finora, hanno poco valore pratico per gli utenti e spesso il valore di ritorno era limitato a iniziative e benefici fittizi.

Sebbene la blockchain, gli NFT, le Dao, la DeFi, i Wallet e l’Identity siano tutte tematiche abilitanti per progettualità più complete, complesse e integrabili, principalmente gli NFT sono stati utilizzati negli ultimi due anni come beni speculativi o oggetti da comprare e vendere come un pezzo a se stante, senza un legame ed una progettualità di lungo termine. modello in cui sono di fatto caduti alcuni brand e iniziative in diverse industrie, sport ed entertainment inclusi. Sebbene redditizi inizialmente per “l’investitore” iniziale, gli asset senza progetto, e quindi senza domanda nel tempo, hanno fatto perdere valore e di conseguenza attrattività da parte degli utenti.

Per questo motivo, il 2023 vedrà probabilmente i brand alla ricerca di altri modi più pratici ed efficaci per utilizzare gli NFT nelle proprie strategie. Ci sono già prove, progetti ed iniziative che hanno già mostrato come i brand possano realmente creare valore e progettualità di lungo termine: molti infatti stanno utilizzando gli NFT come token / membership e relativi modelli di valore, accesso a vendite anticipate, prodotti esclusivi, eventi con accesso limitato, contenuti extra e iniziative fortemente attrattive per gli utenti / fan.

Marchi di scarpe e non solo, come per esempio Nike, stanno utilizzando gli NFT come strumenti per tracciare e autenticare i prodotti fisici, connessi tramite NFC, QR e BLE, e costruire su questi esperienze aumentate (AR, contenuti, media).

La percezione del web3, in questo anno che si sta concludendo, è stata che si trattasse solo di comprare e vendere queste opere d’arte digitale e figurine simpatiche da valori stratosferici.

Ma al di là di queste opinioni e percezioni quello che nel 2022 è emerso è che ci sono molte più possibilità e potenzialità in termini di sviluppo: gli NFT possono creare trasparenza sui processi di vendita, dare valore ulteriore all’acquisto, attivare benefici. Sembra utopico (ma non è) ma potremmo un giorno (non lontano) scambiare beni fisici e utilizzare gli NFT per tracciare i prezzi, proprietà, verificare la catena di produzione di un prodotto, dare feedback ad un servizio e così via.

Il 2022 dal mio punto di vista è stato l’anno del reality check (positivo) per gli NFT , non solo nel mondo della moda che ha dato la vera grande spinta a questi modelli, ma anche per altre industrie, malgrado il calo delle vendite e del volume di scambio rispetto all’anno precedente.

Il futuro, sono convinto, vedrà sempre più brand che utilizzano gli NFT in modo più pratico e meno speculativo, per l’autenticazione, il tracciamento dei prodotti fisici e come token per l’accesso a eventi e vendite e rewards esperenziali su diversi canali.

Dal Web2 al Web3: opportunità e rischi della transizione digitale

Iniziamo un po’ a parlare di questa transizione digitale dal Web2 al Web3 che stiamo affrontando.

La versione di Internet che tutti conosciamo oggi, partiamo da qui, si chiama Web2, quella di cui io stesso son sempre stato un grande fautore, evangelizzatore e forse pusher.

È un Internet caratterizzato da interattività, conversazione e socializzazione e che abilita la collaborazione tra gli utenti. È un Internet dominato da società che forniscono servizi percepiti come grande valore in cambio dei dati personali. Insomma, tutte quelle “cose belle” che ci hanno facilitato gli acquisti, semplificato la ricerca di un prodotto e di una notizia, permesso di personalizzare tutto quello che vogliamo, accelerato le connessioni sociali, amplificato discussioni e potere di parole, e di cui godiamo oggi su Internet… sono tutte grazie a Web2.

D’altra parte della medaglia però di questo Web2, soprattutto negli ultimi anni, ci sono stati alcuni inconvenienti.

Inconvenienti legati all’attenzione fagocitata da costanti contenuti, alla crescita della noia, alla sensazione di vivere bolle informative, agli effetti collaterali di una droga chiamata Dopamina prodotta dalla continua soddisfazione generata di da avere tutto a disposizione e sentirci onnipotenti, ma soprattutto abbiamo vissuto dinamiche non più accettabili relative al tema del trattamento dei dati. Tematiche che stanno diventando sempre più preoccupanti di giorno in giorno.

È una situazione in bilico, che si sta spostando rapidamente verso il problema più che verso il beneficio e l’evoluzione.

Fortunatamente, negli ultimi anni, questa attenzione a queste problematiche è cresciuta, e contemporaneamente è cresciuta anche la maturità di alcune tecnologie che oggi possono venirci incontro, dando vita ad un onda nuova di Internet chiamata Web3: quell’internet di livello successivo che ci auguriamo possa risolvere i problemi esistenti presenti in Web2.

Non c’è da stupirsi se stiamo vivendo quindi una nuova transizione e se molti utenti stanno ora iniziando a migrare dalle app e servizi del web2 al web3. La transizione spinta anche da motivi speculativi in molti casi, è però solo all’inizio e credo (e mi auguro) che possa accelerare.

Prima che ce ne renderemo conto e prima si arriverà ad un nuovo livello di maturità digitale, consolidando una adozione globale di web3 proprio come è successo in passato quando web2 prese il posto il posto di web1.

ll passaggio dal Web2 al Web3 è a mio avviso necessario, così come sarà necessario in questa transizione digitale evitare errori già fatti e mettere basi, anche normative in evoluzione (seppur estremamente complesso), in grado di abilitare questo nuovo shift.

Nel Web3 , già oggi, sono state creati servizi e modelli che stanno iniziando a soppiantare gradualmente il posto delle loro controparti nello spazio Web, incorporando concetti come decentralizzazione, tecnologie blockchain ed economia basata sui token.

Web3 si riferisce ad applicazioni decentralizzate che girano sulla blockchain. Si tratta di applicazioni che consentono a chiunque di partecipare senza monetizzare i propri dati.

Gli svantaggi di Web2

I giganti del Web2 come Paypal, Facebook, Apple, Instagram e tutti gli altri del GAFAM e del BATX vche non sto qui a citare, raccolgono e monetizzano i dati in modo ormai estremamente sofisticato al limite tra persuasione e manipolazione, e sono in grado di polarizzare su se stessi acquisizione di piattaforme e prodotti – grazie anche alle grandi capacità economiche – in grado di arricchire costantemente dati e pattern comportamentali dell’utente finale, in condizioni differenti.

In molti casi hanno il potere di decidere di “censurare” i nostri contenuti come ritengono opportuno. Il consumatore finale, malgrado le normative introdotte, non ha alcun controllo sulle informazioni, come vengono utilizzate e conservate.

Inoltre, ad aumentare la rischiosità di questo contesto, le infrastrutture utilizzate dai diversi servizi non sono infallibili, e danno vita a data breach all’ordine del giorno.

Se crollano, in termini di sostenibilità e/o modello di business, potrebbero avere, come già successo con diversi down di piattaforme, un impatto finanziario negativo se non letale sulle persone/aziende che dipendono da loro in termini di business.

Infine i servizi di pagamento, esplosi anche dopo la pandemia, richiedono modelli e policy di adesione a linee guida spesso vincolanti e con potere unilaterale di negare il pagamento se la piattaforma ritiene che tali standard non siano rispettati.

Dal Web2 al Web3
Dal Web2 al Web3

Web3 e opportunità

Il Web3, seppur nato con una direzione differente inizialmente, mira a risolvere questi problemi del web2 attraverso l’uso della blockchain e le proprietà che si porterà dietro come la decentralizzazione, l’esser trustless e permissionless.

Ciò significa, in parole semplici, che gli utenti avranno un maggiore controllo su come una piattaforma terza potrà o meno trattre i propri dati, come funziona e come è sviluppata.

Il Web3 è considerato un Internet dove tutto ciò che potrebbe essere fatto in Web2 potrà ancora essere fatto, ma in modo decentralizzato, trasparente e senza la necessità della decisione di una terza parte.

Ad esempio, Facebook non raccoglierà e salverà più informazioni sul tempo di accesso specifico di un utente, la cronologia delle ricerche, immagini e post completamente. Sarà l’utente, attraverso l’autorizzazione dal proprio “wallet” a creare la condizione di accesso e memorizzazione dei dati. Potremo trasferire queste informazioni da una piattaforma ad un’altra, definendo quando e dove. Inoltre, non sarà necessario il permesso di alcuna autorità, quindi nessuno sarebbe in grado di sospendere o impedire di accedere a determinati servizi. Di fatto il Web3 dovrebbe dare vita a una nuova economia digitale globale, creando nuovi modelli di business e mercati.

Un ruolo significativo nel Web3 sarà svolto da NFT, DeFi, Dapps e DAO o del fiorente GameFi, legato al futuro del metaverso (per capire la differenza di significato tra Web3 e Metaverso, ne ho scritto qui). Tra le direttrici di valore del web3 emergenti sta crescendo anche il SocialFi, una combinazione di piattaforma di social networking e di finanza che faciliterebbe l’elaborazione efficiente dei pagamenti senza la necessità di terzi.

Il decentramento derivante dal Web3 avrà impatto di conseguenza anche sul modo in cui verranno sviluppate e create le applicazioni: gli sviluppatori utilizzeranno la tecnologia blockchain, attraverso reti decentralizzate di numerosi nodi peer-to-peer, anziché creare programmi su un singolo server e archiviare i dati in un unico database (spesso un provider cloud).

Web3 e lato oscuro

Se da un lato i grandi player si stanno già muovendo per avvicinarsi al mondo del web3 per non perdere il treno del cambiamento e non poter rimanere indietro, dall’altro lato, sfruttando il grande potere mediatico e le grandi masse già presenti sulle loro piattaforme si stanno muovendo per creare forme di adozione a loro limitrofe ed in grado comunque di generare valore per loro: l’accoppiamento di wallet web3 alle identità di grandi piattaforma del web2… andrà valutato bene.

Tuttavia, il decentramento della rete comporterà anche significativi rischi legali e normativi. La criminalità informatica e la sicuezza, l’incitamento all’odio e la disinformazione, che sono già abbastanza difficili da controllare (ed in forte ed eccessiva crescita in rete), lo diventeranno ancora di più in una struttura decentralizzata a causa dell’assenza appunto di un controllo centrale. Un web decentralizzato renderebbe anche molto difficile la regolamentazione e l’applicazione: ad esempio, quale legge nazionale si applicherebbe a un sito web specifico il cui contenuto è ospitato in numerose nazioni a livello globale e distribuito?

Dal Web2 al Web3: riepilogando

Facendo una analogia con la tecnologia: il Web 1.0 è stato la televisione a tubo ed in bianco e nero, il Web 2.0 la TV piatta e a colori ed interattiva, mentre il Web 3.0 sarà il casco immersivo ed esperienziale nel salotto di casa.

Come già successo nel primo decennio del 2000, in cui il Web 2.0 è diventato la forza rivoluzionaria e dominante nel panorama economico, culturale e comunicativo globale, anche nel caso del Web 3.0, il secondo decennio potrebbe creare uno shit del genere.

Il Web3 comunque a mio avviso è e sarà un’incredibile rivoluzione e come dico sempre nei workshop tenuti negli ultimi mesi

Siamo all’inizio di un viaggio, come quando nel 1995 abbiamo iniziato a parlare di Internet, con una differenza: l’adozione oggi è la stessa di internet agli albori, ma la tecnologia questa volta è maggiormente matura ed il contesto più veloce. Sono certo che non ci impiegheremo gli stessi anni per arrivare ad uno stato di maturità: tanti eventi mediatici e non solo stanno già dando vita a questo cambiamento, è senza dubbio siamo sulla buona strada per l’adozione di massa tra pochi anni

Differenza tra metaverso e web3: non è solo una questione di termini

Dovunque oggi ci si giri si parla di Metaverso, NFT, Virtual Reality e Web3, ma spesso si fa confusione su tanti concetti, accavallandone significati e termini, se non addirittura finalità e metodo. In particolare l’errore più frequente che sento durante la narrativa mediatica è quella di confondere concettualmente il significato senza fare differenza tra metaverso e web3.

Provo a fare chiarezza sui due temi, visto che mi trovo spesso a spiegarlo e “discuterne” in rete, cercando di definire la differenza tra metaverso e web3, e partendo da un concetto di base: sono due tematiche convergenti e complementari, ma differenti.

Il Web3.

Da una parte c’è il web3, di cui ufficialmente non esiste una definizione univoca e comune a tutti, e che ha vissuto due fasi diverse nella loro caratterizzazione e definizione del termine in questi anni. Una prima definizione secondo la visione dello stesso Tim Berners-Lee, creatore del WWW, circa vent’anni fa, vedeva il Web 3.0 come un web semantico, intelligente, grazie alla sua forte caratterizzazione derivante dai dati e alimentata dai servizi evolutivi dell’Intelligenza Artificiale.

Recentemente, la necessità di cercare una soluzione alternativa al modello di internet che si è sviluppato intorno ai grandi player aggregati del GAFAM e BATX, fortemente centralizzato, ha dato luogo al Web3, i cui concetti non escludono la definizione iniziale di web3, ma si differenziano in nella componente tecnologica infrastrutturale: infatti alla base di questa definizione si aggiunge il concetto di web decentralizzato e basato su blockchain.

L’obiettivo quindi alla base dei principi della nuova fase del Web3 è quello di contrastare la supremazia degli shareholder delle grandi piattaforme web in una direzione di un internet più utente centrico e distribuito, e che veda un passaggio forte dal principio Read/Write (del Web2.0) al Read/Write/Own (del Web 3.0) e che di conseguenza vuole far uso di una grande varietà di tecnologie, la cui maturità oggi è maggiore e fortemente convergente: in particolare blockchain, Not Fungible Token (NFT), crypto (DeFi), Decentralized Autonoumus Organizzation (DAO), Intelligenza Artificiale (AI), realtà aumentata (AR), realtà virtuale (VR) e big data & analytics.

In parole povere, il web 3 nasce con l’obiettivo di non alimentare più di dati (e quindi business) solo i grandi servizi centralizzati, illudendo l’utente che sia tutto gratis come accade appunto nella fase Web 2.0, ma trasformare gli utenti in veri owner dei propri dati in grado di guadagnare grazie alla loro presenza, scelte di utilizzo e alle loro attività online, dando ad internet una dimensione inclusiva ed equilibrata.

Il Metaverso.

Dall’altra parte c’è il tema della definizione e visione di Metaverso, che nasce dalla convergenza temporale e dalla maturità di diverse tecnologie, competenze (VR, Hardware Technology, User Interface, Connettività, Gaming) ed mira a definire la convergenza tra fisico e e virtuale e che ha come base centrale del principio l’immersività e la collaborazione, e che – a mio avviso – non necessita necessariamente della blockchain: avremo sicuramente piattaforme di metaverso blockchain based, ma non sarà secondo me l’unica ed imprescindibile soluzione e possibilità.


Non c’è dubbio che si tratti di tematiche oggi in sovrapposizione narrativa (spesso confuse), fortemente complementari progettualmente e virtuosamente convergenti.

Differenza tra metaverso e web3.

C’è quindi Differenza tra metaverso e web3, secondo me si, e nell’immagine qui di seguito è ben sintetizzato.