Startup Week End: Live blogging

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Ore 23.00: Cena, dopo cena, birretta e tutti a casa: ragazzi grazie a tutti, è stata veramente una bella esperienza.

Ore 19.40: E ora …. SE MAGNA!

Ore 19.38: The winner is …. MOMSQUARE

Ore 19.35: Secondi classificati a pari merito SIMPLYASKIT e HABITUDE

Ore 19.35: Terzo classificato SPORTSQUARE

Ore 19:28: le presentazioni sono finite, tra poco si inizia con la votazione.

Ore 19.12: Guido Parissetti presenta BUONO&VICINO

Ore 19.07: Leonardo Pelliciotta presenta WEBTELEVIDEO

Ore 18.55: Gianluigi Bortoluzzi presenta FINDTOOTH

Ore 18.43: Andrea Giusano presenta PILLIT

Ore 18.33: Antonio Orlando presenta SIMPLYASKIT

Ore 18.25: Federico Baravalle presenta BEDFRIEND

Ore 18.17: Gabriella Taddeo presenta MOMSQUARE

Ore 18.09: Gabriele Costamagna con SPORTSQUARE

Ore 18.02: Riccardo Candiotti presenta VENTOORE

Ore 17.52: Edoardo Serra presenta TASSA.LI

Ore 17:40 : Iniziano i pitch: parte Claudio Carnino con HABITUDE

Ore 17.35: Iniziano le presentazioni, con l’ordine:

  1. Habitude
  2. Tassa.li
  3. Ventoore
  4. Sportsquare
  5. Momsquare
  6. Bedfriend
  7. Simplyaskit
  8. Pillit
  9. Findtooth
  10. Buono & Vicino
  11. Web televideo

Ore 17:30 : Presentazione di snakeit – Real & crazy, una startup nata durante la Startup Week End di Milano

Ore 17:15: Si chiudono le attività e tra poco partono le presentazioni.

Ore 15.45: Tassali! (http://tassa.li) è un’applicazione mobile che ti dà la possibilità di condividere in modo anonimo l’evasione fiscale di un locale, un negozio o qualsiasi attività. Ogni volta che un utente non riceve un regolare scontrino fiscale per beni e servizi che effettivamente pagato, utilizzerà tassa.li! Non viene memorizzato alcun dato dell’utente e della struttura. L’obiettivo è raccogliere dati e dare visibilità dello stato di evasione fiscale ed esporre dati e grafici con obiettivo unicamente sociale.

  • Modello di business: Servizio Socialmente Utile
  • Team: Serra Edoardo, Riccardo Triolo, Ciro Spedaliere, Nicoletta Donadio, Bruno Bellissimo

Ore: 15:20 : Ricominciano le attività ed aumenta il fermento per la chiusura dei lavori

Ore 14.50: Marca Sbardella presenta Skuola.net

Ore 14.40: Enrico Castellano cita un detto Zen: “Chi è maestro nell’arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos’è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui pensa sempre di fare entrambe le cose insieme.

Ore 14.15: Enrico Castellano – Co-founder Italian Angels for Growth parla di spunti sull’Innovazione e i finanziamenti.

Ore 14:00: Iniziano i talk. Il primo è Emil Abirashid con Startup Business che presenta il sito, il network e le modalità di accesso.

Ore 13:15 : Pausa pranzo

Ore 13:00SportSquare – Un social game basato su Facebook che permette agli utenti di gestire una società sportiva collaborando con il network di amici.

  • Modello di business: freemium, premium (acquisto di gift e servizi), advertising interno al gioco
  • Team: Gabriele Costamagna, Alex Carpentieri, Alessandro Restagno, Gabriele D’Amico

Ore 12:00Ventoore – Una directory di startup non solo tech con funzionalità di raccomandazione e possibilità per le companies di aggiungere informazioni relative allo stato di evoluzione della società, investimenti, clienti e dare così visibilità ai nuovi possibili investitori.

  • Modello di Business: da valutare
  • Team: Riccardo Candiotti, Emilio Del Giudice

Ore 11:00Pillit – Un sistema che aggrega notizie e permette agli utenti di contribuire con pillole di contenuti ed influenzare la rete di amici che utilizzano il sistema attraverso un sistema di feedback e rating. Verrà sviluppato come piattaforma per Tablet (ipad, Galaxy…)

  • Modello di business: Advertising e differenziazione tra app servizio free e premium
  • Team: David Santucci, Marco Torello, Andrea Allara, Andrea Gulisano, Roberto Cena

Ore 10:00SimplyAskIt – Realizza i tuoi desideri con l’aiuto degli altri. Il sistema ti permette di consente di inserire 3 desideri e permette agli utenti di tovare persone che aiutino alla realizzazione attraverso meccaniche di gaming. Sarà sviluppata un applicazione web, e un applicazione Mobile.

  • Modello di Business: Advertising contestualizzato, Canone per utilizzo di un sistema di analisi per aziende, Sistemi di Gruppi di acquisto
  • Team: Antonio Orlando, Andrea Buffa, Marcello Valentini

Ore 9.00: con un pò di ritardo e sonno cominciano ad arrivare gli startupper

Domenica 13 marzo, inizia il secondo giorno

Ore 21.20: Fine seconda giornata, domani ultima e votazioni. I lavori continuano e mi mancano ancora alcune startup con le quali fare un pò di brainstorming. Bravi a tutti i ragazzi

Ore 20.30BedFriend è un social network per dare la possibilità agli utenti di costruire “amicizie di letto” all’interno della rete degli amici presenti in Facebook e selezione di profili di utenti per affinità psicologiche.

  • Modello di Business: Vendita di crediti per l’acquisto di servizi interni al portale (matching con possibili partner). Altro modello di business la vendita di ranking per visualizzazione del proprio account, advertising.
  • Team: Baravalle Federico, Giorgio Pivano, Mauro Ramero, William Carbonaro, Davide Viroglio

Ore 20.30: Cena e catering.

Ore 19.00: Findtouth, ritroviamo i nostri oggetti. Un sistema che permette di cercare degli oggetti persi. Attraverso un sistema di comunicazione e ricerca installato su Mobile che comunica con gli oggetti associati ad un etichetta Bluetouth. La community che si sviluppa potrebbe aiutare gli utenti a ricercare gli oggetti dispersi.

  • Modello di Business: produzione oggetti da vendere, campagne di marketing per brand
  • Team: Bortoluzzi Gianluigi, Massimiliano Leon, Giulia Villirilli, Nuora Pagano, Guglielmo Apolloni, Rico Di Marco, Andrea Di Domenico

Ore 16.50: Buono&Vicino è un servizio che permette a produttori locali di entrare in relazione con consumatori sfruttando la localizzazione. Il produttore è visto come partner del servizio. Il cliente finale è il consumatore. Sarà sviluppata una applicazione web e una applicazione mobile che potrà esser utilizzata anche dai turisti.

  • Modello di business: Ecommerce e vendita di advertising georeferenziata, canone di servizio degli enti locali
  • Team: Vincenzo Notaristefano, Federica Ugolini, Giorgio Feletta, Guido Parisse, Andrea Scarpelli (@andreascarpelli), Gabriele Kahout, Sara Pellerino, Diego Trinciarelli

Ore 15.50:  Mom2Mom è servizio che permette alle mamme di condividere risorse, generare reti sociali, e organizzare e sfruttare il tempo messo a disposizione dalle altre mamme. Permette alle mamme di condividere le agende, creare eventi ed invitare le mamme ed i bambini. Il legame tra le mamme è basato su un legame forte di amicizia (stile facebook) e permette di gestire informazioni geolocalizzate.

  • Modello di business: advertinsng geolocalizzato, canone utilizzo per aziende ed enti che erogano servizi alle mamme, fee su gruppi di acquisto
  • Team: Lorenzo Setale (@koalalorenzo), Annalisa Puracchio (@alisoba), Stefano Baglio, Gabriella Taddeo, Marco Ciccolini (@overthestop)

Ore 14.00: Comincia la sessione pomeridiana, iniziano i Talk prima di riprendere i lavori: Timo Railo, Trampoline e poi tocca a me.

Ore 13.00: Paura pranzo

Ore 12.14: La prima Startup con la quale mi sono un pò confrontato si chiama Habitude (deriva da Habit + Attitude). Sono un team veramente sul pezzo: sono già passati alla definizione dei web services, hanno definito la grafica e stanno già partendo con il progetto iphone. L’applicazione aiuta l’utente a raggiungere i propri obiettivi e a rimuovere le cattive abitudini (smettere di furmare, perdere peso, iniziare a fare sport). Utilizzando l’app l’utente guadagna Badge, punti da collezionare e può “pavoneggiarsi” con gli amici attraverso un sistema di Social Gaming.

  • Modello di business: due applicazioni Free e Premium. La versione Free permette di aggiungere un solo obiettivo, mentre nella versione Pro si possono aggiungere obiettivi contemporaneamente.
  • Team: Claudio Carnino (@ccarnino), Marco Musella (@i_mush), Simone Piccato,  Timo Railo (@eastdigital), Elisa Sorce, Gabriella Ceccarelli

Ore 10.31: i gruppi di lavoro hanno iniziato il brainstorming. La separazione delle sale non aggrega molto e genera l’effetto biblioteca (eccessivo silenzio e poca energia nell’aria per adesso).

Ore: 9.47: errata corrige, si organizzano LE sale. Purtroppo al Politecnico non c’è la possibilità di portare tutti nella grande sala per la mancanza di tavoli (almeno per adesso). Si perde un pò lo spirito aggregativo dell’evento, separando tutti in sale diverse, ma se questa è l’unica possibilità dovremo adattarci. Sarà un pò un casino per gli interventi e la possibilità di far partecipare tutti.

Ore: 9.34: la sala è praticamente vuota, mancano ancora moltissime persone. Intanto organizziamo la sala.

Inizia la giornata dello Startup Week End di Torino.

Startup Week Torino: appunti del primo giorno

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Dopo Roma e Milano, anche Torino finalmente ospita lo Startup Week End, un fine settimana (11, 12 e 13 marzo 2011) durante il quale ci si incontra per costruire una o più startup. Il format è sempre lo stesso: si sceglie un’idea di business, si progetta e si costruisce un prototipo funzionante ed un modello da presentare, si presenta alla giuria.

A differenza dell’evento di Roma, durante il quale partecipai come startupper nel gruppo di QuickJobs.me che si aggiudicò il primo posto, in questa sessione Torinese partecipo come mentore, rappresentante degli Indigeni Digitali (media partner dell’evento) e sono parte della commissione di valutazione.

La location scelta è il Politecnico di Torino precisamente all’interno del I3P, Incubatore Imprese Innovative. Questa prima giornata è iniziata alle 18.15 e tra qualche ritardatario, la procedura di registrazione e un minimo di organizzazione della sala, si sono fatte le 19.10 quando è stato dato il benvenuto a tutti i partecipanti (circa 40 sviluppatori, 60 persone totale). Completate tutte le presentazioni di rito, sponsor, case history (Qurami) ed organizzazione, è stato dato il via alle presentazioni delle idee.

Si sono presentate 29 persone tra cui alcuni startupper “seriali”, studenti del Politecnico di Torino ed alcuni ragazzi venuti da fuori (Milano, Brescia, Roma…).

La cosa che mi ha più colpito durante questa prima fase, senza entrare nel dettaglio delle singole idee presentate delle quali cercherò di capirne meglio i singoli modelli domani durante le sessioni lavorative, sono stati alcuni errori ricorrenti (e sui quali è forse il caso lavorare un pò di più) che ho notato durante le presentazioni dei ragazzi. Cerco di riepilogarli per punti:

  1. Al momento della presentazione, quasi nessuno ha scandito in modo deciso il proprio nome e cognome;
  2. In quasi tutti i casi, non è stato comunicato il nome del progetto e nei rari casi in cui è stato fatto, non si è capito o era poco chiaro;
  3. In quasi tutte le presentazioni non è stato comunicato il problema che si vuole risolvere;
  4. Molti ragazzi presentavano la propria idea con le mani in tasca e con una postura poco “elegante”;
  5. Ho notato poca determinazione e pochissimo coinvolgimento;
  6. Quasi tutte le presentazioni non erano state preparate ed era evidente dalla mancanza di contenuto;

E ovvio che queste non sono critiche distruttive ma semplici segnalazioni per migliorare le prossime presentazioni, anche perchè sono cosciente che molti startupper sono giovani e non hanno mai affronotato un pitch.

Alla fine delle votazioni, sono state selezionate le 12 idee che andranno alla fase successiva. In ordine di voti ricevuti, le startup selezionate sono state le seguenti:

  • Bedfriend – Social per trovare amici di letto (ristretto)
  • Check-in my goals  – App gestione obiettivi, step by step checkin
  • Cibo buono a Km 0 – App per ricercare online il buon cibo a Km 0
  • Raccomanda il tuo programma televisivo – Motore raccomandazione programmi televisivi
  • Relationship social game for couple – Relationship game for couple based on tasks
  • Esaudisci i desideri online  – Sito web per esaudire i desideri (social)
  • Social network mamme
  • Sito per investire direttamente su startup social game sportivo
  • Social game x virtualizzare il mondo sportivo trova lo scontrino
  • App x Taggare locali dove si è emesso scontri Oggetti smarriti
  • Dispositivo per ritrovare le cose
  • Aglink – Piattaforma creazione pillole di informazione assumi uno sviluppatore
  • Web app per hiring di sviluppatori

Alle ore 21 circa è stato servito il catering: eccezionale, di gran lunga superiore a quello di Roma. Ore 22 circa, tutti a casa. Domani si comincia a lavorare.

Io farò un pò di Live Blogging: se vi va, son qui. Enjoy!

How to build a Startup [72h] // Ignite al Codemotion 2011

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Oggi a Roma si è svolto il Codemotion, un evento che ha smosso oltre 1500 developer da tutta Italia e li ha aggregati presso l’Università di Roma 3. Anche se ho avuto la possibilità di partecipare solo per metà all’evento, essendo arrivato alle 14 circa, posso dire che è stata un vera e bella esperienza. E’ assolutamente d’obbligo fare i complimenti all’organizzazione.

Nella sala N12 a partire dalle 15.30 si è svolta una sessione di Ignite durante la quale ho presentato un talk dal titolo “How to build a Startup [72h]” ossia l’esperienza fatta durante lo sviluppo della neo-startup YepLike! , di cui ho già parlato nel post YepLike! Startup in 72 ore.

Ho cercato di sintetizzare, in 20 slide per 5 minuti, l’esperienza della creazione di una startup con un modalità di fast-execution (forse anche troppo fast, ma si trattava di un esperimento!), provando a trasmettere alcuni principi che ritengo molto validi indipendentemente dalla tipologia di progetto che si vuole affrontare:

  1. Si possono avere 10, 100, 1000 idee, ma se non vengono messe in pratica, è come non averle avute. Anzi in alcuni casi è peggio perchè aumenta il livello di frustrazione personale. Della serie… “cazzarola l’ho pensato, l’hanno fatto altri, potevo farlo io“. Bisogna fare, non solo sognare;
  2. Anche se si pensa di aver trovato un’idea unica, bisogna sempre considerare sempre che in qualche parte del mondo c’è qualcuno che pensando contemporaneamente la stessa cosa, e magari, ha già iniziato a produrla. Bisogna attivarsi e non ci si può fermare pensando di riuscire ad analizzare tutto. Queste sono seghe mentali, quelle che ho definito Mental Masturbations (scusate la traduzione ma era il modo migliore di esprimere il concetto);
  3. Organizzarsi rapidamente, strutturate un team, se possibile, affiatato e con un forte commitment e coinvolgimento;
  4. Assegnare ruoli, task e attività in modo puntuale, così da evitare perdite di tempo, in attesa di capire chi deve fare cosa;
  5. Ottimizzare il tempo e pianificarlo focalizzando il piano su pochi obiettivi, ma determinanti, nell’immediato;
  6. Puntare all’essenziale, al cuore di quello che si vuole sviluppare, tralasciando le funzionalità secondarie, gli abbellimenti e il perfezionamento, ad un seconda fase;
  7. Evitare distrazioni;
  8. Divertirsi lavorando, perchè senza il divertimento non c’è progetto che riesca.

Vi riporto le slide in lingua inglese che ho presentato, e non appena sarà pubblicato in rete, inserirò anche il link al video dell’intervento.

PS: Se trovate dei refusi nelle slide, perdonatemi: queste slide sono state preparate a 3 ore dall’evento, avendo scelto solo oggi di partecipare!

YepLike! Startup in 72 ore

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Qualche notte fa, precisamente venerdì 18 febbraio, in preda al delirio da febbre ed influenza e dopo essermi svegliato a notte fonda e con un deciso giramento di scatole (ma è possibile che uno a 33 anni debba avere la febbre come i bambini!?), mi è venuta in mente un idea tanto stupida quanto simpatica: voglio mettere Like e DisLike, pollici alti e pollici bassi a tutto ciò che non funzionava del mondo reale, insomma altro che internet degli oggetti, Internet of Things, o realtà aumentata…. semplicemente un Like degli oggetti!

Senza vedere se in rete fosse presente o meno qualcosa di simile ed in preda all’euforia da startup (non a caso Nicola Mattina mi definisce Startupparo compulsivo….), mi sono messo a fare una rapida progettazione ed un mockup con Balsamiq. Dopo un paio d’ore di scarabocchi, due righe e un qualche schemi ER, ho deciso di andare avanti: voglio fare una startup in 72 ore, e si chiamerà YepLike! Like or DisLike the World.

Quindi, per potercela fare, è necessario un piano di azione mirato e ottimizzato al massimo:

  1. Definizione del team e ruoli
  2. Definizione delle funzionalità di base
  3. Organizzazione dell’infrastruttura e tecnologie
  4. Poche pippe mentali e fiocchetti, tanta ciccia (un modo di dire … sostanza!)
  5. Sviluppo e Buzz!
  6. Pubblicazione su AppleStore

Partiamo dal primo punto: team e ruoli. Diciamo che di solito mi piace condividere con il network degli Indigeni Digitali le iniziative e vedere chi partecipa. In questo caso però avendo poco tempo a disposizione, sono andato a colpo sicuro su Crino77 e  Alisoba : dopotutto, squadra che funziona (vedi Baby2.0) non si tocca. I ruoli sono sempre gli stessi: Crino al Mobile, Alisoba al design/web/comunicazione e io alla parte Marketing/Web e fuffe varie. Ed il primo punto è smarcato con una email di condivisione del progetto ed il mockup.

Secondo punto: funzionalità di base. Quando si parte con un progetto è facile che ci si faccia prendere dalle manie di grandezza e si cominci a fantasticare intorno all’idea di base montando castelli e tante altre funzionalità. L’effetto di questo errore è che tutto il progetto ci mette più tempo ad uscire e partire. No, non voglio fare questo errore: poche funzionalità e subito. YepLike deve fare 1 cosa: Scatta una foto e la sparo sul sito, geolocalizzata e con il watermark del LIKE o del DISLIKE. Alle altre funzionalità penseremo dopo.

Terzo punto: organizzazione dell’infrastruttura e tecnologie. Considerando il tipo di mestiere che dovrà svolgere questa applicazione (scattare foto ed inviarle al server), in caso di numeri considerevoli di traffico, il sistema dovrà scalare rapidamente sia in termini di storage, che di DataBase e di banda dedicata. L’idea immediata è stata quella di Amazon S3 Storage, ma dopo una rapida verifica, tra attivazione e test vari non ci saremmo stati con i tempi. Abbiamo quindi optato per un servizio, temporaneo, di hosting dedicato e pronto per partire. Tecnologia scelta: Objective-C per iPhone, PhP e MySQL inizialmente per la parte di applicazione Web.

Quarto punto: poche pippe mentali e fiocchetti, tanta ciccia. Come per il secondo punto, uno dei problemi principali di chi parte con un progetto, è quello di voler far uscire tutto già al massimo della perfezione. La domanda che mi sono fatto è: ma esiste una perfezione o si deve ambire ad essa? Io sono per la seconda, e quindi, visto che parliamo di una startup da fare in sole 72h, non dobbiamo fare i preziosi e dobbiamo esser coscienti che ci saranno molte cose da migliorare. Puntiamo a chiudere un applicazione con una UI decente, intuitiva e fruibile ed un sistema stabile. Poi i fiocchetti e tutti gli abbellimenti verranno dopo.

Quinto punto: sviluppo e buzz. Lo sviluppo è iniziato in modo parallelo tra web e iPhone. Da una parte le API che espongono i metodi di Register, Login, Post e dall’altra le chiamate del dispositivo mobile. Infine abbiamo completato la parte web di front end. Visto il poco tempo a disposizione e considerato che sono dell’idea che il marketing serva anche ad una startup (non come ho letto in questo post…) , mentre lo sviluppo andava avanti, mi sono mosso su più fronti per iniziare a far parlare di YepLike! creando un pò di curiosità e cominciando a raccogliere email per l’invito al momento dell’uscita dell’applicazione in Apple Store. Attualmente abbiamo 350 email di utenti in attesa, di cui il 50% è fuori dall’Italia.

Sesto ed ultimo punto: Pubblicazione su Apple Store. Tutto quello che avete letto qui sopra è stato fatto in 7 giorni solari, ma con un totale effettivo di circa 72 ore lavorate . Da questa mattina siamo in stato di Review sull’App Store, quindi si tratta veramente di poche ore e poi YepLike! sarà disponibile. Ovviamente senza un team così affiatato e con un alto commitment non ce l’avremmo mai fatta: grazie Cri, grazie Ali!

Adesso stiamo già lavorando su:

  1. Sviluppare le funzionalità mancanti: visualizzazione su mappa dei like/dislike lato iPhone, gallery personale e pubbliche
  2. Migliorare l’interfaccia dell’applicazione e del sito
  3. Rivedere la tag line e la comunicazione
  4. Predisporre un codice e una struttura più scalabile e pronta ad una potenziale crescita

Ora non ci resta che aspettare e vedere come va. Certo, aver fatto un applicazione che permette di fare Like e dislike agli oggetti, proprio quando Facebook modifica la modalità di funzionamento del Like e la Diesel lancia una sua applicazione per il Dislike, … mi fa pensare proprio bene! Che avessimo azzeccato veramente una Killer Application… 🙂

Nel frattempo se volete potete lasciare la vostra email sul sito per poter ricevere anche voi l’avviso. Enjoy!

Il Venture Capital non è tuo amico

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Ieri pomeriggio tra i vari tweet che leggevo con la coda dell’occhio, mentre lavoravo tra una mail e l’altra, sullo stream di twitter ad un certo punto mi è apparso questo tweet: VC’s Are Not Your Friends .

Visto quanto in questo momento sia caldo il tema legato al mondo delle startup e al mondo dei VC, vedere un post del genere mi ha stupito e allo stesso tempo mi ha lasciato con un certo livello di soddisfazione visto che questo è un consiglio che sto dando da almeno un anno a questa parte, soprattutto da quando ho dato vita agli Indigeni Digitali, ai giovani startupper che sto conoscendo in giro per l’Italia.

Si lo so che sembrerà strano, ma ho sempre pensato e condiviso il pensiero che il Venture Capital non sia un amico dello startupper. Mi spiego.

Mi è capitato, e dal mio punto di vista troppo spesso, di sentir parlare alcuni giovani startupper del loro rapporto con il proprio investitore ed esaltarsi al pensiero di essere IL progetto più importante e l’investimento sul quale verrà messa maggiore attenzione da parte dell’investitore stesso. Sicuramente l’apporto che un investitore porta alla startup, soprattutto nella fase di lancio e quindi sul recruiting, sulla pianificazione, il coaching e la ricerca di contatti non è banale ed ha un importanza forse fondamentale per far decollare un progetto . Il punto però è proprio questo: tutto queste sono consulenze, non “coccole” e non nascono per missione divina o chissà per quale visione celestiale.. I nuovi imprenditori devono capire che un VC non è altro che una forma nuova di investitore finanziario che a sua volta deve soddisfare i propri investitori e periodicamente fornire ai soci i ritorni pianificati. Il non raggiungimento dei risultati (anche nel loro caso), non darà vita ad altri fondi ed investimenti.

Credo sia condivisibile quanto scritto da Steve Blank nel post nel quale racconta questa esperienza:

…But while I was just seeing a single board member, I was just one of twenty companies in their current fund portfolio. Their fiduciary responsibility was to manage a portfolio of investments for their limited partners. And what they promised their own investors was that they would invest money in deals that would grow in value and achieve liquidity. As much as they liked me as the entrepreneur, they couldn’t throw good money after bad when they thought the deal went south…

Attenzione però, non vorrei esser frainteso: non sto dicendo che l’investitore sia un nemico dal quale prendere le distanze. Anzi. Dico che deve esser chiaro fin da subito che si tratta di un rapporto di convenienza, come qualsiasi rapporto basato su un legame economico e di investimento. Il VC, se crede nella vostra idea, ha bisogno di voi per far capitalizzare il suo investimento, e lo startupper ha bisogno del capitale per alimentare e dare forma alla progetto. L’interesse è reciproco e non può esser sbilanciato.

Ho trovato molto interessante un intervento di Tara Kelly nel gruppo Italian Startup Scene nel quale spiega quali sono i segnali che dovrebbero suggerire allo startupper di scartare l’investitore (e non solo il contrario!). Vi riporto fedelmente il contenuto del post:

Essere scartati da un’investitore per un seed capita spesso, certo. Ma quand’è dovresti TU scartare loro? Ecco alcuni punti su cui ci siamo trovati unaninamente daccordo durante un piacevole conversazione fra imprenditori. Scartate gli investitori che…

  1. Credono che si possa fare delle previsionni a 3-5 anni credibile prima ancora di aver raggiunto il product/market fit. Giusto che devi farti una stima, ma se lo credono più di quella – scappate!
  2. Entrano troppo nel dettaglio nel spreadsheet delle financials (“qualcosa non mi quadra nella cella AZ534, sei sicuro di aver calcolato bene i costi di telefonia nel 2013?”). Indica sia che credono nelle previsioni di cui sopra, sia una tendenza alla micromanagement, sia che non hanno idea del fatto che il tuo tempo è meglio speso lavorando sul business, e non dentro excel.
  3. Se dimostra un *qualsiasi* accenno al micromanagement. L’azienda è tua. Sempre. Comunque.
  4. Se dicono “investiamo sul business plan.” Tradotto, vuol dire che quando dovrai cambiare ruota (il famoso pivot), si opporranno con veemenza, rallentando tutto, e forse anche bloccando la crescita dell’azienda. In caso peggiore, potrebbe cercare di rimpiazzarti con qualcuno che seguirà il piano.
  5. Vogliono più del 15-20% per un seed, o più del 5-10% per un micorseed. Se prende quote del genere, non riuscierai mai a prendere fondi da altre parti. Nel futuro sarai condanatto a cercare fondi solo ed esclusivemente in Italia. Perche limitarsi così le possibilità future??
  6. Se si oppongono alle quote di cui sopra perche “portano un valore aggiunto”. Vendi le tue quote per denaro, null’altro. Il valore aggiunto migliore che possono portare sono i contatti. Qundi prima controllare che hanno di fatto MOLTI contatti che servono per crescere il tuo business. Allora è un buon investitore per te, gli puoi dare il privilegio di investire nella tua azienda… ma mica gli devi dare più quote.
  7. Se non ti piace, o se porta avanti un negoziato sporco. Il corteggiemento prima dell’investimento è la parte migliore. Se non ti piace ora, non ti piacerà mai. (understatement)

A proposito di investitori vi segnalo una iniziativa che potenzialmente potrebbe esser interessante: la Banca dell’Innovazione della quale se ne è parlato anche a Montecitorio il 2 febbrario durante l’evento Rifare l’Italia. Trovate un post di spiegazione su Wired  di Dettori, e anche sul sito di Working Capital.

Personalmente, come ho anche detto in tweet durante un intervento di Riccardo Luna, io non l’avrei chiamata “Banca”. A me personalmente il termine Banca ricorda troppo quella sensazione di qualcuno che ti tiene per le palle e al quale devi qualcosa.

Io se faccio una startup voglio un partner, non uno che mi ammanetta: se ci crede, lui mette i soldi e i contatti, ed io la testa, l’idea ed il talento.

La fine di Microfox a Roma

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Qualche giorno fa il sito ecommerce del negozio romano Microfox portava un banner con su scritto svendita totale. La cosa mi è sembrata strana, sapeva di qualcosa di negativo, ma ho pensato che in fondo potesse essere una trovata “commerciale”. No, non era un azione di marketing. Questa volta si è trattato di un fallimento: ora che sia una azione per intascarsi tutto e portarsi via il “bottino” o che sia realmente un fallimento non lo so, ma la cosa certa è che qualcosa non ha funzionato.

Per anni ho comprato il materiale per i miei pc, l’hardware per amici, ho cercato pezzi per potenziare i desktop di casa e le consolle presso il loro negozio, e quel posto è sempre stato pieno di gente, addirittura da dover aspettare 50 minuti in coda. Secondo quanto riportato sul loro sito e che vi riporto qui di seguito, i motivi sono riconducibili ad un sistema degradato che non ha permesso ad una piccola realtà di sopravvivere.

Pubblico, con dispiacere perchè in fondo io mi son sempre trovato bene, quanto scritto sul loro sito e sul perchè della chiusura:

  1. Perché dopo anni di lavoro massacrante certa concorrenza, ormai indebolita e ferita come un animale, ti vuole annichilire (chi ha orecchie per intentedere, intenda) non chiedendosi il vero perché del tuo successo. Verità di successo riassumibile esclusivamente in:
    • non si è vissuto e non si è dormito per anni
    • si è stati chiusi in azienda giorno e notte senza tregua, senza un briciolo di tempo libero e fino al punto di sviluppare gravi malattie
    • si è combattuto anno dopo anno affinché ogni membro dell’azienda, nonostante appartenesse al malato sistema di questo paese, raggiungesse consapevolezza del lavoro e delle difficoltà sociali del contesto in cui esso quotidianamente si svolgeva
  2. Perché quando vengono come commandos a chiederti le tasse, ti domandi dove fossero quando non avevi un centesimo e cercavi qualcuno che ti aiutasse anche solo a comprendere come fare i primi passi e dove trovare la prima misera manciata di soldi.
  3. Perché se un organo ispettivo viene a farti un sacrosanto e legittimo controllo scopri che alla fine del medesimo anche se è tutto a posto, finiscono per incolparti non di tue azioni illecite od omissioni di legge ma di loro interpretazioni provenienti dalla cattiva fama che terzi hanno costruito su di te.
  4. Perché quando chiedi un fido ad una Banca ti senti dire: “cosa ci offre a garanzia che sia di superiore importo rispetto a quello richiesto?”. E quando gli rispondi che hai un business plan, un progetto di lavoro basato su esperienza e studio, ti devi sorbire impotente quel sorrisino tra il sarcastico ed il compassionevole che i bancari notoriamente abbinano al loro secco “mi dispiace, si rivolga altrove”.
  5. Perché i dipendenti di corrieri e trasportatori rubano la merce in quantità talmente grandi che un comune cittadino non può immaginarne il danno. Essi si appropriano del materiale con sopraffine tecniche di furto. E cosa succede? A loro certamente nulla, alle aziende danni economici di proporzioni esagerate e spese burocratiche proibitive per attivare i risarcimenti, sempre che questi siano stati previsti da apposite e costosissime polizze i cui premi aumentano in progressione ai sinistri.
  6. Perché per trovare fornitori seri, affidabili e convenienti, occorrono tragici anni (si parla di anni, signori) di esperienze negative:
    • perdite economiche
    • merce pagata in anticipo e mai consegnata
    • merce mancante e mai rimpiazzata
    • improvvisa scoperta di viltà personali provenienti da persone di cui ti fidavi
    • improvviso abbandono del rapporto commerciale: “scusa ma me so stancato de fa sta vitaccia”
    • merce promessa per uno specifico giorno che ritarda di oltre un mese
    • schede madri da 100 euro sostituite con schede video da 18 euro
    • merce difettosa e mai sostituita ma con il costante impegno del: “non ti preoccupare ti ho promesso che te la porto e te la porterò
  7. Perché ogni volta che paghi le tasse ti domandi:
    • come mai quando sono malato e voglio essere trattato come un essere umano (cioè curandomi per tempo) mi tocca sempre pagare la sanità privata?
    • Come mai per strada devo schivare le buche ma quando viaggio per lavoro o vado in vacanza, per arrivare a destinazione devo pagare fior di quattrini per imboccare l’unico cammino scorrevole (e spesso neanche quello) ovvero l’autostrada?
    • Come mai ovunque io vada con la macchina sono costretto ad organizzarmi ed angosciarmi visto che probabilmente dove andrò non troverò parcheggio e sarà uno strazio?
  8. Perché, anche se sembra impossibile, il reinvestimento dei guadagni, in Italia è tassato. Cosa vuol dire? Vuol dire che se guadagni del denaro e questo guadagno non lo vuoi percepire e divedere come utile ma lo vuoi investire nell’azienda (per esempio comprando più merce per implementare vendite, struttura aziendale e personale dipendente), il calcolo del medesimo a fine anno ti comporta il computo dell’imponibile fiscale (nell’esempio citato sotto forma di tassazione sulle rimanenze di magazzino). Tradotto in termini sociali: devi rimanere piccolo, desiderare soltanto i quattro soldi che ti sudi dalla mattina alla sera e non reinvestire in implementazioni, creatività e migliorie. Chi legge, se interessato all’argomento, si vada a studiare cosa invece accade negli altri paesi CEE…
  9. Perché se un produttore di fama mondiale riconosce sui propri prodotti la garanzia di un anno, tu devi riconoscerne tre e nessuno ti spiega come recuperare i costi di questo diritto del consumatore che nel caso dell’informatica inficiano ogni ricarico o guadagno.
  10. Perché l’energia elettrica, fonte di produttività e di ricchezza costa il doppio rispetto agli altri paesi europei che la generano e ce la vendono.
  11. Perché in questo paese e soprattutto in questa città tutti sono disposti a chiamare “casa” un qualcosa che non è altro che la cella di un alveare chiamato erroneamente palazzo. Perché tutti pagano queste orrende gattabuie centinaia di migliaia di euro con mutui trentennali o sacrifici disumani, incapaci di riconoscere che quello è il prezzo di fantastiche ville con piscina negli U.S.A. o in altre prestigiose località (comprese le capitali) di terzi paesi europei.
  12. Perché fare impresa immersi nel grigiore e nel simultaneo nervosismo di milioni di persone soffocate dalle preoccupazioni e dalla vita persa ad affrontare code e disservizi equivale a degradare se stessi e l’impresa.
  13. Perché in questo paese infernale puoi essere giovane e conservare la solarità della tua età solamente se non sei intraprendente, in caso contrario vieni frustrato per ogni tua iniziativa, per piccola che essa sia… E il remare controcorrente finisce per demolirti nel più profondo del tuo io.
  14. Perché tutti dicono che lo sport nazionale sia il calcio quando nessuno vuole riconoscere che in realtà è l’invidia.
  15. Perché in questo paese si invidia chi ha di più, anche poco di più, non avendo imparato che se c’è chi ha di più sarà per merito dei propri sacrifici e delle proprie notti insonni.
  16. Perché in questo paese non si insegna ad osservare e ad imparare da chi ha ottenuto un potere ma si istiga a giudicarlo e a catalogarlo in precise divisioni sociali che si tramandano di generazione in generazione fomentando odio e pregiudizio.
  17. Perché l’italiano e specialmente il romano si scherma dicendo che “tutto il mondo è paese” quando è sufficiente uscire dall’Italia per vedere, fosse anche dal semplice sguardo delle persone o dallo scorrere del traffico, come questo non sia vero.
  18. Perché gli abitanti di questo paese, anche i più poveri, acquistano biglietti aerei low cost e quando li guardi camminare per le strade straniere vedi chiaramente come non prestino ravvedente attenzione e non si sconvolgano per l’ordine e per la sobrietà urbanistica che rende degna la vita degli altri popoli.
  19. Perché in questo paese si scarica ogni colpa sui politici che altro non sono che cittadini aventi le stesse mancanze del popolo che rappresentano.
  20. Perché questo paese non ha mai imparato che quei pochi che hanno cercato di cambiare le cose si sono dovuti immolare e morire esplodendo in sanguinosi attentati. Perché non ci si domanda a chi vada di andare a morire per una giusta causa quando a nessuno gliene frega niente, quando è lo Stato stesso che non ti protegge.
  21. Perché in altri paesi senti parlare con gioia e vanto delle nuove linee di treni ad alta velocità mentre qui si grida allo scandalo ambientale e all’esproprio dei terreni.
  22. Perché i grandi ponti e le colossali e moderne opere architettoniche degli altri paesi sono i luoghi visitati da ogni turista italiano mentre in patria, il ponte sullo stretto è dagli stessi individui giudicato un latrocinio, uno scempio ambientale nonché una oscenità estetica.
  23. Perché nessuno combatte per riconoscere che a Roma (ma non solo) si circola bene e ci sono parcheggi soltanto nelle aree e nelle vie progettate e costruite ottant’anni orsono, ovvero in epoche dove non vigeva quella che oggi chiamiamo “democrazia”. Democrazia del parlare non potendo realizzare… Perché? Perché la propria parola vale come quella dell’altro… E di altri ce ne sono talmente tanti che tra essi è sufficiente una opinione diversa per non poter realizzare alcunché.
  24. Perché nessuno si accorge che le conquiste sindacali degli anni di piombo pur essendo basate sulla equità e sulla giustizia sociale stanno comportando per l’Italia la fuga degli investimenti privati. Si dice sempre ma nessuno capisce che questo vuol veramente dire: NOI CHE FACCIAMO IMPRESA VI MOLLIAMO PER STRADA, CE NE ANDIAMO IN PAESI CHE CI AMANO, CI INCENTIVANO E CI INVOCANO A GRAN VOCE COME PORTATORI DI OCCUPAZIONE E DI BENESSERE. E quando non ci saranno più imprenditori da incriminare e ragioni sociali da vertenziare?
  25. Perché meraviglie della creatività come la Bugatti, la Ferrari, la Maserati, la Lamborghini, la Ducati, l’arte, la musica, l’alta moda, tutto il design italiano, le prestigiosità alimentari e chi più ne ha più ne metta… Sono frustrate da questo popolo di depressi e repressi abitanti di casermoni da speculazione edilizia anni 50 e 60. Tutti incolonnati in strade buie o spente, stanchi, incazzati e avviliti. Sorridenti solo quando si tratta di cazzeggiare tra amici costretti alla stessa sorte. Tutti avvelenati con gli yacht dei ricchi e potenti che a loro dire “magnano alla faccia de chi nun c’ha manco l’occhi pe’ piagne” quando in realtà probabilmente sono gli unici che combattono per mantenere alto il livello di vita di questo paese.
  26. Perché esci da una giornata di duro lavoro e incontri il degrado della prostituzione stradale che avvilisce il rapporto tra genitori e figli quando negli altri paesi della CEE specifiche normative hanno risolto il problema nel quadro di una degna ed accettabile compagine igienico-sanitaria. Perché in questo paese si lascia consapevolmente questo mercato in mano alla criminalità incrementando il degrado.
  27. Perché se vai da un professionista (commercialista, avvocato, consulente) e lo rendi partecipe dei tuoi alti fatturati (che tra l’altro assolutamente non equivalgono a ricchezza viste le briciole che, se va bene, rimangono da una frenetica e demolente attività quotidiana), ottieni una tariffa/parcella da esproprio proletario… Come se in un normale bar, per un semplice caffè, alla gente comune si chiedessero 80 centesimi mentre a quelli che hanno la parvenza di ricchi si esigessero 10 euro.
  28. Perché in questo paese si proibiscono slot machines e casinò ma… Procapite la gente spende in proporzione doppia rispetto agli altri paesi attraverso i gratta e vinci, le lotterie e il superenalotto.
  29. Perché quei pochi italiani, specialmente romani, che ritagliano un tempo della propria giornata per praticare sport, chiamano “centro sportivo” o “palestra” luoghi e locali che tali non sono. Chi ha avuto modo di vivere all’estero e ha frequentato un centro sportivo sa cosa vuol dire. In Italia e maggiormente a Roma questi centri non sono altro che affollati e malmessi tuguri, pieni di schizzi di sudore freschi, antichi e a volte anche preistorici.
  30. Perché in questo paese e specialmente in questa città si costruiscono stazioni ferroviarie, giardini pubblici, aeroporti ed infrastrutture di ogni genere senza prevedere un piano di manutenzione. Perché le uniche aiuole e gli unici prati ben mantenuti appartengono a proprietà di multinazionali private con sedi legali e manager provenienti da paesi civili. Perché negli aeroporti della capitale tutte le vetrate sono luride e schizzate di lerciume di varia natura.
  31. Perché negli stadi e nelle manifestazioni sportive di questo paese si inneggia ad una identità patriottica che non ha alcun senso compiuto. I turisti che visitano le nostre città, specialmente Roma, escono nauseati dalla puzza di rifiuti e di urina presente sulle strade, dalle defecate dei cani, dai muri sgretolati ed avviliti dalle bombolette spray e dai ristoratori di borgata con lo sguardo spento e scazzato che gli passano conti da ristorante “nouvelle cousine” della quinta strada di New York.
  32. Perché i negozi (salvo il nostro punto Microfox) praticano prezzi altissimi perché a nessuno va di lavorare veramente e tutti vogliono guadagnare tanto investendo poco e dunque ricaricando la merce con percentuali proibitive. E se qualcuno esce da questo seminato, si incazzano, diventano bombaroli e complottano.
  33. Perché quando torni da un paese estero ed entri in un mercato rionale romano ti sembra di essere entrato in un campo nomadi… Campo nomadi dove però, frutta e verdura nostrane, trattate con disprezzante scazzamento romano, costano di più che in un lussuoso mercato invernale della capitale norvegese di Oslo.
  34. Perché le vie e le piazze che fanno da cornice a tutta questa vita romana fanno pietà. Perché a Montesacro e a Centocelle ci sono pini piantati letteralmente in mezzo alla strada. Perché in ogni quartiere si contano decine di degradate, misere, buie e povere stradine senza uscita. Perché i tre centri commerciali più grandi della capitale dispongono di parcheggi labirinto costruiti con la stessa “logica” con cui è stato costruito il “quartiere alveare” Marconi (e tanti altri). Perché le strade che portano ai grandi centri commerciali sono misere e inidonee al traffico che devono sostenere.
  35. Perché troppa gente per strada ha lo sguardo criminale e la faccia sporcata dai pensieri ostili alla creatività ed al buon senso. Perché quando entri nei bar ti accorgi che ognuno di essi è popolato da parassiti fancazzisti. Perché quando guardi negli occhi le persone, leggi in loro una profonda voglia di uccidere al contempo mescolata con la frustrazione del non poter farlo. Perché ogni suonata di clacson che duri più di mezzo secondo è espressione di profondo odio e insulto verso il prossimo. Perché sono troppo pochi gli anziani romani da cui puoi veramente trarre qualche saggio insegnamento.
  36. Perché qui, sono in troppi ad essere organizzati per scaricare le proprie frustrazioni attraverso l’abuso psicologico in famiglia, la pornografia e le perversioni sessuali, le manie, lo sballo da assunzione di stupefacenti, l’utilizzo sfrenato di videogames, la visione compulsiva di film che facciano fuggire dalla realtà.
  37. Perché sei sempre imbottigliato nel traffico e quelle poche volte che l’autostrada è sgombera inizia la tortura dei rilevamenti di velocità tramite sistema tutor, magari mentre sei alla guida di macchine sicurissime che a 130 ci vanno in seconda. Perché nessuno protesta o si coalizza per l’iniquità tutta italiana del non avere scampo per via del calcolo della velocità media che questa sequela di “tutor-trappole” comporta. Negli altri paesi CEE l’autovelox funziona come il toro nella corrida: se sei bravo ti salvi! Qui invece ti inchiodano quelli che hanno il coltello dalla parte del manico, e chi sono? Altri fancazzisti bevi caffè, tutti seduti davanti ai terminali del sistema tutor… E per cosa? Per la sicurezza stradale? Certo che no, i morti vengono prevalentemente dalle statali abbandonate e dall’assunzione di stupefacenti legata alla depressione cronica di questo popolo… Queste trappole reprimenti servono per fare cassa visto che la tassazione tra le più alte del mondo non è sufficiente all’ingordigia fiscale delle istituzioni.
  38. Perché se hai la sfortuna di entrare in un ospedale pubblico, oltre al fatiscente degrado delle strutture, devi subire la visione di infermieri volgari, scazzati, annoiati, spesso ostili… Ed insieme ad essi, le loro bacheche sindacali appiccicose di bolscevismo d’altri tempi e di proclami di diritti contrattuali. Corsie di ospedali con gente anziana trattata come pezze da piedi, obitori straripanti di insensibilità e di sporco mercantilismo del caro estinto in combutta con le imprese funebri.
  39. Perché neanche da morti in questo paese, specialmente a Roma, si rimane liberi dal degrado. Cimiteri infernali, sfondati, scomodi, edificati in quartieracci dai palazzoni fatiscenti. Che bello! Andare al cimitero per ricordare una persona cara e trovarsi a bestemmiare perché non si è trovato parcheggio…
  40. Perché nelle scuole pubbliche a formare le nuove generazioni ci sono faziosi catto-fascisti, catto-comunisti, pseudo rivoluzionari, sinistro-catto-depressi, sinistro-confusi, demo-storditi… Mai nessuno che spieghi i mercati ed insegni ad imparare da chi si arricchisce costruendo e creando. Mai nessuno che insegni che un ricco egoista e sbruffone è probabilmente soltanto un eccentrico creativo che vuol trasformare la propria vita in una emozionante avventura e che per questo va preso come esempio che migliora il mondo e combatte la monotonia dell’uguaglianza e della depressione cronica.
  41. Perché in questo paese tutti fanno tutto allo stesso momento, senza equilibrio alcuno. Tutti in vacanza insieme, tutti al bar insieme, tutti a pranzo e a cena insieme, tutti in file chilometriche per andare al mare insieme. Anche da Microfox venivano tutti insieme per poi dire: “da Microfox c’è sempre la fila…”
  42. Perché se chiedi giustizia, il giorno in cui la ottieni non te ne frega più niente di averla raggiunta visto che sono passati talmente tanti anni che l’attesa è stata ben peggiore ed umiliante del torto subito.
  43. Perché quando uno straniero giunge ospite di un italiano andrebbe offerta a caro prezzo, in cambio di un po’ di civiltà, l’unica mercanzia apparentemente riservata alla sola Italia, l’unica proprietà sociale di ricchi e di poveri, vera prodezza sanitaria ed indiscussa comodità assente negli altri paesi ma presente nel nostro: il bidet.
  44. Perché se non siamo bravi a gestire i budget per migliorare le infrastrutture del nostro paese dovremmo accettare con umiltà l’aiuto di popoli che invece lo sanno fare bene.
  45. Perché le imprese cinesi ci costruirebbero in un decimo del tempo e con la metà del denaro delle magnifiche strade ed autostrade multi corsia nonché delle superbe ferrovie con treni a levitazione magnetica.
  46. Perché le imprese americane gestirebbero con affidabile, puntuale, ordinata e rispettosa professionalità i nostri monumenti e i nostri siti archeologici.
  47. Perché le imprese tedesche ristrutturerebbero e ottimizzerebbero la nostra burocrazia.
  48. Perché le imprese francesi creerebbero per noi molteplici siti funzionali dal basso impatto ambientale per la produzione di energia e per lo smaltimento dei rifiuti.
  49. Perché noi, in cambio di questi aiuti avremmo da offrire meraviglie del design, della avionica, dell’ingegneria, della meccanica e di tutta la genialità che caratterizza alcuni soggetti illuminati del nostro popolo.
  50. Perché dopo che ho lavorato tutto il giorno non mi va di sopportare di dover schivare pericolose radici di alberi che negli anni di abbandono hanno finito per sollevare l’asfalto. Perché non mi va di usare mezzi di trasporto affollati all’inverosimile e climatizzati malissimo (questo quando un mezzo pubblico climatizzato si ha l’onore di trovarlo). Perché non mi va di digerire che a Roma ci siano solo due linee di metrò e che le altre linee dovevano essere pronte da oltre 30 anni. Perché non mi va di rimanere impantanato nei sottopassi per colpa di due fottute gocce di pioggia e di una manica di sfaticati che non effettuano le manutenzione cui sono preposti.
  51. Perché è troppo sfiancante la sicurezza in se stessi dei romani. Sicuri di cosa? Di quale magnificenza? Di quale superiorità? Di quale onore? Di quali ricchezze? Di quali finezze? Di quali invenzioni? Di quali innovazioni? Di quali funzionalità? Di quali forze di volontà creative?
  52. Si! Gli stessi romani che dicono “ma guarda questo chi se crede de esse” mentre loro sono perlopiù (qui si parla di percentuali maggioritarie) dei nevrotici e indebitati depressi cronici che sfogano le proprie frustrazioni in esultanze sportive o colorite espressioni dal carattere troppo volgare per essere considerato una ricchezza per l’umanità.
  53. Perché sono troppi coloro che in questo paese ma soprattutto in questa capitale, promettono senza mantenere. Negli anni abbiamo imparato che la maggior parte dei bugiardi romani non lo fa con cattiveria e nemmeno con malafede, lo fanno per un motivo ben più grave: LO SCAZZAMENTO. Sono semplicemente incapaci di mantenere una promessa perché nel giro di qualche ora (qualche giorno nella migliore delle ipotesi) perdono il senso e l’emozione che l’ha generata. E sapete qual è la cosa peggiore? Che non mantengono le promesse nemmeno se esse rappresentano per i medesimi un grande guadagno… Perché? Perché è più forte l’attrazione magnetica della passività rispetto ai benefici di un guadagno o di un traguardo raggiunto.
  54. Perché non se ne può più di combattere per cose serie e non essere presi sul serio. Non se ne può più di non essere creduti quando si esprime con passione un progetto da realizzare. Non se ne può più di aver già dimostrato di saper fare e nonostante questo, di continuare ad essere trattati (dai comuni cittadini, dalle istituzioni e dalle banche) come gente qualunque.
  55. Perché anche questo scritto non verrà compreso dalla maggior parte dei lettori e forse non sarà neppure letto completamente.
  56. Perché dopo tante frustrazioni è troppo bello essere diventati un’altra gocciolina che alimenta quel bel mare… Quel mare di aziende italiane che chiudono i battenti alla faccia di tutti i parassiti e le “sanguitasse” che inevitabilmente si impoveriranno sempre di più e che, lo speriamo col cuore, periranno con in mano la bandiera della propria fancazzista e passiva ingordigia.

La lettera si conclude così:

ADDIO A TUTTI. E CHE DIO PROTEGGA QUEI POCHI CHE NON APPARTENGONO ALLE CATEGORIE SOPRA DESCRITTE.

In rete ci sono pareri contrastanti sulla legalità di Microfox e sulle modalità di approvvigionamento del materiale, ed è difficile capire che cosa non ha funzionato. Certo, questo sembra lo sfogo di chi si è proprio rotto le balle e non sembra uno che sta facendo un pacco. Che ne pensate?

Visionaria 2010: giovani, imprese e futuro

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Ieri ho partecipato all’evento Visionaria 2010 – 1° Brainstorming Day organizzato dalla Fondazione Ateneo Impresa, istituzione no profit che ha come missione quella di favorire l’aggregazione, la crescita e la valorizzazione dei giovani talenti e diffondere la mentalità imprenditoriale.

Visionaria 2010, presentato con il concetto workshow, è stato creato  su tre parole chiavi principali: “giovani, imprese, futuro” per favorire l’interazione tra giovani, imprese ed istituzioni, all’insegna della libera circolazione di idee.

L’obiettivo dell’evento, che si propone di diventare il primo esperimento in Italia di melting pot creativo, è quello di condividere e far conoscere ai giovani talenti nascosti, attraverso incontri e presentazioni, i casi di successo, le esperienze di imprenditori e dei visionari che hanno concretamente realizzato le loro idee.

Le domande di partenza che si è posto Romolo Di Stefano, presentatore dell’evento, sono state “Quanti talenti inespressi ci sono nel nostro Paese? Quante buone idee non riescono ad emergere? E quindi, chi più di un giovane può essere un visionario? “.

A dare risposte a queste domande ci sono stati molti interventi, più o meno interessanti, e che ho cercato di raccogliere qui di seguito:

  • Gianmaria Fara (Eurispes): parlando delle difficoltà che si possono incontrare nella vita, della burocrazia e della difficoltà che c’è in Italia ad immaginare il futuro, ha detto “La vita non è uno spot, è più complessa di quello che pensate” e poi, sempre rivolto ha continuato dicendo “Non sentititevi una specie protetta perchè le specie protette vanno in estinsione“.
  • Giampaolo Tagliavia (MTV Italia): ha presentato il progetto Tocca a Noi, i risultati ottenuti fino ad oggi e i dati dei sondaggi e delle votazioni effettuate da MTV relativamente alle aspettative dei giovani: c’è bisogno di riforme sulla scuola e sulle università.
  • Giulio Xhaet (Cesop): ha parlato di personal branding e cv 2.0. Il curriculum al tempo del web 2.0 è cambiato, non è più come prima: oggi è in beta perpetual, vivo, destrutturato ma trasparente. E’ basato sul web e sui social media, è presente sui professional network. Ha parlato di casi di successo come Swan Fanning, Mark Zuckemberg, Chad Hurley, Biz Stone, di Andrea Lo Pumo e degli altri Nativi Digitali italiani. Ha detto “I giovani hanno un sentimento radicato: vogliono metterlo in quel posto al potere!
  • Christophe Sanchez (TesiOnline): ha presentato dei numeri relativi al plagio (il 40% della tesi italiane è plagiato). Ha presentato il progetto Compilatio.net , strumento nato per l’analisi dei contenuti e l’individuazione delle fonti e della percentuale di plagio. Ha detto “I giovani che copiano, si perdono un esperienza formativa fortissima, e non portano nulla nel mondo del lavoro
  • Daniela Obaldi (Next Exit): ha parlato degli Invisibili di  Successo, e dell’esigenza di dare visibilità ai giovani che hanno ricevuto premi, che hanno creato progetti, ma che nessuno conosce.
  • Luigi Campitelli (Bic Lazio): parlando di investimenti, capitali e startup ha sottolineato l’importanza di alcune caratteristiche che i giovani imprenditori devono avere: determinazione, curiosità e saper dare risposte al mercato.
  • Massimiliano Magrini (Annapurna Ventures): ex Country manager di Google e Altavista, ha parlato della sua esperienza in Google e della suo nuova azienda-incubatore e accelleratore di nuova generazione, specializzato nel lancio e nel supporto di iniziative imprenditoriali in ambito digitale.
  • Massimo Banzi (Arduino): ha presentato il progetto del primo hardware open Source e le applicazioni della sua creatura. Eccezionale, una persona veramente in gamba.

Sono stati poi presentati alcuni progetti ed alcune esperienze di studenti, giovani e piccole startup. E’ stato molto interessante.

Ci sono stati contenuti, ma non è stato un convegno tradizionale. Ci sono stati i giovani, ma non era una festa. Ci sono stati i manager, ma non era un business meeting.

E’ stato un altro momento di ossigeno, idee, stimoli ed incentivo al fare e al non fermarsi al primo ostacolo.

Organizzare una StartUp

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L’esperienza vissuta in questo periodo, durante la creazione dell’UpStart Drink di Roma, mi ha fatto molto riflettere su pianificazione, organizzazione e collaborazione nell’era del web 2.0. E’ stato bello vedere come persone con competenze diverse e che tendenzialmente non hanno mai lavorato insieme, in poco tempo, utilizzando strumenti web e pochi formalismi, siano riuscite ad organizzare un evento con un discreto successo (!).

Ho pensato così di condividere alcune idee ed alcuni spunti di riflessione che ritengo interessanti e innovativi su come approcciare ed organizzare l’avvio di un progetto startup:

1. Passione e determinazione
Tirare fuori la passione, sarà la caratteristica che farà la differenza. Le idee presentate senza il calore di chi crede veramente nel progetto hanno una vita molto più breve. Andate dritti al vostro obiettivo e non girate intorno alle cose. Pochi giri di parole.

2. Culto del fare
E’ importante sicuramente avere idee, ma pensarle e non realizzarle è come non averle pensate. Seguire il Cult Of Done Manifesto

3. Collaborazione e condivisione
Utilizzare tutti gli strumenti che permettano un lavoro snello e dinamico e che vi permettano di condividere con il team del progetto tutte le informazioni e la documentazione. Io suggerisco strumenti come Google Calendar, Google Docs, Huddle, Doddle, Pooldaddy

4. Dinamicità
Comunicare rapidamente. E’ preferibile una breve e puntuale call su Skype con tutti i collaboratori, piuttosto che una pesante e, spesso, inutile riunione di un giorno. Il tempo è fondamentale.

5. Attenzione al tempo
Io utilizzo la Tecnica del Pomodoro non solo per lo sviluppo ma anche per la gestione di tutte le altre attività quotidiane. E’ importante avere una visione d’insieme e misurare nel dettaglio quanto ci stiamo impiegando, l’avanzamento, il tempo impiegato per le singole attività e dove ci sono gli eventuali sprechi

Gli investitori che incontrerete, anche se la vostra idea sembra funzionare già a parole, saranno molto più interessati se potranno “toccare” qualcosa: una beta, un prototipo o qualunque altra cosa che dimostri la vostra “passione” nel progetto e le vostre capacità di realizzarlo saranno determinanti. I soldi poi (forse) arriveranno… In bocca al lupo.

La bella esperienza dell’UpStart Drink

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Riflettevo a mente fresca sull’esperienza UpStart Drink e lo speed meeting che si è svolto a Roma questa settimana e la sensazione che mi rimane è bella e mi dà un entusiasmo incredibile.

Così come giustamente ha scritto anche Azzurra sul nostro blog di GeekAgenda, non voglio essere troppo di parte e vorrei che le impressioni sull’organizzazione e sull’esperienza venissero dalle persone che hanno partecipato e dalla rete, così come già sta avvenendo su Twitter, FriendFeed e WorkingCapital.

L’impressione che ho avuto fin da subito , confermata anche dai feedback che ho catturato durante il networking libero, è stata sicuramente di forte interesse allo speedmeeting. Questo ha generato curiosità e voglia di mettersi in gioco. La modalità di interazione che abbiamo utilizzato, ispirata allo speed dating (organizzata in due sessioni da un’ora circa con la partecipazione di 10 coppie che interagiscono per 3 minuti a coppia), prevede che si esprimano in poco tempo le potenzialità ed i punti di forza della propria idea di business, del proprio progetto o prodotto e le proprie caratteristiche, tanto da generare nell’altro speed-daters l’interesse per un eventuale collaborazione o investimento.  Questo, per chi non è abituato alla “sintesi” poteva essere un ostacolo e inficiare, pertanto, la buona riuscita dell’evento aggregante. L’effetto invece è stato incredibile: tutti sono stati coinvolti ed estremamente disponibili.

L’ambiente informale, la voglia di confrontarsi e la novità dell’evento sono state secondo me i veri ingredienti che hanno dato a questo evento romano, una caratteristica nuova e una nuova modalità di fare networking. Sono veramente contento perché durante la serata si sentiva forte  la voglia di fare innovazione, energia e passione, condivisione e la volontà di creare un sistema di collaborazione che va totalmente in controtendenza alla mentalità media italiana. Credo veramente che questa sia una spinta e una ventata di aria fresca e che, se cavalcata ed amplificata, possa fare veramente la differenza.

Ho pubblicato su Flickr qualche scatto fatto da David . Ovviamente un grandissimo ringraziamento per questa, prima, bella esperienza va a Waggle, Azzurra, Luca e Cristina: spero veramente che questa collaborazione continui e che questo modello si possa portare anche in altre città.