Progettare un cambiamento non รจ adeguare (solo) quello che ho oggi

Entriamo nell’ottica, rapidamente, che ripensare a domani , a quella che chiamiamo nuova normalitร , non vuol dire pensare soluzioni che partono da processi pregressi, e vincolati a vecchi modelli business.

Ripensare, vuol dire mettere in discussione, completamente, tutto. Compreso il modello di business, la sostenibilitร  ed i processi.

Se costruisco pareti in plexiglass lasciando le distanze tra gli ombrelloni intatte, solo per speculare sul numero di ombrelloni per metro quadrato, senza ipotizzare di partire da quanto piรน semplice (ossia distanziare gli ombrelloni), sto sbagliando l’approccio.

Il risultato non potrร  esser che fallimentare e creeremo dei mostri. Proprio come quel modello che sta circolando relativamente alle pareti per gli stabilimenti. Terrificante.

Entriamo nell’ottica che ripensare a domani non vuol dire pensare soluzioni che partano da processi pregressi, e vincolati a vecchi modelli business. le dinamiche sociali e dare alla tecnologia e alla progettazione una connotazione piรน umana.

Il cambiamento non si risolverร  solo con la tecnologia o con soluzioni fisiche.

Il cambiamento si affronta con la creativitร , con la tecnologia, con l’innovazione con la scienza e con un sano approccio all’esperienza delle persone e ai loro bisogni.

L’innovazione รจ semplicitร .

Spesso cerchiamo l’innovazione in qualche nuova tendenza o tecnologia . Ma innovare non vuol dire solo introdurre qualcosa di tecnologico: innovazione รจ la capacitร  di cambiare l’esperienza utente, migliorandola, in modo semplice, creando un processo senza frizioni e capace di rendere l’interazione semplice, fruibile e memorabile.

Il futuro del Retail passa da User Experience, Analytics e Intelligenza Artificiale

Le aspettative dei consumatori per servizi di qualitร  sempre piรน elevati e accessibili in modo semplice e veloce rappresentano la sfida piรน ardua per i retailer di oggi. Soprattutto se devono competere in un mercato globale dove realtร  come Amazon, Alibaba, eBay, o Google – solo per citarne alcune – stanno scardinando, attraverso la tecnologia, modelli e logiche che sembravano solide e consolidate.

Il paradigma 4.0, caratterizzato da interconnessione estesa, automazione, accesso ai dati, intelligence, si riflette ormai anche nel Retail diventando lโ€™ombrello sotto il quale far cadere anche il concetto di omnicanalitร  dove, paradossalmente, โ€œomniโ€ dovrebbe quasi significare unico. Come lโ€™esperienza dellโ€™utente, unica nella sua espressione di autenticitร  e personalizzazione, coerente nella sua accezione di connessa, integrata, โ€œunicaโ€ indipendentemente dal tipo di canale e dalla sua natura fisica o digitale.

Retail 4.0 e user experience: non lasciamo che siano โ€œparole al ventoโ€

Secondo gli analisti di Bloomberg, in particolare della divisione Bloomberg Intelligence, i โ€œdigital-native retailerโ€ continuano a rimanere i piรน competitivi rispetto ai commercianti di tipo tradizionale, anche di coloro che tutto sommato stanno investendo inย  tecnologie digitali innovative. Tuttavia, cโ€™รจ un aspetto importante che ritrovo nellโ€™analisi di Bloomberg: a quanto pare, chi non investe in innovazione tecnologica continua a cedere market share ai concorrentimentre chi prova ad apportare qualche cambiamento (anche portando un piccolo servizio digitale nello store fisico, come il catalogo sfogliabile da un tablet) ha qualche chance in piรน di resistere alla forza competitiva dei grandi retailer digitali.

Eppure, secondo il report dellโ€™Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano, il processo di trasformazione del Retail italiano รจ ancora lento. Solo il 42% dei grandi retailer considera lโ€™innovazione un fattore chiave per competere oggi. Un dato che mi lascia decisamente perplesso, ancor di piรน se guardo la percentuale di spesa: quella per lโ€™innovazione digitale rappresenta solo il 20% degli investimenti complessivi di un retailer italiano.

Con questi numeri cโ€™รจ il rischio che il divario tra i top player digitali ed i commercianti del nostro paese si amplifichi ancor di piรน. E quando la forbice sarร  troppo ampia, le lamentele sullโ€™aggressivitร  dei vari Amazon e Google serviranno davvero a poco.

Il rovescio della medaglia, per fortuna lo si vede andando a guardare le tipologie di investimento. La maggior parte di chi investe in un percorso verso il Retail 4.0, seppur non ancora del tutto strutturato, lo fa in progetti di front-end che hanno come obiettivo il miglioramento della customer experience. Peccato solo che, ancora troppo spesso, siano focalizzati solo sul punto vendita, tralasciando quindi le logiche dellโ€™omnicanalitร  e lโ€™approccio Retail 4.0, i quali dovrebbero invece essere i veri motori di innovazione.

Intelligenza Artificiale ed intelligence sui dati (analytics avanzate) daranno una forte accelerata al Retail 4.0

Per capire cosa sta succedendo nel mondo Retail e su quali tecnologie si potrร  puntare per innescare il nuovo paradigma 4.0 tocca volgere lo sguardo, ancora una volta, verso gli Stati Uniti dโ€™America.

Walmart, una delle piรน grandi e famose catene di supermercati e negozi al dettaglio del pianeta, ha introdotto allโ€™interno di 50 dei suoi negozi (il numero ridotto รจ legato al solo fatto che, per ora, il progetto รจ in fase di sperimentazione) alcuni โ€œShelf Scanning Robotsโ€, robot che monitorano la situazione negli scaffali controllando scorte, esposizioni, comunicazione, prezzi richiamando lโ€™attenzione dei commessi solo se strettamente necessario (la gestione delle scorte per esempio puรฒ essere totalmente automatizzata e gestita dagli stessi robot collegati direttamente con il magazzino).

AmazonGo, ormai lo sapete tutti, รจ lโ€™esempio evidente della nuova frontiera del Digital Retail, un negozio che basa sulle tecnologie piรน innovative tutta lโ€™esperienza di acquisto in-store, compreso il check-out che avviene senza bisogno di passare dalle casse per il pagamento. Le persone che entrano nel negozio vengono monitorate attraverso sistemi di riconoscimento delle immagini e sensori che registrano il comportamento di acquisto (ed i beni immessi nel carrello). In uscita i clienti non pagano, ricevono la ricevuta della transazione di pagamento direttamente sul proprio account Amazon.

In questo secondo caso, la customer experience รจ evidente, lโ€™esperienza di acquisto รจ semplice, rapida, soddisfacente per lโ€™utente. Nel primo caso, trattandosi di un progetto di efficienza operativa, il nesso con la customer experience รจ piรน โ€œsottileโ€ ma cโ€™รจ: vi siete mai trovati in un negozio dove mancavano a scaffale dei prodotti e siete dovuti andare alla ricerca del personale di vendita per chiedere informazioni? Ecco, con i robot di Walmart questo non accade piรน.

Il mantra: user experience (ed engagement)

Quello che accomuna questi due esempi (sicuramente un poโ€™ estremi ma che servono a far capire che โ€œchi correโ€, investe in tecnologia ed innova vince nella gara competitiva globale) sono le tecnologie adottate: Intelligenza Artificiale(computer vision, riconoscimento immagini, sensori di movimento, ecc.) e Analytics (sofisticati sistemi di analisi e gestione intelligente dei dati).

Due delle tecnologie che piรน di altre rivoluzioneranno, ancora, il mondo del Retail offrendo, in particolare, gli strumenti necessari alla data monetization, ossia alla valorizzazione (in termini di business) dei servizi digitali erogati e della user experience offerta alle persone. Ecco alcuni esempi di come questo potrร  avvenire:

  1. personalizzazione degli storefront per ogni singolo cliente: lโ€™Intelligenza Artificiale consente, attraverso il riconoscimento facciale, di identificare le persone che entrano in uno store fisico; lโ€™analisi avanzata dei dati (per esempio lo storico degli acquisti o le conversazioni dellโ€™utente circa uno specifico brand sui digital media) permetterร  poi di adattare lโ€™esperienza di acquisto della persona, per esempio con display che erogano contenuti ad hoc pensati per โ€œquelโ€ cliente, servizi e prezzi personalizzati, riconoscimento di premi o promozioni particolari, ecc.
  2. individuazione delle preferenze di acquisto: gli assistenti virtuali (come Alexa di Amazon), inseriti in un negozio, possono aiutare i clienti con le scelte di acquisto suggerendo servizi o prodotti in base alle loro preferenze e bisogni (anche se non direttamente espressi in quel momento ma analizzabili attraverso gli analytics)
  3. riconoscimento e comprensione delle emozioni: attraverso lโ€™analisi delle espressioni facciali รจ possibile capire lo stato dโ€™animo di una persona; da qui, il passo per poter rendere unica e personalizzata la sua esperienza di acquisto non dovrebbe essere complessa;
  4. analisi real-time delle informazioni: in questo caso gli analytics e lโ€™Intelligenza Artificiale entrano in gioco โ€œdietro le quinteโ€ e poco importa se lโ€™esperienza di acquisto stia avvenendo in uno store fisico oppure online. Quel che conta รจ che lโ€™analisi in real-time dei dati e lโ€™apprendimento automatico (machine learning) diventano gli strumenti opportuni per creare in modo proattivo una esperienza utente unica e personalizzata, disegnata a seconda dello specifico contesto (dove si trova lโ€™utente, cosa sta facendo, che tipo di abitudini sta mostrando, che tipologia di servizi o prodotti sta consultando, ecc.).

A fare da fil rouge รจ sempre la user experience, anzi, volendo estendere il concetto ad un linguaggio di business, che renda bene lโ€™idea della possibile monetizzazione di questa esperienza, dovremmo parlare di user engagement. Un principio che va ben oltre le buzzword marketing ma che si puรฒ concretizzare in un vero e proprio framework metodologico di riferimento per i Retailer.

Questi gli elementi dello user engagement framework (cosรฌ come lo abbiamo sviluppato in Iquii):

  1. connect: comunicare, relazionarsi, connettersi con i propri utenti attraverso tutti i canali ed i device possibili;
  2. engage: far vivere a questi utenti unโ€™esperienza โ€œmemorabileโ€ (attraverso diversi strumenti e progetti) affinchรฉ gli rimanga un ricordo (del brand, del servizio, ecc.);
  3. analyze: analizzare i dati lungo tutta la filiera integrando i dati provenienti da tutti i canali che hanno consentito al brand/retailer di entrare in contatto, comunicare, stabilire un ingaggio/relazione con le persone per creare nuovi servizi, sviluppare campagne marketing ad hoc, fidelizzare i clienti, sviluppare nuove idee.

Questโ€™ultima fase รจ quella che porta alla monetizzazione vera e propria ma, senza le prime due, rischia di essere solo una grande scatola vuota.

Intelligenza Artificiale ed emozioni: il legame รจ nella user experience

Di recente mi รจ capitato di scrivere un articolo per Bancaforte, magazine dedicato al settore bancario, parlando di โ€œbanca emozionaleโ€ e di come lโ€™Intelligenza Artificiale (IA) possa rappresentare un grande volano di cambiamento per un business ormai piuttosto tradizionale.

Il riferimento alle emozioni non รจ casuale: quando ci sono di mezzo le persone รจ inevitabile che la componente emozionale abbia un peso ed un valore. Soprattutto oggi dove la soddisfazione per un bene acquistato o un servizio ricevuto si compone di molte variabili, molte delle quali soggettive ma il cui peso sullโ€™esperienza (user experience) vissuta (anche quando si tratta di chiedere un prestito in banca) รจ sempre piรน rilevante e determinante nelle scelte delle persone.

E non sono casuali nemmeno i risultati del nuovo Osservatorio del Politecnico di Milano dedicato allโ€™Intelligenza Artificiale che evidenziano come, in Italia (in linea con il resto del mondo), le applicazioni di IA piรน diffuse in questo momento siano quelle legate allโ€™Intelligent Data Processing e ai Virtual Assistant (in questo momento prevalentemente Chatbot).

Le emozioni che possono โ€œprovocareโ€ i dati

Nel primo caso si tratta di soluzioni che utilizzano algoritmi di Intelligenza Artificiale per recuperare informazioni e conoscenza utili ad avviare processi decisionali piรน rapidi, se non addirittura automatizzati. Mi rendo conto che sia difficile vederci qualcosa di emozionale in questo ma la componente emotiva non sta nella tecnologia in sรฉ quanto nel risultato che puรฒ produrre.

Facciamo un esempio concreto: io sono un utente decisamente digitale ma, molto spesso, amo visitare alcuni store fisici, soprattutto per la scelta di abbigliamento ed accessori sportivi. Ci sono alcuni brand che preferisco rispetto ad altri e che seguo attraverso differenti canali, anche tramite blog e social media, non solo per sapere le ultime novitร  di prodotto ma per scoprire atleti, eventi, attivitร , ecc. Se questi brand riuscissero a tracciare queste mie attivitร  ed interessi (con il mio consenso, ovviamente!) – sfruttando analisi avanzate di dati – riuscirebbero ad offrirmi servizi personalizzati che vanno ben oltre lโ€™accoglienza in store salutandomi per nome o proponendomi uno sconto extra il giorno del mio compleanno. Servizi personalizzati che, sulla base di algoritmi auto-apprendenti di machine learning, possono addirittura auto-costruirsi in funzione di analisi predittive per essere perfettamente in linea con le mie specifiche esigenze in un dato momento ed in uno specifico contesto.

Mi spingo oltre: ipotizziamo che abbia pianificato di correre la maratona di New York a novembre e che in quei giorni sia previsto maltempo sulla cittร . Uno dei brand piรน lungimiranti nellโ€™utilizzo dellโ€™Intelligent Data Processing potrebbe inviarmi un messaggio tramite app o con un semplice servizio di messaggistica istantanea dicendomi che le loro persone sono orgogliose del mio impegno e che tutto il loro team mi sarร  vicino. Per dimostrarmi questa vicinanza lโ€™azienda mi offre uno sconto particolare sullโ€™acquisto di un nuovo servizio o prodotto pensato apposta per i maratoneti per affrontare le intemperie, oppure mi farร  recapitare nel giro di poche ore un pacco con una coperta termica per riscaldarmi dopo la corsa sotto la pioggia, o ancora mi consegnerร  in albergo โ€œla cena del campioneโ€ tramite una partnership con qualche ristornate o servizio di consegne di ciboโ€ฆ

Sono solo esempi, naturalmente, che mi servono per far capire il legame tra Intelligenza Artificiale ed emozioni: lโ€™Intelligenza Artificiale aiuta ad incrociare grandissime quantitร  di dati e ad analizzarli in tempi rapidi formulando in modo automatico scenari possibili e suggerendo quindi ad un brand come โ€œconquistareโ€ Fabio Lalli; lโ€™emozione รจ quella che vivo io grazie alla user experience personalizzata che il brand ha deciso di costruire attorno a me (suggeritagli dallโ€™Intelligenza Artificiale che mi ha monitorato e analizzato incrociando i miei dati con โ€œnโ€ altre variabili).

Empatia anche con assistenti virtuali e chatbot

La componente emozionale risulta forse piรน evidente quando si parla di assistenti virtuali e chatbot, agenti software (oggi in realtร  disponibili anche con dispositivi hardware, pensiamo ad Alexa) in grado di interagire con le persone (e perchรฉ no, anche con un altro robot) per eseguire unโ€™azione o offrire un servizio.

In questo caso cโ€™รจ unโ€™altra componente dellโ€™Intelligenza Artificiale ad entrare in gioco, quella legata al Natural Language Processing (NLP), cioรจ lโ€™elaborazione, la comprensione e lโ€™utilizzo del linguaggio naturale; quella โ€œcosaโ€ che ci permette oggi di entrare in empatia con Siri, Alexa o Pepper.

Oggi forse siamo ancora un poโ€™ lontani dallโ€™entrare in sintonia e stabilire una connessione emotiva con un robot umanoide, ma chi di noi non si รจ arrabbiato con Siri o ha ringraziato educatamente Alexa (o viceversa!) per lโ€™assistenza ricevuta.

Al di lร  di queste considerazioni, da leggere piรน come โ€œesercizio di stileโ€ che non come scenario evolutivo tecnologico, ciรฒ che sta avvenendo con chatbot e assistenti virtuali รจ sintomatico di un cambiamento sociale profondo: le persone preferiscono chiedere assistenza ad un software perchรฉ piรน rapido, piรน preciso ed efficace di una persona e, sempre piรน, persino piรน educato di un essere umano.

Sto lanciando delle provocazioni, sia ben inteso. Non รจ mia intenzione sostenere che lโ€™Intelligenza Artificiale sia sostituibile allโ€™uomo; tuttavia, in un mondo dove le persone necessitano di attenzione e cura, perchรฉ si sentono protagoniste o semplicemente perchรฉ vogliono essere โ€œcoccolateโ€ o ricevere servizi personalizzati e puntuali, รจ proprio lโ€™Intelligenza Artificiale (ed una buona userย Experience ) che puรฒ aiutare i brand a dare delle risposte concrete in questa direzione.

Digital Arena: per unโ€™esperienza lunga un giorno (e di piรน!)

Si avvicina il 2019, momento in cui a San Francisco (California) i Golden State Warriors inaugureranno la loro nuova casa: sarร  il Chase Center, una nuova arena sportiva super tecnologica che ridefinisce il concetto di stadio dove tra divertimento, coinvolgimento, emozione e sport, ma anche comfort e sicurezza, la protagonista assoluta sarร  sempre lโ€™experience delle persone. Ho deciso di raccontarvi la storia del Chase Center perchรฉ รจ una delle visioni piรน efficaci di Digital Arena, cui ci abitueremo molto presto

Piastrelle per pavimenti che generano elettricitร  quando le persone ci camminano sopra. Lampioni che attraverso la tecnologia Li-Fi trasmettono dati alle persone che passano sotto il fascio di luce. Video di realtร  virtuale e aumentata che fanno sentire fan e tifosi parte del gioco in campo pur rimanendo seduti sui loro divani e poltrone. No, non รจ fantascienza, รจ la tecnologia che una delle squadre di basket piรน trionfanti dellโ€™NBA, i californiani Golden State Warriors, sta giร  testando in vista del nuovo stadio – il Chase Center ย – che aprirร  a San Francisco nel 2019. Un complesso sportivo di 12 acri (vale a dire quasi 5 ettari, 50mila metri quadrati) che ospiterร  negozi, ristoranti e parchi divertimento/intrattenimento aperto non solo per i giochi dei Warriors ma anche per concerti e altri eventi.

Quello dei Golden State Warriors รจ, a mio avviso, un esempio tangibile di cosa voglia dire oggi Digital Arena e di come lโ€™accesso agli stadi sportivi e alla fruizione dei servizi (da parte non solo di tifosi e fan ma di tutte le persone che vogliono spazi innovativi e attrattivi dove poter vivere nuove esperienze) stia radicalmente cambiando.

I Warriors in realtร  sono sempre stati molto avanti da questo punto di vista, da anni sperimentano lโ€™uso delle nuove tecnologie allโ€™interno del loro stadio di basket di Oakland (nella baia di san Francisco); qualche anno fa furono tra i primi, per esempio, ad allestire la loro arena con iBeacons di Apple e altre tecnologie per testare nuove modalitร  di ingaggio e relazione con i fan (principalmente attraverso iniziative di gamification e per inviare notifiche push di benvenuto ai fan quando entrano nellโ€™arena).

Lโ€™esperienza dura tutto il giorno, non solo nelle ore passate nellโ€™arena

ยซLโ€™obiettivo numero uno per noi รจ lโ€™esperienza, indipendentemente dal fatto che le persone si troveranno nella nostra nuova Digital Arena per una partita dei Warriors o per una conferenza, una performance di un artista, un concerto o un qualsiasi altro evento di intrattenimento. Lโ€™esperienza non deve essere seconda a nessuno!ยป, sono le parole da tempo diffuse da Kenny Lauer, fino a giungo di questโ€™anno Vice President Digital & Marketing dei Warriors (oggi coinvolto in un nuovo progetto di business in qualitร  di Chief Experience Officer in progetto di Intelligenza Artificiale e di interazione uomo-macchina)

Parole cui fanno eco quelle del CMO dei Warriors, Chip Bowers, che in una intervista rilasciata lo scorso anno a DMN โ€“ Digital marketing News ha raccontato la sua idea di Digital Arena: unโ€™esperienza, non solo un luogo fisico, che comincia dal mattino a dura tutta la giornata.

http://www.dmnews.com/digital-marketing/the-golden-state-warriors-shoot-for-immersive-fan-experiences-with-new-arena/article/579597/

Questo il racconto di Bowers: un ospite si sveglia al mattino, controlla il suo calendario e si rende conto che รจ il giorno della partita. Mentre si prepara per la giornata, riceve una notifica push tramite unโ€™app che gli offre una tazza di caffรจ gratuita da un partner partecipante. Successivamente, i Warriors scoprono che questo fan รจ anche titolare di un abbonamento stagionale. Quindi, il brand gli invia unโ€™offerta di notifica push per effettuare prenotazioni presso uno dei ristoranti del Chase Center, assicurandosi che le prenotazioni vengano gestite coerentemente con i tempi delle partite (non sia mai che lโ€™ospite scappi via dal ristorante dimenticandosi la mancia!).

Una volta che il fan arriva al ristorante, viene salutato da un host e gli chiede se vuole il suo consueto antipasto o qualcos’altro, il tutto con una organizzazione dei tempi tale da far arrivare il tifoso alla partita il piรน rapidamente possibile. Dopo cena, il fan si dirige verso il campo da gioco e mostra il suo biglietto tramite smartphone. Il tifoso viene quindi scortato al suo posto dove un membro del personale lo ringrazia e lo informa che c’รจ una maglia del suo giocatore preferito disponibile nella sua taglia per l’acquisto, che puรฒ ricevere sia direttamente al suo posto oppure ritirare al centro commerciale dello stadio. E poichรฉ questo fan รจ titolare di un abbonamento, il membro dello staff gli offre uno sconto del 20%.

Una volta iniziata la partita, i Warriors lampeggiano il nome del fan sul mega schermo ringraziandolo per aver rinnovato lโ€™abbonamento, aver acquistato il biglietto, ecc. Alla fine del terzo quarto il fan potrebbe ricevere una notifica push per una birra gratuita offertagli da uno dei partner della squadra di basket. Alla fine della partita il tifoso riceve altri servizi, come per esempio la conferma dellโ€™auto che lo riaccompagnerร  al porto dove prendere il traghetto (di cui gli verranno comunicati orari, biglietti, servizi, ecc.) nella baia di San Franciscoโ€ฆ

Non solo, il brand potrร  utilizzare una serie di dati e informazioni demografiche e comportamentali per inviare informazioni sugli eventi futuri, in linea con le reali aspettative delle persone. ยซUna giornata di questo tipo avrร  senso se saremo in grado di assicurare ad ogni singola persona la giusta esperienza, quellโ€™esperienza che deve essere adattata a ciascun individuo in modo indipendenteยป, sono le parole di Bowers

Esperienza significa coinvolgimento, il coinvolgimento inizia ancor prima di inaugurare la Digital Arena

Bowers riconosce che la creazione di questo tipo di esperienza richiede alla base non solo le adeguate infrastrutture tecnologiche ma anche la capacitร  di gestire e analizzare incredibili moli di dati e input.

Obiettivo che la famosa squadra di NBA non lascia certo in secondo piano. Da quasi un anno il brand ha lanciato un programma chiamato Fannovate (i fan possono condividere le loro idee e dare i loro spunti ai Warriors tramite l’hashtag #Fannovate su Twitter, dicendo agli organizzatori cosa vorrebbero, che cosa si aspettano ma anche quale dovrebbe essere per loro la miglior experience nella nuova Digital Arena).

Si tratta di uno sforzo di coinvolgimento dei fan che non rimarrร  fermo allo โ€œscambio di ideeโ€; per dimostrare lโ€™impegno del brand nei confronti dei propri tifosi ma anche dei fan o semplicemente delle persone incuriosite, i Warriors hanno fatto sapere che le idee piรน promettenti saranno โ€œincubate e prototipateโ€ come parte dellโ€™experience design del nuovo Chase Center.

IOT, SmartHome e User Experience: in che direzione stiamo andando

Immaginate un mondo dove tutto, nelle vostre vite, รจ connesso a Internet e agli altri, dallo smartphone al Pc fino alle luci di casa, allโ€™acqua, allโ€™automobile. Un mondo dove ogni cosa puรฒ essere controllata e pilotata da remoto con app e comandi vocali. Un mondo che รจ giร  realtร .

Dellโ€™Internet of Everything avevo giร  scritto qualche tempo fa ย sottolineando come lโ€™ingovernabilitร  del fenomeno (e lโ€™ingestibilitร  della miriade di dati che vengono generati quotidianamente) dipendesse dalla mancanza di visione e dallโ€™incapacitร  di riuscire ad approcciare il cambiamento traendone le giuste opportunitร  (sia da parte delle aziende ma anche da parte degli utenti consumer), focalizzandosi troppo spesso sulla tecnologia e dimenticando, invece, lโ€™elemento piรน importante: la user experience.

Sono passati tre anni e per fortuna le cose sono un poโ€™ cambiate. Oggi siamo nel pieno boom della Smart Home ed entro il prossimo decennio (anzi, probabilmente anche molto prima) gli oggetti intelligenti che avremo in casa saranno di uso comune, esattamente come avere uno smartphone in mano.

Secondo una recente ricerca di Intel entro il 2025 ci sarร  almeno un dispositivo intelligente in ogni casa. Scenario molto verosimile grazie anche alla messa a fuoco di alcuni grandi Big player come Google, Amazon ed Apple che stanno accelerando proprio sullโ€™IoT tendendo la mano in particolare agli utenti finali conquistandoli, as usual, con lโ€™esperienza emozionale.

Questi colossi stanno facendo il loro ingresso anche in Italia: il termostato Nest di Google รจ arrivato in Italia allโ€™inizio di questโ€™anno, Amazon Echo che integrerร  lโ€™assistente vocale Alexa in italiano arriverร  nei prossimi mesi, il recentissimo HomePod di Apple arriverร  a dicembre (ma in inglese, per lโ€™italiano si dovrร  attendere ancora un poโ€™). Parallelamente si svilupperanno una miriade di altri oggetti e progetti ma ciรฒ che hanno โ€œdi buonoโ€ le strategie di questi Over-The-Top รจ riuscire a creare quel clima di interesse e fiducia delle persone sul quale si fonda poi lโ€™intero mercato.

Tralasciando lโ€™analisi delle loro politiche aggressive, spesso molto discusse perchรฉ minano la libertร  dei โ€œgiochi concorrenzialiโ€, quello che mi interessa analizzare รจ il comune denominatore delle strategie di questi big, cioรจ la massima e quasi unica focalizzazione sullโ€™utente.

Nest รจ un termostato intelligente ma arriva in un mercato ormai saturo; come riuscirร  a conquistarsi i suoi spazi? Innanzitutto รจ un oggetto di design, cool (lo ha progettato lโ€™inventore dellโ€™iPod!), รจ in vetro e alluminio con un display touch luminoso e minuziosamente curato nei dettagli, puรฒ essere controllato e gestito via app (sia per iOS sia per Android)โ€ฆ ma la cosa in assoluto piรน importante รจ che nasce come oggetto realmente intelligente: dispone di un sistema di intelligenza artificiale che gli consente di adattarsi alle abitudini delle persone, cosรฌ non cโ€™รจ alcun bisogno di programmarlo perchรฉ si accenda alle 6 del mattino, capirร  da solo quando deve avviarsi per far trovare la casa alla giusta temperatura quando le persone si svegliano.

Ed รจ proprio da qui che parte la sua avanzata sul mercato, sta diventando lโ€™oggetto dei desideri come lo sono stati lโ€™iPhone e Netflix. E sappiamo bene fin dove si รจ spinto il loro successo!

Apple sta giocando la stessa partita con HomePod. Si posiziona sul mercato piรน tardi degli altri, come al solito, con un oggetto che costa quasi il triplo rispetto ai concorrenti Google Home e Amazon Echo, ma con un posizionamento ed una strategia che, ancora una volta, hanno lโ€™utente, la sua esperienza, le sue emozioni al centro. HomePod รจ un concentrato di sofisticate tecnologie completamente trasparenti ai consumatori che non solo regola in real-time e completamente in autonomia lโ€™ottimale diffusione della musica in una stanza (indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalla sua ampiezza) ma integra Siri, Apple Music, Apple TV e puรฒ fungere da ripetitore HomeKit per pilotare con la propria voce le luci di casa, i termostati, le serrature e via dicendo (ovviamente anche tramite app via iPhone, iPad o Apple watch), nonchรฉ inviare messaggi, leggere news e via dicendo. Il tutto con una qualitร  del suono che lo colloca ben al di sopra dei concorrenti.

Quello degli assistenti vocali intelligenti in casa sarร  il vero grande punto di svolta dellโ€™IoT e della Smart Home perchรฉ oltre ad integrare avanzate tecnologie nella loro progettazione ci si รจ ricordati, a differenza dei predecessori della domotica, dellโ€™utente, della qualitร  e del valore della sua โ€œexperienceโ€. Un risultato che potrebbe sembrare banale ma non lo รจ affatto, la domotica รจ fallita perchรฉ troppo sofisticata sia per chi la utilizza sia per chi deve vendere ed installare certi sistemi. Quello che ci stanno insegnando gli Over-The-Top รจ che la sofisticatezza tecnologica (che non puรฒ mancare, sia chiaro!) deve essere โ€œmascherataโ€ agli utenti: a loro non interessa sapere cosa cโ€™รจ dentro un oggetto, un sistema, unโ€™appโ€ฆ a loro interessa sapere cosa puรฒ fare per loro! E questo vale tanto per le soluzioni consumer quanto per quelle business.

Wearable: second display, notifications e nuove interazioni

Da qualche tempo sono entrato in possesso dei Google Glass e del nuovo Samsung Gear. Mi sono preso qualche giorno per provare tutto ed utilizzare un sistema completo fatto da smartphone Android + Account google + dispositivi wearable prima di dare feedback e condividere pensieri ed opinioni in modo prematuro.

Di solito non scrivo recensioni di prodotti tech, e questo post non vuole appunto una recensione. Piuttosto vorrei condividere una riflessione molto pratica sul futuro dei dispositivi indossabili e delle opportunitร  che si possono aprire con la diffusione e l’adozione di queste nuove tecnologie.

Second display, notifications e nuovi processi. Questa รจ la sintesi della mia esperienza. Dopo aver indossato insieme Gear e Glass, abilitati da un sistema completo come quello Android, durante una giornata tipo, posso confermare che il vero valore รจ nella possibilitร  di liberare le mani dallo smartphone ed avere una fruizione piรน naturale delle informazioni. In mobilitร . Una esperienza molto meno vincolante.

In pratica il vantaggio di questi dispositivi non รจ nell’aggiungere nuove funzionalitร  ma migliorare l’esperienza attuale e la fruizione di alcune informazioni disponibili giร  sullo smartphone, trasformando il processo di ricerca, fruizione e consumo in modo piรน naturale, annullando quasi completamente la necessitร  di tenere impegnate mani o sguardo.

L’esempio testato personalmente, รจ un viaggio in scooter per andare da un cliente:

GalaxyS3 nella borsa, Gear al polso e Glass indossati. Navigatore attivo tramite il Galaxy. Informazioni, notifiche, ed eventi al polso in realtime. Sul display dei glass ย il tragitto ed altre notifiche. Squilla il telefono, vedo dall’orologio il chiamante, rispondo e faccio lo switch dell’audio sui Glass. Continuo il percorso, completo la chiamata, arrivo a destinazione sapendo di aver ricevuto 8 email e aver visto in anteprima l’sms ricevuto. Sano e salvo. Senza toccare lo smartphone.

Qualcuno mi dice che sono troppo multitasking. Vero, ma sarร ย necessario in futuro esser ancora piรน multitasking? Secondo me no, anzi, le cose potrebbero cambiare. L’orologio siamo abituati a guardarlo giร  normalmente. Il display dei Glass si controlla con la stessa esperienza d’uso e colpo d’occhio con il quale si controlla lo specchietto retrovisore della macchina. In linea generale la mia esperienza mi porta a pensare il contrario: utilizzando i sensi e gli arti in modo piรน naturale, tutto si facilitร  e ritorna ad “esser normale”. Non avremo bisogno di tenere impegnata la mano per impugnare il cell, controllare il display e guardare avanti e potremmo allontanarci da molti altri piccoli “tic” che abbiamo (controllare le notifiche, accendere il cell anche quando in standby…). Forse ne avremo altri? Possibile.

Il concetto che comunque vorrei sottolineare รจ l’importanza del display secondario e delle notifiche: sempre in modo piรน pervasivo siamo bombardati da notifiche e suoni che ci distraggono portando l’attenzione sullo smartphone. Avere un sistema integrato che ci permetterร  di estendere il display ed indossarlo in parti del corpo comode (polso, dito, occhiali) , avere delle notifiche in punti piรน funzionali e leggibili, sarร  necessario.

Pensate banalmente al pagamento possibile con gli occhiali. Avete il moribondo QrCode? Ecco, immaginate di poter guardare lo scontrino con il suo codice attraverso l’occhiale, veder apparire la conferma di pagamento, processare il tutto senza fare almeno 4 azioni (prendi il portafogli, metti la carta, inserisci il pin, riprendi la carta). Ma non solo, le applicazioni sarebbere tantissime.

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Il tema del futuro non sarร  la quantitร  e la qualitร  della tecnologia indossata ma l’attenzione richiesta per gestire la tecnologia.

Chi riuscirร  a progettare sistemi sempre piรน utente centrici ed integrati, vincerร  la battaglia sul mercato.

Sulla base di questa esperienza fatta (e che continuerรฒ a fare per capire sempre meglio come inserire queste tecnologie nei processi di vita) e sulla base dei progetti che stiamo portando avanti, ho pensato di realizzare un elenco di principi per la progettazione di tecnologie indossabili. In particolare, secondo me, un progetto wearable dovrร :

  1. risolvere un problema sostanziale e ricorrenteย per la persona
  2. avere una progettazione che parte dall’uomo e non dalla tecnologia
  3. migliorare l’esperienza e non distrarre con notifiche eccessive
  4. aumentare le capacitร  umane, non sostituirle
  5. diminuire i problemi generati dall’aumento degli oggetti tech indossati
  6. connettere anche altri sistemi senza necessariamente aver N dispositivi tra di loro “sordi”
  7. permettere una scalabilitร  del software indipendentemente dallo sviluppo hardware
  8. ridurre l’invasivitร  dell’hardware in modo inversamente proporzionale al software sempre crescente
  9. evocare una sensazione naturale e non richiedere alla persona di adattare e forzare il comportamento.
  10. rafforzare l’esperienze dell’utente rendendola piรน ricca e memorabileย 
  11. automatizzare e snellire interazioni uomo / dispositivo

Se si progettano strumenti in questo modo, la tecnologia non diventa un qualcosa in piรน, ma realmente una estensione della persona e dell’esperienza. E la battaglia all’esperienza, dovranno affrontarla non solo le aziende che producono le tecnologie, ma anche chi progetta servizi in cui le tecnologie sono parti integranti di uno o piรน processi.

L’experience e la customer experience saranno i campi su cui ci si batterร  per farsi spazio tra tutti i competitor.

Mi hanno chiesto come vedo io il futuro delle tecnologie in mobilitร . Io direi: un tablet, un wristband-phone e gli occhiali, tutti connessi verso il dispositivo connesso ad internet.

Sarร  una esperienza magnifica. Futuristica, ma nemmeno troppo.