La nuova (rin)corsa ai dati: estrarre valore in profonditร  con lโ€™AI e il metodo D.E.E.P & 4V

Lโ€™AI ha ridato vita alla nuova (rin)corsa al petrolio dei dati. Lโ€™entusiasmo generato dai media e lโ€™enorme afflusso di capitali di rischio (oltre 4 miliardi di dollari investiti negli ultimi mesi) hanno innescato una gara serrata per ottenere un vantaggio competitivo nellโ€™estrazione di dati (di qualitร ) e nellโ€™uso dellโ€™intelligenza artificiale.

Come con il petrolio, in cui la sfida non รจ stata tanto trovarlo, quanto saperlo raffinare e utilizzare per creare valore, ora succede con l’AI e con i dati. Cโ€™รจ un rischio reale in questa rincorsa che sta giร  iniziando a dare i primi segnali: muoversi con troppa fretta e ottimismo puรฒ portare a progetti di AI senza un effettivo ritorno, mentre un approccio troppo lento rischia di produrre soluzioni obsolete ancora prima di entrare in funzione.

Lโ€™obiettivo, per molte aziende, รจ trovare il giusto equilibrio, costruendo progetti che abbiano un impatto concreto e duraturo sul business, evitando di investire tempo e risorse in โ€œpozzi a seccoโ€.

Gli errori comuni nella creazione di progetti AI based

Lโ€™intelligenza artificiale non รจ piรน una mera curiositร  sperimentale, ma una tecnologia matura che puรฒ rivoluzionare la progettazione, lo sviluppo e la distribuzione dei prodotti. Le aziende in grado di sfruttarla correttamente avranno senza dubbio aumento di produttivitร , riduzione dei costi e capacitร  finora impensabili in alcuni ambiti.

Per ottenere questi benefici, ed evitare i due errori comuni che ho visto giร  ripetutamente ripetersi, รจ necessario un livello di attenzione e progettazione su :

  1. Mancato allineamento con gli obiettivi aziendali: investire in AI solo perchรฉ โ€œva di modaโ€ conduce a progetti lunghi, costosi e privi di impatto concreto. Senza legare l’uso della tecnologia ad obiettivi di business chiari, si finisce per scavare in aree prive di petrolio di valore.
  2. Profili non adeguati: lasciare che un progetto sia gestito esclusivamente da team tecnici, senza coinvolgere business e prodotto, produce soluzioni che non rispondono alle reali esigenze dellโ€™azienda, e del mercato. รˆ come costruire un oleodotto senza sapere per quali mercati si sta estraendo.

Individuare il livello di maturitร  ed i casi d’uso con il framework D.E.E.P.

Negli anni ho imparato che non basta avere dati o tecnologie allโ€™avanguardia per realizzare progetti di AI realmente efficaci. Il vero successo risiede nella capacitร  di individuare i giusti โ€œcampi di estrazioneโ€ e di definire chiaramente i criteri di impiego, evitando di farsi condizionare dal F.O.M.O. (Fear Of Missing Out) e puntando invece su un attento processo di analisi e assessment.

Partendo da queste esperienze, ho sviluppato gradualmente, in particolare nellโ€™ultimo anno, un framework chiamato D.E.E.P. (Dati, Esperienza, Ecosistema, Processo). Applicato in diversi contesti industriali, questo approccio mi ha permesso di identificare il livello di maturitร  e le aree di intervento di unโ€™organizzazione rispetto allโ€™adozione dellโ€™AI, riuscendo cosรฌ a raffinare continuamente la metodologia. Lโ€™idea di โ€œprofonditร โ€ introdotta dal D.E.E.P. mira a valutare con precisione la situazione attuale dellโ€™azienda e la sua capacitร  di generare valore attraverso lโ€™AI, analizzando quattro dimensioni chiave, ciascuna con le sue analisi specifiche e i relativi output:

  1. Dati: in questa fase vengono valutati la disponibilitร , la qualitร , la strutturazione e la pulizia dei dati, conducendo unโ€™analisi di data readiness che include lโ€™inventario delle fonti, la valutazione delle lacune e la definizione di eventuali interventi di miglioramento. Lโ€™output finale รจ un quadro chiaro del patrimonio informativo disponibile, con indicazioni su come preparare i dati per lโ€™addestramento di modelli IA.
  2. Esperienza: qui si verifica la presenza di esperti di dominio, la profonditร  della conoscenza interna e la capacitร  di interpretare correttamente le problematiche da risolvere con lโ€™AI. Lโ€™analisi comprende lโ€™identificazione degli stakeholder chiave, la mappatura delle competenze e la valutazione delle lacune conoscitive. Lโ€™output consiste in un piano per coinvolgere le figure di riferimento, colmare eventuali gap di expertise e facilitare il trasferimento di conoscenza ai modelli di intelligenza artificiale.
  3. Ecosistema: in questa fase viene esaminata lโ€™infrastruttura tecnologica, organizzativa e culturale dellโ€™azienda: lโ€™integrazione tra strumenti, piattaforme, team e processi esistenti viene valutata attraverso unโ€™analisi di compatibilitร  e scalabilitร . Lโ€™output รจ un documento di raccomandazioni su come allineare o aggiornare lโ€™ecosistema tecnologico, indicazioni su eventuali cambi di tool, su come integrare l’AI nei flussi di lavoro esistenti e su come preparare lโ€™organizzazione ad accogliere nuove soluzioni.
  4. Processo: infine, vengono analizzati i workflow operativi, la loro ripetibilitร , standardizzazione e documentazione. Attraverso un assessment dei processi, si individuano le attivitร  a maggior potenziale di automazione o ottimizzazione tramite AI. Lโ€™output di questa fase รจ una mappa dei flussi di lavoro prioritari, con indicazioni su dove introdurre lโ€™IA e suggerimenti per la modellazione del processo, al fine di massimizzare lโ€™efficacia dellโ€™intervento tecnologico.

Lโ€™insieme di queste analisi e output fornisce cosรฌ una visione integrata dello stato di maturitร  dellโ€™azienda e orienta i passi successivi verso lโ€™implementazione di soluzioni IA solide, mirate e sostenibili.

Un esempio, banale, ma concettualmente efficace: unโ€™azienda retail che vuole generare report accurati sulle tendenze di vendita partendo da un insieme di flussi di dati prevalentemente digitali ma integrato di dati cartacei disordinati, note interne non standardizzate e appunti informali sul comportamento dei clienti. Senza informazioni strutturate e digitalizzate (Dati), senza uno staff che abbia codificato a fondo la logica commerciale o le metriche critiche da monitorare (Esperienza), senza strumenti integrati per gestire e processare le informazioni (Ecosistema), nรฉ procedure ripetibili per lโ€™analisi delle vendite (Processo), lโ€™uso dellโ€™AI diventa evidentemente inefficace. รˆ come cercare di โ€œestrarre valoreโ€ in un contesto caotico, senza i fondamenti necessari per ottenere risultati significativi.

Dopo il DEEP, l’analisi delle 4V per definire le prioritร 

Una volta individuati eventuali gap, maturitร , i potenziali โ€œgiacimentiโ€ e gli ambiti di intervento grazie a D.E.E.P., occorre ora valutarne il potenziale, cosรฌ da permettere all’azienda di comprendere, senza illusioni o aspettative non correttamente tarate.

A questo scopo, utilizzo un modello che ho rivisto di un framework chiamato V.V.V. a cui ho aggiunto una quarta dimensione e trasformandolo in V.V.V.V. (Valutazione, Valore, Velocitร , Visione):

1. Valutazione

  • Scopo:verificare la fattibilitร  reale del progetto, considerando competenze, risorse e contesto normativo, cosรฌ da identificare gli ostacoli e le soluzioni necessarie prima di investire ulteriormente.
  • Analisi: in questa fase si mappano i gap di skill interne, si valutano i fornitori o partner potenziali, si considerano i requisiti legali e i vincoli tecnici. Questo passaggio serve anche a definire se conviene formare il personale interno, assumere nuovi talenti, acquisire tecnologie o esternalizzare parte dellโ€™iniziativa.
  • Azioni: la conclusione della โ€œValutazioneโ€ รจ un piano operativo che evidenzia investimenti da effettuare, competenze da integrare (make or buy), modalitร  di coinvolgimento dei partner esterni e interventi per ridurre i rischi e aumentare la sostenibilitร  del progetto.

2. Valore:

  • Scopo: stabilire la reale utilitร  dellโ€™iniziativa in termini di impatto su costi, ricavi, efficienza e vantaggio competitivo. Lโ€™obiettivo รจ comprendere se lโ€™investimento genererร  risultati tangibili, evitando di puntare su soluzioni prive di ritorno.
  • Analisi: si identificano i KPIs rilevanti, si stimano i potenziali incrementi di produttivitร  o risparmi di tempo, si analizzano le opportunitร  di crescita dei ricavi e si verifica se il progetto supporta gli obiettivi strategici dellโ€™azienda.
  • Azioni: a valle di questa fase, lโ€™azienda ottiene una chiara definizione del ritorno sullโ€™investimento (ROI) atteso, una mappa dei benefici misurabili e una lista di prioritร  per focalizzarsi sulle iniziative a maggiore impatto, orientando cosรฌ le risorse dove offrono piรน valore.

3. Velocitร 

  • Scopo: valutare i tempi e le modalitร  di implementazione per garantire che il progetto non diventi obsoleto prima di essere completato. In un contesto di rapida evoluzione tecnologica, come quella che viviamo oggi, รจ essenziale agire con tempismo e definire release incrementali.
  • Analisi: si esamina la complessitร  delle attivitร , la disponibilitร  delle risorse, la presenza di eventuali colli di bottiglia, e si definiscono milestone e roadmap temporali. Ciรฒ consente di capire se รจ meglio avviare subito il progetto o se attendere migliori condizioni.
  • Azioni: Il risultato รจ un piano di roll-out agile, con rilasci progressivi, test intermedรฎ e la capacitร  di reagire rapidamente ai cambiamenti del mercato e alle nuove tecnologie, prevenendo un eccessivo allungamento dei tempi e inutili sprechi di risorse.

4. Visione:

  • Scopo: garantire che lโ€™iniziativa non sia solo unโ€™opportunitร  tattica ma anche strategica, inserita in una prospettiva di medio-lungo termine e allineata ai trend futuri del settore e alle evoluzioni interne allโ€™azienda.
  • Analisi: si verifica la coerenza del progetto con la strategia complessiva, si valuta la capacitร  di scalare la soluzione nel tempo, di adattarsi a nuove esigenze o mercati, di integrarsi con altri progetti in pipeline e di sfruttare tecnologie emergenti.
  • Azioni: una volta conclusa lโ€™analisi sulla Visione, lโ€™azienda dispone di una roadmap di lungo periodo e di linee guida per far crescere o adattare lโ€™iniziativa nel futuro, assicurando che lโ€™investimento si riveli un asset duraturo e non una soluzione effimera.

Lโ€™integrazione di queste quattro dimensioni (Valutazione, Valore, Velocitร , Visione) consente allโ€™azienda di definire un quadro completo delle opportunitร  e dei rischi, assicurando interventi mirati, sostenibili e coerenti con il contesto presente e futuro. L’integrazione della componente Visione introduce a mio avviso una valutazione di lungo termine cosรฌ da dare una prospettiva che permetta, nelle valutazioni progressive, di capire se la direzione รจ coerente e se attuale rispetto al contesto. In particolare questo punto di valutazione รจ utile quando il progetto non restituirร  immediatamente risultati creando una condizione di sfiducia e quindi possibili decisioni non piรน coerenti con le valutazioni iniziali.

Utilizzando i due framework D.E.E.P. e 4V., si individuano a questo punto uno o due casi dโ€™uso veramente promettenti, interessanti non solo per una area aziendale, che sia il business, l’applicabilitร  tecnica o la notiziabilitร , e si definisce un piano trasversale che coinvolge l’azienda in una trasformazione spinta dall’AI e pronta per essere messa in produzione senza sprechi di risorse e in unโ€™ottica di crescita sostenibile.

Linee guida chiave:

  • Coinvolgere piรน competenze: servono persone e competenze che conoscano sia la tecnologia sia il mercato, per assicurarsi che lโ€™AI estragga il giusto tipo di โ€œpetrolioโ€ e non sabbia.
  • Cambiare i processi di sviluppo: le metodologie tradizionali non si adattano perfettamente ai progetti trainati da AI. Occorre rilasciare prototipi, testare sul campo, iterare. รˆ come calibrare un nuovo impianto di raffinazione fino a trovare lโ€™ottimale. Bisogna introdurre una mentalitร  iterativa, orientata alla raffinazione degli errori e non al giudizio sul fallimento.
  • Procedere per piccoli passi: iniziare con progetti circoscritti e ad alto impatto, per minimizzare i rischi e imparare dallโ€™esperienza, รจ meglio che cercare di trivellare subito in profonditร  senza la giusta preparazione, una giusta motivazione e una corretta sostenibilitร .

Finisco il concetto continuando sulla metafora del petrolio: muoversi senza criterio sullโ€™onda dellโ€™hype porta a pozzi a secco e risorse sprecate. Agire troppo lentamente significa concedere il vantaggio e perdere in competitivitร . La chiave รจ trovare lโ€™equilibrio, individuare i giacimenti di dati giusti, usare il metodo DEEP per capire come estrarli ed un modello come il 4V per prioritizzare ciรฒ che puรฒ davvero generare valore per il business. In questo modo lโ€™AI diventa il vero โ€œpetrolioโ€ dellโ€™era digitale, una risorsa su cui costruire un vantaggio competitivo duraturo.

Data Is The New Oil: anche per Adidas con Runtastic

2015. Runtastic GmbH, applicazione per il fitness ed il running con 70 milioni di utenti viene acquisita da adidas, per 239 milioni di dollari. Per molti una follia, per tanti altri una operazione di brand e avvicinamento alla piรน grande community di fitness.

Per me, che ne parlo nelle lezioni in universitร  e master dal momento dell’acquisizione, una operazione mirata principalmente ai dati. Si, ai dati: luoghi, percorsi, abitudini, prodotti indossati, mood, relazioni ed interessi sportivi.

Dati in grado di trasformare i processi di R&D, lo studio di nuove opportunitร  di mercato e rivoluzionare, attraverso i dati, la progettazione, il design stesso e perchรฉ no i materiali.

Oggi Runtastic ha oltre 170 milioni di utenti e Adidas, dopo aver lasciato inalterata la piattaforma per un periodo – cosรฌ da non rompere la fiducia della community – e aver poi successivamente accostato il proprio brand alla piattaforma, esce allo scoperto con un primo prodotto ufficialmente DrivenByData: una scarpa con intersuola stampata sui dati di migliaia di atleti.

Il futuro delle aziende รจ nella capacitร  di creare, aggregare e acquisire dati ed utilizzarli per modellare processi, metodologie, prodotti e servizi e rendere se stesse sempre piรน veloci, competitive ed adattative.

DataIsTheNewOil

L’estensione di Facebook: l’attenzione dell’utente, il tempo, i dati e l’esigenza di fare soldi costantemente.

Un anno fa scrissi un post, parlando della estensione quasi liquida di Facebook in piรน direzioni di mercato, che FB avrebbe implementato la funzione di cerca lavoro, dopo la modifica della spalla dei profili (che giร  prometteva tanto). In tanti commentarono che non essendo il business di Fb, non lโ€™avrebbe fatto. E giร  nel 2010 avevo scritto della convergenza dei social.

รˆ vero, per Facebook non รจ il loro business, come non lo รจ il marketplace, come non lo sono tante altre piccole / grandi funzionalitร  che FB introduce progressivamente ma che una volta introdotte rosicchiano fette di alcuni mercati.

Vi immaginate lo 0,5% della popolazione di Fb che utilizza una nuova funzione appena introdotta? 10milioni di utenti, circa, per dire. Vi sfido a trovare un qualsiasi progetto, che in startup, abbia questi numeri.

E cosรฌ, ecco che arriva la funzione che aiuta le persone a cercare lavoro:ย Helping People Find Jobs and Local Businesses Hire

Facebook ha un business, su quello รจ focalizzata, ed รจ quello su cui spinge di piรน, e che gli consente di esser la piattaforma piรน efficace per connettere brand, prodotti/servizi e persone.

Per poter fare meglio il proprio mestiere FB necessitร  di dati, sempre piรน profondi, dettagliati, estesi dentro e fuori dalla piattaforma, online e offline. E per averli ha bisogno di tempo e attenzione, degli utenti ovviamente.

Lโ€™attenzione la prende costantemente dagli utenti, migliorando costantemente lโ€™esperienza utente, erogando costante nuove funzioni, strumenti, servizi e benefici, agevolando determinate abitudini o rispondendo a necessitร  ed esigenze, che Facebook – tra lโ€™altro – conosce sempre piรน in modo dettagliato e meglio degli utenti stessi.

Ma Facebook non vuole esser LinkedIn, vuole continuare ad esser Facebook e vuole farlo in modo sempre piรน efficace.

E non รจ un caso che Zuckerberg abbia parlato – meno di un mese fa – di voler ottimizzare lโ€™algoritmo per migliorare la fruizione dei contenuti da parte degli utenti, pur perdendo circa 50milioni di ore spese ogni giorno. Se cโ€™รจ meno rumore, cโ€™รจ piรน qualitร  e quindi attenzione, e se cโ€™รจ piรน attenzione le persone non abbandonano, si fidano di piรน e sono piรน coinvolte. E le aziende sono disposte (o sempre piรน spinte) a pagare di piรน, per arrivare a quegli utenti.

Nulla avviene per caso, piรน che mai, quando hai dati cosรฌ profondi. E Facebook il proprio mestiere lo sa fare molto bene.

…A proposito, avete detto dove abitate per sapere chi votare nel vostro municipio o avete detto chi avete votato?

Experience Graph: quando le persone diventano il veicolo di base del marketing

Vi รจ mai capitato di dire “Ne stavo parlando poco fa con un amico e adesso mi appare in Facebook” o pensare che Facebook ascolti quello di cui parlate in chat e telefono? A me si, non poche volte e ne sono sempre rimasto sorpreso. Immagino succeda un po’ a tutti quelli che sono particolarmente connessi.
Questo tipo di effetto si ha di solito quando si รจ focalizzati su tema ed รฉ un concetto legato all’attenzione selettiva: praticamente, banalizzando il concetto, vediamo ciรฒ che vogliamo vedere anche inconsciamente e riusciamo a filtrare, tra le tante informazioni a cui siamo esposti, solo quelle che – anche a colpo d’occhio – vogliamo intercettare. Per capirci, pensate per esempio a quando volete comprare una macchina di un modello specifico e vi sembra di vederne ovunque. Oppure quando state cercando una casa e sembra che intorno a voi ci siano annunci appesi in ogni dove o ancora quando, dopo aver deciso, vi sembra che si debbano sposare tutti e tutti parlino solo di quello.
Ecco quella รจ l’attenzione selettiva , non c’รจ nulla tecnologicamente avanzato, se non il vostro cervello. “Banalmente” dipende da voi.
Da un po’ di tempo perรฒ questa sensazione sembra farsi sempre piรน frequente e personalmente credo che un grosso contributo lo stia dando proprio la tecnologia, in particolare i dati legati alle preferenze delle persone, alle conversazioni e soprattutto la localizzazione. E questo in particolare si sta verificando in Facebook.
Praticamente sintetizzando, ogni persona, attraverso i dati che condivide grazie alle relazioni sociali, le preferenze che esprime online ed attraverso la propria posizione fisica rilevata dal dispositivo mobile, diventa un veicolo di influenza diretta ed indiretta.
Experience Graph
Experience Graph

 

Le persone influenzano le informazioni dello stream e lโ€™ADV di una persona non solo per interazione, ma anche per la propria posizione fisica, anche in assenza di una relazione sociale diretta. Per fare un esempio, se mi trovo in un contesto di un evento, le mie preferenze ed i miei dati diventano elementi di ridefinizione dellโ€™ADV di persone che sono presenti nello stesso contesto seppure non legate da una connessione di amicizia diretta, ma anche solo per la prossimitร  fisica.

In pratica il concetto รจ che se una persona รจ presente in un contesto sociale, un evento per esempio, รจ possibile che la conversazione che avviene fisicamente sia su temi di cui le persone presenti sono interessate e quindi il motore dellโ€™adv รจ in grado di ridefinire potenziali argomenti di interesse anche tra persone che tra loro non sono direttamente collegate. Ed ecco qui che ritorna la frase di โ€œNe stavo parlando proprio oggi allโ€™evento X, e adesso me lo trovo come argomento promossoโ€.

Negli ultimi anni siamo passati da grafo sociale, ad un grafo di interessi fino al grafo di oggetti grazie allโ€™arrivo dellโ€™IOT. Lโ€™intersezione dei dati di questi grafi, รจ quella che ho definito ormai un paio di anni fa Experience Graph: ossia un grafo in cui i dati di persone, interessi, oggetti diventano elementi di influenza di prossimitร  e di contesto.


Stiamo arrivando, facendo un paragone nemmeno troppo estremo, all’anno in cui, in Minority Report, i Precog erano in grado di capire non solo cosa succederร , ma anche come succederร , sull’intenzione. Per molti sembrerร  un concetto assurdo o fantascientifico, ma la veritร  รจ che non siamo piรน cosรฌ lontani da quella idea futuristica.

Infografiche, tra moda e utilitร 

Questa mattina ho letto il post relativo alle infografiche sul blog di Paolo Ratto,ย che leggo ormai da qualche giorno. Bei post, sintetici e precisi.

Riprendo il discorso relativo alle infografiche per poi rispondere alle domande che si pone Paolo: “Cosa ne pensate dell’utilizzo delle infografiche? Le ritenete utili per la comprensione di un fenomeno, o superflue? Le utilizzate nelle vostre pubblicazioni?

Bene, prima di tutto inquadriamo l’argomento: cosa sono le Infografiche. Wikipedia definisce le infografiche in questo modo:

(…) graphic visual representations of information, data or knowledge. These graphics present complex information quickly and clearly, such as in signs, maps, journalism, technical writing, and education. With an information graphic, computer scientists, mathematicians, and statisticians develop and communicate concepts using a single symbol to process information ()

Un infografica non รจ altro che una rappresentazione di dati ed informazioni in formato grafico, con un layout che privilegia l’estetica per far risaltare alcune informazioni importanti. Le infografiche non sono un tema cosรฌ moderno come si potrebbe pensare, anzi tutt’altro. Le prime infografiche sono riconducibili alla preistoria, poi successivamente alle prime cartografie e agli sviluppi successivi della toponomastica, dell’astronomia e dell’astrologia.

Oggi le infografiche sono il pane quotidiano degli Information Designers e l’utilizzo รจ diffusissimo dal web ai giornali, dalle riviste e pubblicazioni di statistica a libri di testo, fino al frequente utilizzo da parte diย matematici, informatici e persone del marketing. La comunicativitร  di queste rappresentazioni, la semplicitร  di distribuzione e il design semplifica notevolmente i processi diย comunicazione di informazioni astratte o meno.

La disponibilitร  dei dati in rete ha dato inoltre vita ad una nuova forma di comunicazione: ย l’infografica animata. I dati messi a disposizioni da testate giornalistiche, siti specializzati, societร  di ricerche di mercato, ha portato molti grafici e designer dell’informazione a pubblicare in rete una mole crescente di grafici animati integrando attraverso l’utilizzo di standard come l’HTML5 o il Flash, da cosรฌ vita a grafici interattivi e consultabili.

Nel blogย Information is beautiful di David McCandless, architetto dellโ€™informazione che raccoglie esempi interessanti di utilizzo della componente visiva per migliorare la comprensione e la memorizzazione dei messaggi, emerge in modo evidenteย ย l’utilitร  e l’importanza delle immagini ed il valore delle infografiche per raccontare un fenomeno in maniera molto sintetica e mirata, che io condivido pienamente. L’utente che si trova davanti ad una serie di numeri e dati graficamente coordinati ed impostati, secondo me รจ ย favorito nella lettura, nella comprensione e nella memorizzazione e soprattutto viene stimolato all’approfondimento.

Perรฒ, c’รจ un perรฒ e un grosso Mah!

Qualche giorno fa ho scritto un tweet “Continuo a non capire l’utilitร  della condivisione di infografiche non commentate. I numeri vanno letti e commentati, no? #infographic“.

Sรฌ, a cosa servono? Perchรจ stanno proliferando in questo modo, a volte, inutilmente?

Le infografiche, a mio avviso, stanno diventando una moda, purtroppo: la moda di chi condivide l’infografica piรน bella e piรน fashion, quella piรน cool e quella che parla del tema piรน caldo in quel momento, solo per esser retwittato. Poi c’รจ chi addirittura le mette cosรฌ, as is, sul proprio blog, senza commentarle, come per dire “Toh, guarda che numeri e che stile! Ma mi raccomando, …commentateli da solo…

Quindi,ย rispondendo a Paolo,ย con il quale mi trovo d’accordo sull’utilitร  e sul tipo di utilizzo delle infografiche, posso dire che trovo completamente inutile chi condivide dati aggregati e informazioni senza dirci cosa ne pensa e perchรจ, ma solo per il gusto di fare un pรฒ di traffico e perchรจ no, fare attivitร  di marketing per il proprio (personal) brand. Dopotutto, se ho bisogno di un quadro da commentare, magari me ne vado al museo, no?

Secondo meย le infografiche sono sicuramente uno strumento efficace e con un forte impatto sulla comunicazione, sono un integrazione ad un contenuto e una modalitร  diversa di vedere i dati, ma soprattutto sono utili e generano dibattito, se commentate e approfondite.