Lโ€™utente al centro dellโ€™esperienza dell’evento

Butto giรน una riflessione nata dopo la partecipazione ad un evento recentemente. In Italia.

Mi capita spesso, soprattutto in Italia appunto, che di ritorno da alcuni eventi ioย senta manifestare e condividere un alto livello insoddisfazione, un crescente livello di frustrazione derivante dal continuo malcontento e dellโ€™esperienza vissuta non ne rimane nulla se non solo il ricordo dellโ€™inefficienza organizzativa fatta di mal funzionamenti del wifi, poca disponibilitร  dโ€™informazioni, livello di contenuto dei relatori non adeguato al costo oย difficoltร  nellโ€™utilizzo dei servizi dellโ€™evento grazie alla poca organizzazione della logistica.

Ritengo che la pianificazione di un evento non puรฒ esser sottovaluta, gestita senza criterio o superficialmente, piรน che mai se si ambisce ad esser un evento di successo, proprio come avviene negli eventi allโ€™estero. Eโ€™ necessario che la “cultura dellโ€™evento” entri nel DNA degli organizzatori, cosรฌ come lo รจ giร  fuori dall’Italia, e lโ€™organizzazione non si limiti alla sola scelta del catering o alla location migliore.

Lโ€™errore che si sta continuando a fare (e che spesso ritrovo anche in manifestazioni importanti, manifestazioni pubbliche o di grandi aziende) รจ quello di costruire lโ€™evento intorno al brand, pensando che i partecipanti siano la parte finale dell’evento, dei meri spettatori a cui propinare un messaggio, un prodotto o un marchio.

E tutto questo si manifesta con una cattiva pianificazione dei processi, unย superficiale dimensionamento del wifi o della connettivitร , la mancanza di comunicazione fisica e una logistica poco idone (audio, sala, temperatura, copertura 3G).

Questo approccio non puรฒ piรน funzionare e gli utenti se ne stanno accorgendo.

Oggi un evento deve esser progettato con un mix di piรน fattori e scelte organizzative integrate fra loro in maniera organica e studiate in modo tale da rendere l’esperienza dellโ€™utente completa dalla prenotazione, alla fruizione dell’evento,ย per passare dal post evento fino al follow up.

Lโ€™utente di una manifestazione non รจ piรน un semplice partecipante, ma รจ (e deve esser) parte attiva in termini di amplificazione e costruzione del contenuto. L’utente รจ il motivo, primo, della riuscita dellโ€™evento.

E’ย fondamentale quindi focalizzare l’attenzione sull’utente, metterlo al centro dei processi di interazioneย e la sua esperienza fisica, nel contesto dell’evento, deve esser completamente integrata con quella digitale inย una naturale continuitร  informativa.

Lโ€™utente al centro dellโ€™esperienza dell’evento: ecco cosa fare per organizzare un evento oggi, che vuole ambire ad esser un riferimento.

Recentemente ho partecipato ad eventi internazionali, ed il livello come dicevo sopra รจ di gran lunga differente. Faccio l’esempio l’EMCWord di Las Vegas, al quale ho partecipato anche quest’anno per la seconda volta consecutiva, che ritengo forse uno dei migliori eventi ai quali abbia mai partecipato per livello di attenzione, dettaglio ed esperienza utente generata. Dalla qualitร  dei relatori, al livello di contenuto, alla modalitร  di interazione, alle tecnologie di prossimitร , alla connettivitร , all’organizzazione maniacale fino ad arrivare a gadget, interazione stand/utente, engagement, gamification e tanto altro. E non parliamo di un evento da poche persone, ma di un evento da circa 15K persone partecipanti in 5gg.

Sintetizzando quanto detto sopra e che, a mio avviso, un evento deveย necessariamente avereย oggi affinchรฉ possa raggiungere un livello di coinvolgimento alto e un risultato eccellente, i cinqueย concetti chiave sono:

  • produrreย contenuti rilevanti ed assicurarsi che il pubblico riceva informazioni di interesse e valore, indipendentemente dal brand
  • dare al pubblico il controllo delle informazioni ed una gestione / fruizione migliore del servizio attraverso l’utilizzo di tutti i canali informativi a disposizione evitando malfunzionamenti proprio nel momento della partecipazione all’evento
  • aumentare iย touch point, cheย grazie alle tecnologie mobile, di prossimitร  (pensate a NFC, RFid, QrCode, iBeacon)ย e di contatto (totem, wall interattivi, pavimenti, schermi, macchinette e distributori), possanoย abilitareย il pubblico all’interazioneย con il contenuto dell’evento permettendo cosรฌ di contribuire alla costruzione del contenuto e del valore, come vogliono, quando vogliono e in nelleย modalitร  che conoscono.
  • costruire una relazione con l’utente che inizi con la fase di registrazione, sia viva ed interattivaย durante l’evento e prosegua post evento con informazioni rilevanti, materiale e follow up.

Apparentemente sembra tutto molto semplice. Apparentemente.

Nei prossimi mesi (dal 25 al 28 settembre) supporterรฒ, in qualitร  di direttore tecnico/creativo, l’evento AppyDaysย a Todiย nelย quale cercherรฒ di capitalizzare l’esperienza fatta all’estero ed i concetti raccolti in questo post. Siete ovviamente invitati. Enjoy.

Startup: moda, hype, eventi e bla bla bla. Dipende.

A me se c’รจ una cosa che stupisce รจ la quantitร  di thread e thread di discussioni in giro per la rete che discutono di cosa sia una startup o meno, se gli eventi servono o no, se le startup piรน o meno salveranno l’Italia, quante startup sopravviveranno tra 5 anni o se vale piรน l’idea o l’esecuzione. Non penso che il problema sia la discussione in se e per se che potrebbe esser anche costruttiva, ma il modo in cui viene sviluppata, il tono, il contenuto e spesso pulpito. Posso capire il confronto con l’obiettivo di farsi una idea, approfondire o condividere la propria opinione. Posso capire se il dubbio o la voglia della ricerca del modello perfetto di una startup ce l’abbia un Blank, un Ries, un McClure, un Dixon e gente che ne ha fatte e viste parecchie. Posso capire la discussione se un evento รจ utile o meno, e sarebbe interessante se si parlasse del format, del contenuto, dei talk, ma non in generale se serve o meno o se รจ una perdita di tempo tanto per parlare.

Tanto la risposta a tutto questo รจ sempre dipende. Non c’รจ una regola.

Ogni volta, come se non bastasse quanto giร  scritto e trito e ritrito da altri, vedo fiumi di discussioni che si alluppano finendo in flame, aspre affermazioni e dialoghi che finisco a parolacce e conclusioni che portano la conversazione al piรน classico dei classici Guelfi o del Ghibellini. Come se la soluzione a queste discussioni definisse in modo globale e definitivo una legge o una formula sulla quale costruire altri business, poter poi dire “ecco l’avevo detto“, “guarda quel pirla che progetto“, “ma รจ la copia di quello che giร  esiste” o peggio ancora “era cosรฌ semplice” o chissร  cosa altro.

Invece di rispondere o cercare di rispondere a questi “dubbi amletici”, toglietemi un dubbio: ma perchรจ non fate qualcosa e provate a portarla al raggiungimento del vostro obiettivo e poi tirate fuori metriche, numeri, risultati, fatturato e dite… “ecco come – secondo me – si fa impresa“? Oppure perchรจ non prendete progetti che funzionano (o che non vanno) e ne analizzate il modello, il sistema, il contesto, le modalitร  in cui si รจ evoluto e cosa gli ha permesso di arrivare al successo / fallimento e capire come fare meglio? O ancora, perchรจ non prendete un mercato, lo studiate fino alla morte e studiate cosa serve, cosa si puรฒ fare, cosa potrebbe cambiare le regole ed innovarlo e poi provate a farlo?

Le discussioni del nulla, la moda, la non moda, la fuffa, la non fuffa, onestamente le trovo poco costruttive e anche poco sensate. E’ come voler cercare la spiegazione, a priori di tutto o pensare di avere la palla di cristallo. Le risposte poi, sono spesso grigie, non per forza bianche o nere.

C’รจ’ hype intorno alle startup? Sembra di si. Le startup sono una moda? Si, probabilmente si, ma c’รจ qualcosa che non sia cresciuto diventando moda? C’รจ chi ci lucra? Probabilmente si, come in tutti i sistemi c’รจ chi fa business su chi fa business che fa business su chi fa business. Ci sono startup che muoiono? Si come รจ normale che sia, come succede in generale nell’economia, nella natura e nella societร . Ci sono startup che hanno successo? Beh forse poche ancora, ma come รจ normale che sia, infondo se tutte avessero successo, il successo cosa sarebbe? C’รจ chi scommette gettoni come se fosse il casinรฒ? Si, e quindi? Bisogna starci attenti. C’รจ chi sta facendo cose losche dietro le quinte? Bene, se sapete denunciate, se non sapete non create rumore solo perchรจ fare dietrologia รจ sport nazionale. Ci sono progetti che funzionano? Raccontateli e dategli visibilitร  per far vedere cosa significa fare impresa perchรจ i risultati portano ottimismo e l’ottimismo รจ una marcia in piรน. In generale.

Il resto รจ noia. Noia. Noia. E tanta frustrazione.

Startup, impresa, progetto chiamatelo come volete (io lo chiamo ormai da mesi “Cosa“, cosรฌ รจ anche facile da spiegare “Ho fatto una cosa che funziona“) non รจ altro che un percorso che porterร  una idea/opportunitร  a realizzarsi o meno, a fallire o avere successo, o a cambiare fino a diventare altro. E nel frattempo questo percorso insegnerร  a chi l’ha fatto qualcosa, che diventerร  bagaglio culturale per i prossimi passi.

Suggerimento personalissimo: volete sapere se ci sono progetti che funzionano o se realmente le startup son fuffa o meno? Non leggete solo i giornali, muovete il sedere, andate nei posti dove ci sono e si stanno sviluppando ed incontrate le persone che stanno facendo un certo percorso. Non fatevi travolgere dal loro entusiasmo: rimanete insensibili, gelidi, distaccati ma ascoltate, ascoltate con attenzione e valutate con le vostre orecchie. Loro vi racconteranno la loro idea, le loro difficoltร  ed il loro percorso. Nulla di piรน semplice, ma quanto di piรน efficacie per toccare con mano, farsi una idea e poter parlare poi di cose che si son viste con i propri occhi e non con articoli, lettere e testi di altri.

E’ cosรฌ bello fare, disfare, prendersi le proprie responsabilitร  e continuare a sognare che – secondo me – fermarsi al puntiglio di una definizione e di un concetto, senza nemmeno mettersi in gioco o vedere chi si mette in gioco, รจ veramente una grossa perdita di opportunitร  di crescita personale.