L’estensione di Facebook: l’attenzione dell’utente, il tempo, i dati e l’esigenza di fare soldi costantemente.

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Un anno fa scrissi un post, parlando della estensione quasi liquida di Facebook in più direzioni di mercato, che FB avrebbe implementato la funzione di cerca lavoro, dopo la modifica della spalla dei profili (che già prometteva tanto). In tanti commentarono che non essendo il business di Fb, non l’avrebbe fatto. E già nel 2010 avevo scritto della convergenza dei social.

È vero, per Facebook non è il loro business, come non lo è il marketplace, come non lo sono tante altre piccole / grandi funzionalità che FB introduce progressivamente ma che una volta introdotte rosicchiano fette di alcuni mercati.

Vi immaginate lo 0,5% della popolazione di Fb che utilizza una nuova funzione appena introdotta? 10milioni di utenti, circa, per dire. Vi sfido a trovare un qualsiasi progetto, che in startup, abbia questi numeri.

E così, ecco che arriva la funzione che aiuta le persone a cercare lavoro: Helping People Find Jobs and Local Businesses Hire

Facebook ha un business, su quello è focalizzata, ed è quello su cui spinge di più, e che gli consente di esser la piattaforma più efficace per connettere brand, prodotti/servizi e persone.

Per poter fare meglio il proprio mestiere FB necessità di dati, sempre più profondi, dettagliati, estesi dentro e fuori dalla piattaforma, online e offline. E per averli ha bisogno di tempo e attenzione, degli utenti ovviamente.

L’attenzione la prende costantemente dagli utenti, migliorando costantemente l’esperienza utente, erogando costante nuove funzioni, strumenti, servizi e benefici, agevolando determinate abitudini o rispondendo a necessità ed esigenze, che Facebook – tra l’altro – conosce sempre più in modo dettagliato e meglio degli utenti stessi.

Ma Facebook non vuole esser LinkedIn, vuole continuare ad esser Facebook e vuole farlo in modo sempre più efficace.

E non è un caso che Zuckerberg abbia parlato – meno di un mese fa – di voler ottimizzare l’algoritmo per migliorare la fruizione dei contenuti da parte degli utenti, pur perdendo circa 50milioni di ore spese ogni giorno. Se c’è meno rumore, c’è più qualità e quindi attenzione, e se c’è più attenzione le persone non abbandonano, si fidano di più e sono più coinvolte. E le aziende sono disposte (o sempre più spinte) a pagare di più, per arrivare a quegli utenti.

Nulla avviene per caso, più che mai, quando hai dati così profondi. E Facebook il proprio mestiere lo sa fare molto bene.

…A proposito, avete detto dove abitate per sapere chi votare nel vostro municipio o avete detto chi avete votato?

Il valore degli investimenti fatti sui Social network e startup, è corretto?

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Seguo ormai da tempo e con attenzione e passione il mondo delle startup straniere ed italiane e sto osservando le varie dinamiche del mercato e tutto ciò che ne influenza la crescita, le scelte, i comportamenti ed modelli di investimento. Da un pò di giorni in rete e nei gruppi di facebook si discute, in modo più o meno acceso e con punti di vista completamente opposti, le valutazioni astronomiche di alcune startup, social network e alcuni investimenti apparentemente insensati su modelli di business non chiari o su sistemi ancora in fase di studio o ancora nemmeno implementati.

Anche se è evidente che stiamo in un momento in cui sembrano esserci tanti soldi da investire, il dubbio al centro di queste discussioni è: ci troviamo di fronte ad una nuova bolla o realmente il valore degli investimenti fatti su questi Social network / startup è corretto?

Provo a buttare giù alcune considerazioni personali ed un pò di numeri che mi sono appuntato in questi giorni e che ho letto in altri post in rete e provo fare un pò di ragionamenti partendo da alcuni esempi noti che a mio avviso sono i primi segnali di un sistema che “sta funzionando in modo strano“.

Partiamo da Groupon, azienda particolarmente criticata in questo periodo per il suo modello di business ed il cui obiettivo è quello di organizzare acquisti di gruppo su prodotti fortemente scontati: rifiuta da Google 6 miliardi di dollari, prende altri 950 milioni di fundraising e raggiunti i 2700 dipendenti punta ad un IPO che intorno ai 20 miliardi di dollari. Nello stesso segmento di Groupon, la piattaforma cinese Lashou.com, ha preso nel suo ultimo foundraising 1,1 miliardi di dollari a fronte si di un fatturato in forte crescita, ma a dicembre supera di poco i 150 milioni di dollari.

Facebook, società nata nel 2004, all’inizio del 2011 viene valutata circa 50 miliardi. Il Wall Street Journal ai primi di maggio valuta che Facebook possa avere un valore di oltre 100 miliardi per un possibile IPO per il 2012. Il fatturato del social network è atteso intorno ai 4 miliardi ed un ebitda di quasi 2 miliardi.

Gli altri tre social network, Linkedin, Twitter e Foursquare hanno avuto anche loro una crescita del valore in modo esponenziale. Twitter, oggetto del desiderio di Google e Facebook (ma che a mio avviso, vista anche l’integrazione di iOS 5 , potrebbe diventare invece obiettivo di Apple come già si rumoreggiava nel 2009) viene valutata tra gli 8 ed 10 miliardi di dollari, mentre alla fine del 2010 valeva poco meno della metà, e con un fatturato atteso per il 2011 di circa 250 milioni.

Linkedin invece con il suo fatturato di circa 175 milioni di dollari, vede una quotazione a circa 6 miliardi di dollari. Infine l’ultimo arrivato tra i social di “livello” e che recentemente ha raggiunto la quota di 10 milioni di utenti, Foursquare, dicono possa valere 250 milioni di dollari, ma tranne i dati relativi al finanziamento ricevuto nel 2010 di circa 95 milioni di dollari, non pubblica da nessuna parte dati ufficiali relativi al fatturato (poca trasparenza o …?).

Nell’ambito del gaming il colosso Zynga, social gaming company nata nel 2007 e che nel 2008 ottenne 29 milioni di dollari da alcuni venture capitalist, tra ottobre 2010 e febbraio 2011 passa da una valutazione di 5 miliardi a quasi 10: nel 2010 il fatturato è stato di circa 850 milioni di dollari e un utile di 400 milioni.

Poi ci sono anche altri casi come per esempio Color, startup sulla quale a Marzo 2011 sono stati investiti 41 milioni di dollari ed oggi ancora non è altro che un applicazione incompleta e senza significato e con pochi utenti. Infine l’altro caso Renren, social network cinese nato nel 2005 e ad oggi valutato ben oltre 70 volte il suo fatturato 2010 di 76 milioni di dollari. Potrei continuare con molti altri casi, ma per il fine di questo post, credo siano sufficienti gli esempi fatti.

Insomma, quindi tornando alla domanda iniziale, siamo o no ad una nuova bolla 2.0? Rischiamo di rifare lo stesso botto del 2000?

Pur ascoltando e leggendo pareri più o meno esperti che dicono che la situazione di oggi sia ben diversa da quella del 2000 sia dal punto di vista di chi mette i soldi, che dal punto di vista del modello di business delle aziende, ma non pensate che i numeri appena esposti abbiano comunque qualcosa di strano?

Io non ho fatto moltissimi esami di economia e finanza, ma quello che ho sempre saputo è che uno dei parametri su cui poter valutare finanziariamente un azienda è partendo dall’analisi dell’ebitda e soprattutto dal suo margine operativo lordo. Correggetemi se sbaglio. Ma qui come siamo messi?

Io credo che il problema più grosso in questo momento sia legato alle dinamiche finanziarie e agli investitori stessi, che avendo tutto l’interesse nel vedere crescere i numeri delle aziende sulle quali hanno investito, drogano il mercato con ipervalutazioni. Come è già successo nella bolla immobiliare.

Quello che mi vien da pensare, è che non saranno molte le aziende che rimarranno in vita se non quelle che saranno in grado di rispondere alle aspettative del mercato con i numeri reali.

 

La Convergenza Evolutiva dei social

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La scienza definisce Convergenza Evolutiva il fenomeno per cui specie diverse che vivono nello stesso tipo di ambiente, o in nicchie ecologiche simili, sulla spinta delle stesse pressioni ambientali, si evolvono sviluppando per selezione naturale determinate strutture o adattamenti che li portano ad assomigliarsi fortemente. Tali specie sono dette convergenti.

Come avevo scritto in qualche post fa “La strana convergenza dei social” questo fenomeno, la convergenza evolutiva, si sta verificando anche all’interno di internet, agli strumenti e alle piattaforme del web: sistemi con funzionalità, target e segmenti di mercato differenti, spinti dalle veloci dinamiche della rete, dall’evolversi delle abitudini degli utenti e dalle pressioni derivanti – in molti casi – da modelli di business non sempre monetizzabili, integrano le stesse caratteristiche e strutture di altri sistemi, con l’obiettivo di attirare altri utenti, raggiungere la massa critica ed aggiudicarsi il titolo di mainstream. Ogni funzionalità accolta in massa dagli utenti, diventa una best practices e viene replicata sugli altri.

Di casi eclatanti, oltre quelli già descritti nel precedente post di agosto, ce ne sono stati altri e la convergenza prosegue a grandi passi.

Twitter ha aperto alla grande massa aggiungendo funzionalità di geolocalizzazione, condivisione di oggetti multimediali, le liste e una gestione più dettagliata dei profili degli utenti. Intorno a Google rumoreggia l’uscita di GoogleMe e procedono acquisizioni ed integrazioni di piattaforme di pagamento elettronico e prepara la sfida al social gaming e ai pagamenti virtuali.

Facebook integra nella sua piattaforma i gruppi, le funzionalità di gestione documenti e le notifiche facendo evolvere le comunità e le nicchie. Dal punto di vista della localizzazione avvia Places e lancia ufficialmente la piattaforma di Deal e le funzionalità di rewards, cominciando la vera battaglia a Foursquare dal punto di vista del local marketing e a Groupon, attraverso funzionalità di vendita di coupon-offerte a gruppi di utenti.

Foursquare dal canto suo, sentito il fiato sul collo di altri sistemi emergenti come Shopkick o Checkpoints, decide (finalmente) di fare un pò di battaglia ai Check-In fasulli e recuperare un pò di credibilità e attendibilità verso il lato business e non solo gaming.

Nasce Miso, un social che permette agli utenti di fare CheckIn, in modo simile a Gowalla e Foursquare, su un programma televisivo, condividere con gli altri commenti e messaggi e guadagnare badge.

Linkedin lancia Signal e si proietta nell’orgia social integrando i feed da Twitter e gli status da LinkedIn, migliorando la ricerca avanzata e i trending topics, e dando la possibilità agli utenti di segmentare le ricerche per rete di appartenenza, mercato o per azienda.

Dal lato del photostream Flickr dopo aver integrato la localizzazione delle foto ed il tagging degli utenti, sembra essersi fermata. Intanto nasce Instagram, che non è ancora un mainstream che integra funzionalità di cross posting, sharing di foto, commenti e like, assomigliando a Twitter.

Insomma l’ecosistema della rete si comporta nello stesso identico modo dell’ecosistema biologico, dimostrazione che la rete è fatta di persone. To be continued…