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Gli incentivi aziendali e il problema della candela

Come al solito i post e le segnalazioni di Giacomo Mason sono sempre utilissime e piene di spunti. Questa volta ci ha segnalato un intervento di Daniel Pink alle TED confercence. E’ un video incredibile e favoloso. In circa 18 minuti il video spiega perché gli incentivi economici e, più in generale, gli incentivi “esterni” non siano più adatti a garantire l’eccellenza nelle prestazioni lavorative del 21° secolo. Utilizzando l’esempio del problema della candela, dimostra come la teoria del bastone e della carota non sempre dia risultati positivi. Anzi, in alcuni casi peggiora le prestazioni.

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Le 7 C dell’Innovazione

Innovazione. Stavo giusto scrivendo qualche riga, quando mi arriva la segnalazione dal feed rss di webeconoscenza del post intitolato Innovazione. Ho letto il post e se da una parte ho detto “cavolo devo rivedere il mio post, abbiamo scritto le stesse cose” 🙂 , dall’altro sono rimasto molto contento perchè non sono il solo a pensare e dire da un pezzo che l’innovazione non è fatta solo bit, byte, cavi, cavetti e un pò di ferraglia, nè tanto meno la semplice applicazione di una o più mode del mercato o peggio ancora quell’agglomerato di idee sparse, casuali e non applicabili.

Come riporta anche Wikipedia, “..Innovazione è una’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo….”.

Questa breve frase secondo me è  rappresentabile con una equazione: Innovazione = 7C , in cui C vale

  • cultura
  • competenza
  • controllo
  • chiarezza
  • coinvolgimento
  • convinzione
  • competitor

Purtroppo, come dice anche Gigi nel suo post, di smanettoni abili ce ne sono molti e sempre più spesso si confondono e (peggio) si mascherano da innovatori. Il problema, e qui è il punto, è che con la tecnologia e con l’immissione di tanta ferraglia e tanto software all’interno di un azienda non si fa innovazione e difficilmente si raggiungono traguardi o si hanno i benefici attesi. Che io sappia non esistono molti casi di successo basati solo sull’applicazione di tecnologia. Non si può nascondere, però, che la tecnologia abbia contribuito a cambiare gli stili di vita e che spesso abbia modificato il modo di pensare.

In questi giorni ho conosciuto un imprenditore, uno di quelli che ha vissuto in prima linea uno scorcio importante della storia delle telecomunicazioni italiane, e mi ha fatto riflettere molto. Durante la nostra chiacchierata mi ha chiesto cosa ne pensassi dell’innovazione delle aziende e dell’evoluzione tecnologica degli ultimi 5 anni. Dopo avergli esposto le mie idee, mi ha detto: “…non ci si può innamorare della tecnologia, perchè chi innova innamorandosi della tecnologia, fallisce”. Questa cosa mi ha fatto pensare molto. E’ vero non ci si può far travolgere dall’entusiasmo e dalla passione. Non basta sapere, essere curiosi, avere tanti nomi e termini tecnici da sfornare in ogni momento, bisogna saper capire, bisogna saper coinvolgere e convincere.

L’innovazione, è di fatto, un cambiamento e per questo si contrappone alla conservazione. Questo ostacolo si supera con la chiarezza, con la crescita di cultura, con il coinvolgimento di tutti e anche con la competenza. La sfida di chi si occupa di innovazione, dunque, è innovare i modelli organizzativi, ottimizzare i processi, far crescere la cultura della condivisione e del dialogo. Innovare richiede tempo e pazienza e nella dinamica del mercato attuale, e di tempo ce n’è sempre meno.

Innovare è una sfida veramente dura e non si vince facilmente, soprattutto perchè chi innova viene visto spesso come colui che va controcorrente.

Per esperienza personale posso confermare che la teoria del disubbidiente è vera: chi prova ad innovare all’interno di un organizzazione, se questa non ha una visione e una predisposizione forte, è visto spesso antagonista e ribelle che non vuole uniformarsi.

Dal mio punto di vista si può parlare di innovazione quando il sogno dell’impresa, la tecnologia applicata e i processi ottimizzati, modificano la cultura delle persone che fanno parte della società e queste si muovono nella stessa direzione.

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Il video concept di iPad

Se ancora non avete visto l’iPad, le sue potenzialità e come poterlo usare, ecco il video che fa per voi. Credo sia un buon modo di farsi venire qualche idea… Si si, idea per lo sviluppo di applicazioni per iPad 🙂

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Barcode QR, idee e applicazioni per passare dal reale al virtuale

Di codice QR – acronimo di “Quick response” – se ne sente parlare da parecchio, ma molti ancora non sanno cosa sia malgrado lo si veda ormai su ogni bolletta che ci arriva a casa. Si tratta di un codice a barre un pò più “sofisticato”, un codice a barre che contiene in un immagine un contenuto criptato. Per questo tipo di Barcode non c’è bisogno di un lettore di codici particolare, in pratica basta un semplice cellulare munito di fotocamera e di un software di riconoscimento. Questo è il vero vantaggio ed il vero potenziale di questo QR Code.

In Giappone se fa un largo uso  da più di un decennio (la sua invenzione risale al 1994, opera della corporation Denson-wave). In Italia ha cominciato a prendere piede da non molto, ma l’innumerevole quantità di implementazioni che offre porta a credere che il piccolo quadrato astratto entrerà a far parte dell’immaginario collettivo associato a molteplici oggetti e applicazioni.

Al di là degli aspetti tecnici e delle prospettive commerciali che offre un simile sistema, ho trovato molto interessante il concetto a cui questo barcode rimanda: object hyperlinking. Estendere internet al mondo reale, fisicamente. Un oggetto viene taggato, l’utente rileva il tag con un medium (lettori e/o  fotocamere) e tramite la rete vengono recuperate altre informazioni. Oggi siamo abituati ad un Internet che non si estende oltre il mondo elettronico o comunque le applicazioni ancora sono molto poche: l’Object hyperlinking estende il virtuale al reale, lo arricchisce e lo aumenta.

Per iniziare a prendere confidenza con i Barcode QR ho realizzato una piccola apps per la creazione e la condivisione del barcode del vostro sito. Vi sono già venute in mente un pò di applicazioni? A me una marea e qualcuna la pubblico tra le mie startup 🙂

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Il culto del fare

Leggevo un pò di feed e mi sono trovato sul sito Infoservi.it di Alberto D’Ottavi , che seguo da un pò, e ho trovato un post interessante: si tratta del The Cult of Done Manifesto che dopo aver letto e capito, ho subito stampato e appeso in ufficio. Da quello che ho letto questo manifesto è appeso vicino alle scrivanie di molti imprenditori di iniziative di innovazione, soprattutto Web. Qui di seguito riporto la traduzione del manifesto.

The Cult Of Done Manifesto – ll Culto del Fare:

  • Ci sono tre stati dell’esistenza. Ignoranza, azione e completamento.
  • Accetta che tutto è una bozza. Questo aiuterà a fare.
  • Non c’è un secondo passaggio, di editing o montaggio.
  • Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che saperlo fare davvero. Quindi accetta che sai quello che stai facendo, anche se non è vero e fallo.
  • Non procrastinare. Se aspetti più di una settimana per agire su un’idea, abbandonala.
  • Lo scopo del fare non è finire, ma di poter fare altro.
  • Quando l’hai fatto puoi buttarlo via.
  • Ridi in faccia alla perfezione. È noiosa e ti trattiene dal fare.
  • Le persone che non si sporcano le mani sono nel torto. Se fai qualcosa hai ragione.
  • Il fallimento conta come fare. Quindi devi fare tanti sbagli.
  • La distruzione è una variante del fare.
  • Se hai un’idea e la pubblichi online in Internet, conta come l’ombra del fare.
  • Il fare è il motore del più.

L’immagine ad una risoluzione più alta si può scaricare da questo link.

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GeekAgenda e Upstart Drink Roma

I preparativi vanno avanti, l’organizzazione si è messa in moto e l’iniziativa sembra piacere alla rete ed avere un bel numero di consensi e tweet di ritorno. C’è un ottimismo incredibile in tutti noi del gruppo GeekAgenda e UpStart. Ci siamo quasi e siamo sicuri che sarà un successone e questo, è solo uno di questi eventi!

Ah, scusate… giustamente non tutti sapete di cosa sto parlando! Parlo dell’UpStartDrink che si svolgerà martedì 23 febbraio 2010 alle 19:00 presso il Faenas Café (via portuense 47, Roma – zona Porta Portese).

L’aperitivo sarà organizzato con una formula simile allo speed date, precisamente speed meeting: ogni partecipante ha diritto a 5 minuti per presentarsi individualmente a ciascun partecipante (azienda). Finito la modalità speed meeting l’aperitivo proseguirà con il classico networking ed ognuno avrà modo di approfondire e scambiare contatti.

L’ingresso è libero e la consumazione per l’aperitivo ha un costo di 7 euro. Per partecipare è necessario registrarsi. Se avete intenzione di partecipare, registratevi subito!

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Imprenditori si nasce o si diventa?

Questa mattina leggevo l’articolo di Nicola Mattina, sul sito del WorkingCapital di Telecom Italia, relativo all’avvio di una start up di successo e all’esperienza dell’essere imprenditore.

Ho trovato interessante tutto l’articolo soprattutto il passaggio relativo alle qualità che un imprenditore deve avere per ritenersi tale. Riporto qui di seguito le 3 qualità descritte nel post:

… La prima è essere disponibili ad apprendere continuamente, perché le aziende (soprattutto quelle piccole) sono organismi dinamici, fatti di persone che apportano continuamente il loro contributo alla riuscita del progetto. Quindi la prima cosa da imparare è chi sono i nostri collaboratori, quali sono le loro attitudini e come possiamo metterli in grado di svolgere al meglio il loro lavoro.

La seconda è la capacità di osservare l’organizzazione nel suo complesso senza scendere nei dettagli dell’operatività. Bisogna sempre mantenere una visione di insieme, altrimenti non si riesce a capire se la direzione intrapresa è sostenibile, se si hanno le risorse idonee per arrivare alla meta e via dicendo.

Infine, fare l’imprenditore richiede una serie di conoscenze tecniche che permettono di monitorare l’andamento dell’azienda. Ogni azienda ha un bilancio, gestisce delle risorse umane, economiche e finanziarie; non si può e non si deve demandare tutta questa gestione al commercialista derubricandola alla voce “scartoffie”. Dietro le scartoffie c’è una parte importante dell’impresa che va accuratamente governata. …

Dopo aver letto l’articolo ed averlo ricondiviso mi è stato chiesto ” Ma imprenditori quindi, si nasce o si diventa?”. Si può esser imprenditori avendo idee brillanti ed innovative ma non avendo quelle qualità? E viceversa, si può fare l’imprenditore senza idee?

Condivido quanto scritto da Nicola. Un imprenditore non è fatto solo di idee, ma anche di esperienza, di tecnica, di competenza, di valori e conoscenza del mercato. Secondo me, imprenditori si nasce, non si diventa: a volte è solo questione di prendere coscienza, ma la indole imprenditoriale non si costruisce.

Colgo l’occasione per ringraziare Nicola, perchè i suoi post ed i suoi interventi sono sempre molto interessanti, utili e pieni di spunti.

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Tra Possibile e Immaginario come da Negroponte a Bernabè.

Ieri sera sono stato all’Auditorium di Roma con Waggle per sentire Nicholas Negroponte (fondatore del MediaLab del Massachussetts Institute of Technology – Mit), vedere un pò di gente , sentire un pò di interventi di Luca Sofri e qualche altra informazioni di Riccardo Luna relativamente ad Internet for peace .

Questo è il primo evento del 2010 al quale partecipo e devo dire che ne è valsa la pena: ascoltare l’intervento di Negroponte, vedere l’entusiasmo con il quale descrive le sue esperienze, la sicurezza che trasmette, scoprire il modo in cui il progetto One Laptop for Child sta avanzando nel mondo, vedere il laptop tanto raccontato volare a terra e non rompersi e soprattutto vedere dal vivo un personaggio come lui, è assolutamente stimolante. Il suo intervento è stato il vero momento della serata.

Il resto della serata è stato alimentato da una conduzione simpatica e leggera del direttore di Wired e un pò di battute di Sofri che hanno tenuta viva la platea. Quello che invece mi ha lasciato un pò di amarezza sono stati gli interventi di Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, che ha dato veramente i “numeri” con alcune perle che sono riuscito a segnarmi sulla moleskine:

  1. Introduzione su Arpanet, protocollo Tcp-Ip, nascita di internet per scopi militari. Un quarto d’ora di pistolotto che poteva anche risparmiarci.
  2. “A San Diego in California la connettività è di scarsa qualità e quella dell’Italia è di gran lunga superiore.” Io infatti nel 2008 ero connesso da un hotspot gratuito vicino al mare di San Diego, e video chiamavo su Skype con mia madre in Italia;
  3. “La sanità Italiana è una delle migliori del mondo.” Probabilmente lui si cura in strutture private;
  4. “Telecom investe in infrastrutture”. Infatti alcuni amici in Calabria, hanno la centralina di Telecom a 100 metri da casa, ma sono connessi con le chiavette di H3G da 5 anni perché nessuno gli porta il cavo;
  5. “Gli anziani in italiani non vanno su Internet? Gli portiamo internet sulla TV”. No comment, non sarebbe il caso di portare prima la connessione a tutti?
  6. “Il 95% dell’Italia è coperta da connessione”. Sarà vero? Ho i miei dubbi.
  7. “Dei 26 milioni di italiani connessi in Rete almeno 22 sono su Facebook e questa è una popolazione che ha un’alfabetizzazione alta e un uso avanzato della Rete” . In effetti la maggior parte degli utenti su FB è talmente avanzata che si becca virus tramite applicazioni del cavolo, si iscrive a gruppi improbabili, si fa rubare i dati perchè non sa nemmeno come si utilizzando le policy di privacy e subisce truffe banali.
  8. “In Italia c’è una sana concorrenza tra operatori telefonici che garantisce libertà di scelta e innovazione”. Infatti io a casa ho Telecom perchè sono masochista, non perchè Fastweb non ci arriva.
  9. “Degli italiani in internet, la maggior parte sono famiglie con figli”. E con questo? Potremmo applicare quindi la filosofia di One Laptop for Child di Negroponte: insegnare ai bambini per insegnare alle famiglie.

Riporto poi qui di seguito anche alcune frasi e note che ho preso:

  1. “Internet è uno strumento di costruzione di massa” – Riccardo Luna
  2. “La rivoluzione in Iran non è avvenuta a causa della morte di Michael Jackson. La rete ha spostato l’attenzione in un momento cruciale” – Citazione di Luna, frase di Rania di Giordania
  3. “Real time is new prime time” – Slide di Luna, frase di Rania di Giordania
  4. “Let’s use social for social good” – Slide di Luna, frase di Rania di Giordania
  5. “Fini supporta la candidatura di Internet for Peace” – Luca Sofri
  6. “Nella politica italiana c’è una discreta ignoranza di internet” – Luca Sofri
  7. Tymothy Garton Ash, da approfondire.

Tra gli interventi di Maruzzi di Google Italia, le battute di Luca Sofri e i sorrisi di stupore di Negroponte si è chiusa una piacevole serata.

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Il mio 2010 inizia così.

Avevo voglia di iniziare l’anno con una scossa particolare. Qualcosa di estremo che poteva darmi la carica per il 2010… Ecco la scelta, come preannunciato!


E’ una sensazione indescrivibile e non si riesce a spiegare cosa si prova quando si apre il portellone e ci si affaccia. Tutto sembra normale quando si scende in caduta libera. L’unica cosa che posso dire è “bisogna prendere coraggio e provarlo”. E’ veramente una emozione unica. Una carica di adrenalina a livelli impensabili.

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Auguri e felice 2010 a tutti

Mi piace l’idea di scrivere un post di auguri di fine anno. Mi piace perché è veramente 2.0, è geek quanto basta, è assolutamente in linea con il mio modo di comunicare, è aperto a tutti.

Non essendo il tipo che guarda al bicchiere mezzo vuoto, non scriverò troppe righe con cosa è successo o non è successo, con cosa ho fatto o meno, con quali delusioni mi sono scontrato o quali obiettivi ho raggiunto. Sono dell’idea che tutto quello che è successo ha un senso, che non è venuto per caso, che qualsiasi esperienza può esser positiva se viene letta dal lato giusto e che tutto è stato motivo di crescita, anche se apparentemente è stato un anno anonimo. Il 2010 non sarà così: nel nuovo anno ci saranno un pò di cose particolarmente impegnative sulle quali focalizzerò tutte le mie forze. Le più importanti saranno:

  1. La materializzazione di un grande sogno
  2. Completare la laurea in Scienze della Comunicazione e Marketing
  3. Il conseguimento della cintura nera di Taekwondo
  4. L’avvio del mio progetto web
  5. Aumentare le ore da dedicare alla mia famiglia e agli amici

Il mio 2010 sarà un anno di cambiamenti. Ne sono sicuro.

Auguro quindi a tutti un anno pieno di soddisfazioni, di raggiungimento di traguardi e di grande condivisione.

Buon 2010 a tutti, un abbraccio forte. Io intanto inizio con un bel lancio con paracadute l’anno 🙂

Fabio

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Scegliere di fare l’imprenditore con proprie idee di business

In questi giorni mi son trovato a parlare con un amico del dilemma “Posto di lavoro da dipendente o fare l’imprenditore ?“. In effetti non è un argomento banale e ognuno vede la cosa, ovviamente, da un punto di vista diverso, unico. Certo porsi la domanda vuol dire avere già fatto un passo: chi si pone la domanda (imho) è una di quelle persone che sentono un fuoco, particolare, ardere dentro. Quel fuoco che fa continuamente pensare a come sarebbe la propria azienda, alle proprie idee, al modo in cui si potrebbe migliorare qualcosa di esistente o perché no inventare qualcosa di nuovo. Se non si ha questo fuoco difficilmente ci si pone questo tipo di domanda.

Lasciare un posto di lavoro è come dire lasciare la routine e la noia per la fantasia, l’imprevedibilità e, perché no, il denaro e il successo. Allora, perché non provare? Ognuno di noi ha in mente la sua azienda ideale, un progetto che può essere supportato e pianificato, ma spesso la mancanza di coraggio e la non predisposizione al rischio, personale e/o di chi ci sta vicino, ci induce a temporeggiare, aspettare e ripensare fino ad arrivare al cedimento e lasciar spegnere quella fiamma e far passare il momento.

La scelta non è facile e prima di lanciarsi in una scelta credo sia essenziale conoscere se stessi, avere ben chiari i propri limiti, le proprie potenzialità, sapere quanto siamo disposti a rischiare e avere focalizzato i propri obiettivi. E’ importante esser consapevoli dei rischi, ma anche dei benefici ai quali si va incontro. Bisogna avere le idee più chiare possibile e questo ovviamente non è facile. Mi vengono in mente alcuni punti fondamentali da tenere considerare prima di di partire con un progetto:

  • è necessario scegliere i mercati in modo mirato
  • è fondamentale conoscere i potenziali clienti
  • è impossibile procedere se non si conoscono i propri competitor
  • è importante saper posizionare la propria idea
  • è assurdo non sapere i vantaggi della propria idea rispetto alle altre
  • bisogna saper presentare, con enfasi ed entusiasmo, il proprio progetto

Per alcuni tipi di progetti è importante riuscire a trovare fin da subito finanziatori, imprenditori e aziende che credano nell’idea e nel progetto al fine di dare lo sprint iniziale che, senza capitali, stenterebbe a decollare o lo farebbe molto lentamente. In Italia è un problema molto sentito dalle piccole e medie imprese.

Negli ultimi anni, finalmente, cominciano ad esistere piazze ed eventi importanti per provare a far conoscere la propria idea. Recentemente ho assistito, via web, ad alcuni Working Capital di Telecom:  un modo molto interessante di dare spazio alle idee, all’innovazione e far conoscere i progetti e le aziende. Ovviamente il suggerimento che ho dato al mio amico è stato proprio in questa direzione: preparare un progetto, presentarlo e far vedere di cosa si tratta. Anche se non si avranno risposte immediate, ritengo che saranno utili i feedback, gli spunti e i punti di debolezza che ne usciranno fuori. Questo sarà un buon punto di partenza per affinare ancora di più il progetto nel quale si crede e partire.

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Google dona 20 Milioni di Dollari in beneficenza

Questa mattina ho ricevuto da Google gli auguri di buone feste. Al di là che sappiamo tutti che si tratti di una mail inviata in modo automatico a tutti, però la mail di Google ha il suo fascino e soprattutto, per quanto semplice, riesce a stupire. Si, stupisce il fatto che cliccando sul link presente nella mail si finisce su una pagina nella quale si trova una sorpresa:

Questo regalo è per qualcuno di molto speciale: Tutti.
Molte istituzioni di carità stanno attraversando uno dei peggiori momenti dell’ultimo decennio  ed abbiamo quindi deciso di devolvere 20 Milioni di Dollari per aiutare colore che hanno preso un impegno per aiutare il prossimo. Il nostro regalo per voi è un regalo per loro. Buone Feste.

Complimenti veramente a Google.

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I loghi di Google per il Natale 2009

I loghi di Google sono sempre geniali, belli e divertenti. Questa volta tocca alle cartoline per il Google Holiday Logos 2009. Non so se ci avete fatto caso ma la personalizzazione del logo di Google avviene sempre mantenendo la scritta Google, anche se meno visibile all’occhio poco attento. Se guardate con attenzione l’immagine, il sole rappresenta la O, la sabbia con il mare rappresenta la G e la palma la L.

Google sta pubblicando un logo per ogni giorno di queste feste, aggiungendo sempre una cartolina in sovrapposizione alle precedenti.

L’elenco di tutti i loghi di Google personalizzati per questo Natale 2009 sono raggruppati in una pagina chiamata Google Holiday Logos 2009

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