C’era una volta un Like

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C’era una volta, in un web non troppo lontano, un piccolo tasto chiamato Like.

Like era un piccolo bottoncino, poco intrusivo, graficamente gradevole, molto disponibile agli utilizzi più impensabili (dai blog, ai siti istituzionali, alle landing page e anche ai sistemi di ecommerce) ma soprattutto aveva un fascino particolare: alle persone piaceva cliccarlo e poter dire velocemente “Mi piace!

Erano pochi i casi in cui le persone non cliccavano Like. Il piccolo bottoncino era molto educato, non diceva mai “fail“, “che schifo” o cose similari: al massimo diceva “non mi piace“, ma lo faceva solo dopo aver detto almeno una volta mi piace.

In poco tempo, la sua semplicità, lo fece diventare una sorta di checkin del web. La rete lo utilizzava in modo talmente tanto intenso che i numeri erano incredibili: non esisteva un angolo della rete, che non avesse il tastino presente almeno in qualche pagina o un utente che non avesse premuto almeno una volta il piccolo pulsantino.

Era talmente tanto utilizzato da tutti, che i suoi cugini Tweets e Share,  che fino a poco tempo prima avevano ricoperto l’incarico di ambasciatori della condivisione, cominciarono ad avere una certa gelosia nei suoi confronti: erano sempre più i like che i tweet e gli share. “Ma come è possibile?” si chiedevano i due.

Con il passare del tempo Tweets e Share capirono che la semplicità di Like però non era in fondo così positiva. Tutti facevano ricorso a Like in modo superficiale e non lo utilizzavano più solo per dire “Mi piace!”.

Like veniva utilizzato nei modi più svariati: dall’utilizzo di cortesia “Son passato di qua e ti ho letto, like.“, all’utilizzo di convenienza “Bah si, me lo memorizzo, magari mi serve, like.“, alla pigrizia “Uff, e che chiamo Tweets, poi devo scrivere 140 caratteri… no no, like.” fino all’utilizzo del moda “Ficooo, Laiiic!“. Malgrado questo però per Tweets non era una vita facile.

Un bel giorno, all’insaputa di tutti, durante una giornata tranquillissima, il papà di Like, in disaccordo con l’eccessiva discrezione del figlio, lo obbligò a cambiare comportamento: da quel momento in poi Like non avrebbe dovuto più esser il bravo tastino innocente che esprimeva un parere, ma bensì un invasore di bacheche, un condivisore spietato e virale di informazioni.

Come continua la storia?

Secondo me, così:

  1. Like verrà utilizzato sempre più spesso per azioni virali da siti, brand ed aziende
  2. Like non verrà più utilizzato come prima dagli utenti un pò più scaltri ed attenti all’estetica della propria bacheca: d’ora in avanti ci penseranno due volte (almeno) prima di premere un tasto like su un sito. Oggi a me è successo almeno 3 volte.
  3. Like continuerà ad esser utilizzato allo stesso modo da tutti quegli utenti che oggi hanno la bacheca invasa da notifiche di applicazioni e giochi vari.
  4. Like non sostituirà Share e Tweets, perchè verranno utilizzati in modo completamente diverso
  5. Il papà di Like rilascerà presto nuovo funzioni per poter gestire la pubblicazione sulla bacheca
  6. Il papà di Like penserà a dare degli strumenti di Insight anche per misurare i Like
  7. Like in linea generale verrà utilizzato di meno per timore

E voi, che ne pensate, come andrà la storiella ?

La Convergenza Evolutiva dei social

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La scienza definisce Convergenza Evolutiva il fenomeno per cui specie diverse che vivono nello stesso tipo di ambiente, o in nicchie ecologiche simili, sulla spinta delle stesse pressioni ambientali, si evolvono sviluppando per selezione naturale determinate strutture o adattamenti che li portano ad assomigliarsi fortemente. Tali specie sono dette convergenti.

Come avevo scritto in qualche post fa “La strana convergenza dei social” questo fenomeno, la convergenza evolutiva, si sta verificando anche all’interno di internet, agli strumenti e alle piattaforme del web: sistemi con funzionalità, target e segmenti di mercato differenti, spinti dalle veloci dinamiche della rete, dall’evolversi delle abitudini degli utenti e dalle pressioni derivanti – in molti casi – da modelli di business non sempre monetizzabili, integrano le stesse caratteristiche e strutture di altri sistemi, con l’obiettivo di attirare altri utenti, raggiungere la massa critica ed aggiudicarsi il titolo di mainstream. Ogni funzionalità accolta in massa dagli utenti, diventa una best practices e viene replicata sugli altri.

Di casi eclatanti, oltre quelli già descritti nel precedente post di agosto, ce ne sono stati altri e la convergenza prosegue a grandi passi.

Twitter ha aperto alla grande massa aggiungendo funzionalità di geolocalizzazione, condivisione di oggetti multimediali, le liste e una gestione più dettagliata dei profili degli utenti. Intorno a Google rumoreggia l’uscita di GoogleMe e procedono acquisizioni ed integrazioni di piattaforme di pagamento elettronico e prepara la sfida al social gaming e ai pagamenti virtuali.

Facebook integra nella sua piattaforma i gruppi, le funzionalità di gestione documenti e le notifiche facendo evolvere le comunità e le nicchie. Dal punto di vista della localizzazione avvia Places e lancia ufficialmente la piattaforma di Deal e le funzionalità di rewards, cominciando la vera battaglia a Foursquare dal punto di vista del local marketing e a Groupon, attraverso funzionalità di vendita di coupon-offerte a gruppi di utenti.

Foursquare dal canto suo, sentito il fiato sul collo di altri sistemi emergenti come Shopkick o Checkpoints, decide (finalmente) di fare un pò di battaglia ai Check-In fasulli e recuperare un pò di credibilità e attendibilità verso il lato business e non solo gaming.

Nasce Miso, un social che permette agli utenti di fare CheckIn, in modo simile a Gowalla e Foursquare, su un programma televisivo, condividere con gli altri commenti e messaggi e guadagnare badge.

Linkedin lancia Signal e si proietta nell’orgia social integrando i feed da Twitter e gli status da LinkedIn, migliorando la ricerca avanzata e i trending topics, e dando la possibilità agli utenti di segmentare le ricerche per rete di appartenenza, mercato o per azienda.

Dal lato del photostream Flickr dopo aver integrato la localizzazione delle foto ed il tagging degli utenti, sembra essersi fermata. Intanto nasce Instagram, che non è ancora un mainstream che integra funzionalità di cross posting, sharing di foto, commenti e like, assomigliando a Twitter.

Insomma l’ecosistema della rete si comporta nello stesso identico modo dell’ecosistema biologico, dimostrazione che la rete è fatta di persone. To be continued…

Instagram: una semplice app che genera dipendenza emotiva

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Da qualche giorno sono tornato in possesso di un appleFonino: l’iphone4. Questo mi ha permesso di mettere da parte (finalmente) il Blackberry che avevo da Aprile e ricominciare ad utilizzare varie app divertenti che su iPad non potevo sfruttare al massimo.

Chi mi segue su Twitter, Facebook o altri social, avrà notato che da qualche giorno condivido foto scattate in qualunque posto e a qualsiasi cosa o persona. Le foto hanno la caratteristica di sembrare foto d’epoca, anticate e simili al formato delle polaroid. Emozionali, aggiungerei.

L’applicazione che sto utilizzando e che ha catturato completamente la mia attenzione tanto da generare in me “dipendenza da foto” – e credo di non esser l’unico: lucasartoni, yoriah, bastetinthesky … – si chiama Instagram (Download gratis). Si tratta di una piccola semplice app che permette di scattare foto, invecchiarle con alcuni effetti (10) , condividerle, cross-postarle e geolocalizzarle su diversi social (Facebook, Twitter, Flickr, Foursquare e Tumblr). La particolarità inoltre è la funzione di following dei propri amici e soprattutto la possibilità di poter ricevere notifiche sulla pubblicazione di foto, commenti e like in modalità push, un pò come avviene su Twitter, solo che al posto di 140 caratteri c’è una foto.

Qualcuno potrebbe dire, “E cosa c’è di nuovo?” In effetti praticamente nulla, se non la semplicità di utilizzo, caratteristica principale del sistema.

Sul sito ufficiale, il team di Instagram descrivere l’applicazione come un “divertente e bizzarro modo di condividere la tua vita con gli amici attraverso una serie di immagini. Scatta una foto, quindi scegliere un filtro per trasformare il look and feel del tiro in una memoria per tenere in giro per sempre.

Instagram è un applicazione sviluppata dallo stesso team stava sviluppando Burbn, un servizio iniziato da Kevin Systrom in HTML5 che permette di effettuare check-in su Foursquare e cresciuto grazie all’investimento di 500.000 dollari in finanziamenti da Ventures Baseline e Andreessen Horowitz all’inizio di quest’anno. Burbn però non è mai stato lanciato ufficialmente poichè il team ha deciso di focalizzarsi su Instagram, individuando in questa un vero potenziale da sfruttare grazie alla popolarità di Flickr, l’utilizzo di Facebook, l’interesse per Daily Booth ed il momento positivo per il social-foto-sharing.

Leggendo dei post in giro della rete ho trovato alcune informazioni che confermano e danno ragione alla scelta del team: infatti secondo alcuni rapporti pubblicati, Instagram ha già raggiunto oltre 200.000 utenti e ben oltre 750.000 foto caricate , così come confermato anche dal co-fondatore Kevin Systrom durante un intervista “750.000 foto? La cifra reale è di gran lunga al di sopra di questo valore”. Secondo un rapporto del New York Times , il servizio ha inoltre raggiunto la frequenza di caricamento di una foto ogni secondo.

Da un punto di vista tecnico l’applicazione di Instagram è piuttosto semplice e non utilizza particolari personalizzazioni nelle logiche di navigazione e questo la rende facile da utilizzare. La piattaforma web invece in se e per se è piuttosto base: non ha ancora funzionalità specifiche per l’utente sul web se non la modifica dei dati personali, non espone API per poter effettuare mashup e non ha funzionalità di streaming. Credo sia solo questione di tempo comunque.

Instagram, secondo me, può esser un esempio di come un app fatta bene e semplice possa esser più efficace di una buona idea, non sviluppata. Per molti versi è il prodotto giusto al momento giusto: wireless a banda larga in pieno boom, crescita esponenziale degli smartphone come iPhone (e iPod), iperconnessione e social mania crescente.

Chissà se diventerà un mainstream per il foto-sharing o verrà acquisito prima da qualcuno…. chessò da Yahoo per rimpiazziare Flickr, o magari proprio Facebook!

#newTwitter: non dire social, se non ce l’hai nel sacco

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Ecco il nuovo Twitter.com. Questo è il titolo utilizzato da Twitter per annunciare la nuova versione della propria piattaforma. Nuovo.

A primo impatto, leggendo la pagina di presentazione e guardando il video di spiegazione, ho pensato subito che twitter stia cambiando, evolvendo e snaturando il suo DNA, nella direzione di Social Network. Poi leggendo in rete i commenti e le opinioni ho rischiato di convincermi del contrario, soprattutto quando Evan Williams, Ceo di twitter, durante la conferenza Nokia World 2010 ribadisce un concetto: “twitter non è dedicato soltanto all’invio di messaggi” e non è un Social Network.

Quel “nuovo”, contenuto nel titolo, secondo Twitter sembra avere un significato molto più importante: Twitter è in evoluzione verso un sistema completo di news, contenuti e informazioni.

In effetti sembra così. La nuova versione di Twitter infatti non riguarda solo un restiling grafico e la visualizzazione dei tweet, ma molto di più, soprattutto se si analizzano le nuove funzionalità: è stata implementata la possibilità di integrare video (da YouTube, Vimeo e ustream), sono state aggiunte le mappe relative alle informazioni geolocalizzate, le immagini sono visualizzabili direttamente nel sito anche se caricate da diversi servizi, tra cui Flickr e Twitpic, è presente un dettaglio delle conversazioni e sono state sofisticate le ricerche di approfondimento sui singoli hashtag. Insomma un evoluzione – rivoluzione di funzionalità che comunque sono già contenute in altri Social Network.

Di fatto la piattaforma si è sviluppata su due piani diversi: tipologia di informazione e velocità di fruizione. Se da una parte l’utente adesso ha un flusso di informazioni più articolato e completo che gli permette, restando all’interno dello stream stesso, di vedere immagini e video che vengono incorporate, dall’altra può ottenere informazioni aggiuntive sull’utente che sta leggendo (profilo, tweet, mappa georeferenziata dei luoghi da cui ha tweettato, liste) e tutto questo senza la necessità di saltare da una pagina all’altra.

Secondo me, l’effetto che Twitter otterrà da questa nuova piattaforma sarà una forte crescita dei tempi di permanenza degli utenti sul sito, a discapito delle applicazioni sviluppate da terzi ed integrate tramite API e soprattutto contrariamente a quanti dicevano che il web è morto. La nuova piattaforma meno minimalista e più “appeal” attirerà nuovi utenti, farà crescere l’abitudine dell’utente al controllo dei tweets e dello status update, l’attenzione ai video segnalati dai following e lo sbircio alle foto condivise. Un pò come succede su Facebook e sugli altri social…

Qualche tempo fa nel mio post “La strana convergenza dei Social Network” ho descritto quella che secondo me è l’evoluzione naturale dei sistemi e che vede stringere sempre di più i confini tra social network, piattaforme di comunicazione e le loro differenze funzionali.

Insomma con questa nuova piattaforma Twitter, che secondo me sta snaturando quello che ha sempre comunicato nella propria mission “The constraint of 140 characters drives conciseness and lets you quickly discover and share what’s happening”, va proprio nella direzione che ho descritto nel mio post: sta diventando una “NON”-social piattaforma di comunicazione, news ed informazioni potente, che ha le stesse caratteristiche di un Social Network per funzioni, tempi di permanenza, modalità di utilizzo e comportamenti.

Per rispondere a Paolo, concludo dicendo che, per adesso, non è una sfida diretta a Facebook, ma a breve lo diventerà.

Come disabilitare e gestire la privacy con Facebook Places

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Facebook Places è un sistema di geolocalizzazione, come tutti gli altri. A differenza degli altri è legato strettamente ad una marea di informazioni personali (come lo è anche Google con Latitude). In rete molti hanno già sparato un miliardo di sentenze su Privacy e riservatezza, ma secondo me, il problema è sempre lo stesso: se volete la vostra privacy, dovete gestirla e non lasciarla in balia dei sistemi. Quindi, informatevi e leggete, senza farvi prendere dal panico, dalla paura, o dal terrorismo psicologico fatto dagli altri media.

Qui, scatta subito la domanda: Come gestisco la mia privacy adesso che tutti possono sapere dove sono e cosa faccio?

Prima di tutto come dice giustamente anche Felter ci sono alcune cose da sapere del servizio Places:

  • quando inviate la vostra posizione su Places, se non avete configurato il vostro account, il messaggio apparirà sullo streaming (bacheca) di tutti i vostri contatti.
  • se non avete gestito correttamente le impostazioni del vostro account, così come avviene per le altre informazioni in facebook, tutti gli utenti nelle vicinanze (anche non vostri amici) sapranno dove sei in quel momento, e avranno accesso alle informazioni della tua posizione.
  • come succede nei tag durante la pubblicazione di foto o status update, anche nella geolocalizzazione i tuoi contatti possono collegarti ad una loro geolocalizzazione e risulterà come se ti fossi geolocalizzato tu.

Detto questo è importante gestire al meglio le proprie impostazioni, secondo quanto vogliamo sapere. Facendo riferimento ad un post su Lifehacker, vi riporto i passaggi da seguire per impostare le impostazioni in facebook:

  • Accedere in Facebook
  • Entrare nelle impostazioni dell’Account e andare in impostazioni sulla privacy
  • Selezionare Personalizza e poi Impostazioni Personalizzate
  • Accedere alla voce Luoghi in cui mi registro e selezionare il livello di sicurezza che vogliamo impostare
  • Selezionare o Deselezionare la voce successiva relativa all’inclusione nell’elenco delle persone in prossimità

Tendenzialmente questo è tutto. Per il resto vi consiglio di leggere le policy di privacy e la pagina dedicata alla spiegazione del funzionamento di Places.

Comunque, ricordatevi che non è il male Places: è solo necessario gestire con cura la propria privacy e comportarsi bene, secondo il galateo di Internet (netiquette).

[UPDATE – Altri link utili del 19/08/2010]

[UPDATE – Altri link utili del 20/08/2010]


    Social Location Based Services, arriva Facebook

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    Il 2010 è l’anno dei social location based services: Foursquare, Gowalla, Google Latitude, Loopt, Brightkite, MyTown e tanti altri servizi geolocalizzati che ogni giorno escono fuori.

    Infografica di Techcrunch

    Negli ultimi mesi abbiamo visto una rapida crescita di questi servizi, in particolare Foursquare, che rispetto agli altri sistemi ha dato il via alla moda del CheckIn abbinato al Social Game.

    Leggendo Woork Up ho trovato alcuni dati interessanti su RJmetrics: attualmente il mercato degli lbs principalmente si divide tra Foursquare e Gowalla. Il primo, Foursquare, sembra essere avanti di parecchio rispetto al concorrente con oltre 2,5 milioni di utenti attivi e con una crescita media giornaliera di 19.000 utenti al giorno (dati dell’ultimo mese), mentre Gowalla ha poco più di 390.000 utenti attivi (praticamente circa il 16% degli utenti totali di Foursquare), con un incremento medio giornaliero di 1.800 nuovi utenti.

    Secondo Google Trend, Foursquare genera oltre 5,5 milioni di visitatori unici al mese con una crescita del 350% da gennaio ad agosto 2010 mentre Gowalla genera 830.000 visitatori / mese con un aumento del 15% considerando lo stesso periodo dell ‘anno. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, relativamente a Google Latitude, non ci sono dati ufficiali se non una dichiarazione che riferisce circa 3 milioni di utenti attivi con un incremento del 30% al mese (circa 30.000 utenti al giorno). Se la crescita di Latitude fosse rimasta costante, vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi il servizio di Google dovrebbe aver raggiunto 5,7 milioni di utenti attivi. Un numero decisamente importante rispetto a Foursquare e Gowalla.

    Tra i vari servizi, c’è anche Loopt, un altro popolare (non in Italia) servizio location-based di mappatura sociale ha raggiunto oltre 4 milioni di utenti con 240.000 visitatori unici al mese, mentre Brightkite ha  superato 2 milioni di utenti e MyTown ha una userbase di 2,8 milioni di persone.

    Poco tempo fa è stato il turno di Twitter con Places. E’ stato uno scossone per il mercato degli LBS? Non mi sembra. Twitter è entrato nel mondo dei Location Based Services integrandosi trasversalmente con Gowalla e Foursquare attivando così la possibilità di geolocalizzare ogni Tweet. A mio parere questa è stata una mossa strategicamente corretta poichè ha permesso a Twitter di entrare nell’onda del next big thing e allo stesso tempo gli ha permesso di mantenere il suo DNA di Microblogging senza entrare in competizione con gli altri sistemi ed evitandosi a monte il problema della corsa alla leadership degli lbs, che volendo avrebbe benissimo potuto intraprendere, visto il numero di utenti attivi (100 milioni di utenti circa).

    E se entra Facebook? In questi giorni entrerà anche Facebook (…magari copiando twitter lo chiamerà Facebook Places), nel mondo della geolocalizzazione diventando così competitor anche di Foursquare, al quale poco tempo prima aveva offerto circa 120 milioni di dollari per acquistarlo. Ho letto molti post relativi all’ingresso di Facebook, tra cui anche quello del IlPost e tutti più o meno vedono questa mossa come pericolosa per il futuro di Foursquare.

    Secondo me nel breve tempo non succederà nulla o per lo meno non ci saranno grossi cambiamenti. Facebook uscirà con delle funzionalità di georeferenziazione delle informazioni e permetterà agli utenti di localizzare foto, status update e visualizzare la posizione degli amici. Malgrado i suoi oltre 500 milioni di utenti, secondo me non riuscirà a scardinare, superare o sovrastare il modello di Social Game e Social Guide sviluppato da Foursquare. Anzi, a mio avviso Foursquare potrebbe crescere di più, accelerata dalla spinta che la stessa Facebook darà al mercato della geolocalizzazione.

    Le motivazioni secondo me, sono più di una. La prima è riconducibile principalmente al discorso privacy e riservatezza: oggi in Foursquare posso “partecipare” con un Nick o con la visibilità del solo nome e potenzialmente potrei giocare senza farlo sapere a tutti. Attivando il servizio di localizzazione su Facebook questa scelta potrebbe esser più difficoltosa se non impossibile (come lo è su Latitude), visto che tutto il sistema dialoga per Nome e Cognome e la gestione della privacy non sarebbe così semplice.

    Gli utenti di Facebook inoltre utilizzano il sistema principalmente per un uso “casalingo”, di gossip, per impicciarsi degli affari degli altri, per rimanere in contatto con amici: mi aspetto che l’utilizzo maggiore della localizzazione in Facebook sia per vedere dove sono gli amici e dove hanno scattato una foto, e non per guadagnare punti, censire Tips, commenti e feedback e mappare nuovi luoghi. Secondo me Facebook non sarà un competitor, ma un altro partner degli altri sistemi di lbs e questo permetterà a Foursquare e agli altri di crescere sull’onda della diffusione dei servizi geolocalizzati e della mania del checkin.

    Secondo me è più facile che prendano piede applicazioni terze che interagiscono con i dati georeferenziati di Facebook che funzionalità proprietarie: magari piattaforme di Augmented Reality + Social. Allora, forse in questo caso, sarebbe a rischio Foursquare.

    Google Me come è messo nella corsa al social network?

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    Proprio in questi giorni ho scritto un post relativo alla strana convergenza dei Social Network e all’equilibrio a cui si sta arrivando dal punto di vista delle funzionalità delle piattaforme di Social. Appiattimento causato da un lato, positivo, dal completamento dei servizi all’utente da parte di tutti i big e dall’altro, negativo, dall’effetto moda/emulazione di sistemi concorrenti. Nel post infatti ho scritto che tutti copiano qualcosa e Google copia un pò tutti.

    A seguito dei commenti lasciati sul post, ho iniziato a riflettere sulla politica di Google ed in particolare sul possibile servizio Google Me (se così si chiamerà…?) e le sue funzionalità.

    Google Me sarebbe ipoteticamente il guanto di sfida ufficiale a Facebook nell’ambito dei Social Network, ma lanciare un nuovo servizio adesso, viste le cattive acque in cui naviga Google in questo momento, sarebbe poco propizio: i vari problemi derivanti dalla Privacy e dalla gestione dei dati, la battaglia contro Oracle per il discorso Java/Android, l’accordo con Verizon ed il discorso della Net Neutrality, la chiusura ed il flop di Google Wave, l’abbandono del Nexus One e via dicendo.

    Anche se Google sta già lavorando per questo sviluppo ( focus group sui social network ), probabilmente dovremo aspettare ancora un pò prima di vedere e poter utilizzare un social marchiato google.

    Comunque, così per farmi un idea, ho tirato giù un paio di riflessioni su come potrebbe esser il Social Network di Google e quali potenzialità e sviluppi potrebbe avere.

    La prima idea è che Google possa puntare ai profili degli utenti e trasformare la piattaforma Google Profile nel sistema di base di autenticazione, personalizzazione del profilo e gestione della privacy (quello che in Facebook è il Profilo). Per quanto riguarda la messaggistica, la posta e gli eventi, non c’è dubbio che il sistema potrebbe esser Gmail per i messaggi, Google Buzz per tutto quello che riguarda lifestream e attività, Google Contacts per la rubrica e Google Calendar per tutto quello che riguarda eventi, compleanni e scadenze.

    Le funzionalità social verrebbero importate da Orkut e questo permetterebbe la gestione dell’amicizia e il following. La struttura delle relazioni e delle amicizie sarebbe basata su Google Social Graph e la piattaforma potrebbe esser sviluppata sullo standard Open Social. Le discussioni di gruppo potrebbero esser gestite da Google Groups, e Blogger verrebbe integrato per dare la possibilità di fare blogging all’interno della piattaforma stessa. Google Documents integrerebbe la parte collaborativa e di gestione documentale che oggi non è presente su nessun altro Social Network, mentre Knol verrebbe utilizzato dagli utenti come sistema di knowledge base in stile Wikipedia.

    Picasa e Youtube potrebbero esser integrate rispettivamente per la gestione delle foto e dei video. La chat verrebbe implementata su Google Talk, con tanto di possibilità di video chiamata. Per la geolocalizzazione potrebbe esser utilizzato Google Latitude, che fino ad oggi non è mai stato sfruttato a pieno (e ha già 3 milioni di utenti attivi), e Google Maps per la visualizzazione e gestione dei dati su mappa.

    Ci sarebbe poi la funzionalità di Advertising che potrebbe esser demandata ad AdSense e AdWords. In questo caso Google potrebbe addirittura implementare una cosa in più: dare la possibilità all’utente di dedicare degli spazi AdSense all’interno del proprio profilo e far sfruttare la propria visibilità per guadagnare, come quello che oggi avviene sui blog con l’inserimento delle inserzioni AdSense. L’analisi del traffico e l’Insight verrebbe gestito attraverso Google Analitycs, ovviamente.

    Google Alert e Google SMS potrebbero esser utilizzati come sistema di notifica e avviso di eventuali aggiornamenti. Per quanto riguarda la sezione del marketplace e della piattaforma di pagamento, Google secondo me parte da un buon punto: CheckOut per quanto riguarda il pagamento e Google Site per gestire un proprio micro sito web per l’ecommerce.

    Per quanto riguarda infine lo sviluppo e l’integrazione verso il mondo esterno ed i blog, Google potrebbe tranquillamente continuare a pubblicare le API così come sono oggi e potenziare il sistema Google Connect per gli sviluppatori, in concorrenza a Facebook Connect. Gli sviluppi di terzi (widget e porzioni di apps) continuerebbero a funzionare nella stessa modalità delle Widget di iGoogle, come alternativa alle Facebook Apps.

    Visto l’utilizzo intenso dei Social Network che oggi facciamo e visto che presto tutti cominceremo a farlo anche durante la giornata nelle attività quotidiane, e se Google integrasse anche Google Health nella sua piattaforma? Potreste richiedere le ricette al medico, verificare l’elenco delle medicine comprate, ricordarvi quando avete delle visite e verificare lo stato di salute di un vostro parente che vi ha condiviso le informazioni.

    Insomma con un integrazione di questo tipo, con tutti i servizi già sviluppati e quelli che si potrebbero sviluppare ed aggiungere Google potrebbe raggiungere (e forse superare), secondo me, Facebook nella corsa al Social Network. Dal punto di vista dei numeri Facebook ha già oltre 500 milioni di utenti, mentre Google dovrebbe raggruppare gli utenti di servizi diversi (anche se tutti registrati con account Google) per poter raggiungere lo stesso numero. Da una parte inoltre Google potrebbe aver interesse a sviluppare una piattaforma integrata perchè gli servirebbe per scalzare Facebook. Da un altro punto di vista invece potrebbe non avere senso perchè, dopo tutto, Google è già un enorme social network.

    E voi che ne pensate?

    La strana convergenza dei Social Network

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    In questi giorni mi sono soffermato ad osservare la crescita dei social network più importanti, gli sviluppi degli ultimi tempi, gli utenti e le funzionalità rilasciate o in rilascio. Ho notato alcune cose che mi hanno fatto riflettere. La cosa che più mi ha colpito sono le poche novità: nessuno ha rilasciato funzionalità veramente innovative e differenti dagli altri.

    Twitter , cavalcando l’ondata della geolocalizzazione, ha aggiunto recentemente la possibilità di localizare i tweet prendendo spunto da Foursquare (e ovviamente anche da altri LBS) e ha lanciato il servizio Places. Poi ha rilasciato la funzionalità Who to follow che suggerisce ad un utente quali account potrebbe conoscere permettendo un aumento dei legami e della socializzazione, copiando la funzionalità da Facebook. Sempre seguendo Facebook e scavalcando Tweetmeme ha comunicato il lancio del pulsante ufficiale per il retweet. Alcuni rumors dicono che potrebbe integrare l’anteprima delle immagini e dei video nello stream copiando da Friendfeed e Facebook.

    Facebook ha aggiunto l’anteprima dei profili al passaggio del mouse su una foto copiando la funzionalità da Twitter, che a sua volta l’aveva copiata precedentemente da Friendfeed, se non erro. A breve inserirà anche la geolocalizzazione nello stream nelle attività e la possibilità di condividere foto e localizzarle prendendo spunto da Foursquare e rincorrendo Twitter. Facebook ha acquisito Friendfeed per poterne ereditare il realtime dello stream e fare così concorrenza a Twitter.

    Foursquare, nell’ambito dei location based services, rincorso da Facebook e da Twitter ed in continua competizione con Gowalla dal canto suo non poteva rimaner fermo. Prima ha dato maggior visibilità ai Tips trasformandoli in una sorta di status update alla Twitter, poi ha modificato la scheda utente dando maggior visibilità ai badge e alle informazioni condivise dall’utente. Poi ha aggiunto la possibilità di visualizzare i Tips per data o popolarità (i’ve done this!) prendendo spunto dal Like di Facebook.

    Google ha provato a copiare Twitter con Jaiku, poi ha lasciato perdere per passare ad Orkut e poi dare vita a Buzz cercando di sviluppare qualcosa di simile a Facebook e a Twitter. Poi ha avviato Latitude, che non essendo integrato con altri sistemi non ha preso piede. Mi aspetto che prima o poi permetterà di vedere i buzz, le foto di Picasa e gli amici posizionati su mappa.

    Insomma, Twitter copia da Foursquare. Foursquare copia da Facebook. Facebook copia Twitter. Google copia un pò da tutti. Tutti copiano da tutti. Ma è normale?

    Secondo me si, ovviamente una mia opinione, ma questa rincorsa allo sviluppo delle funzionalità degli altri e questa sempre maggiore similarità fra i vari servizi, mi fa pensare che stiamo arrivando ad una fase di stabilità e tutta l’euforia legata alla novità dei social network, della geolocalizzazione e del mobile potrebbe leggermente affievolirsi.

    Se il 2009/2010 infatti è stato l’anno dell’esplosione dei sistemi di Social Network, del mobile e dei sistemi di geolocalizzazione, secondo me, il periodo che stiamo per affrontare, e che va dalla fine del 2010 e forse per gran parte del 2011 sarà caratterizzato da una maggiore omogeneizzazione di alcuni servizi, vedremo meno novità funzionali, probabilmente molte integrazioni e perchè no parecchie acquisizioni (?). Le novità rallenteranno e saranno poche le aziende che rilasceranno qualcosa di veramente nuovo. Sarà invece una fase di consolidamento, secondo me molto importante, perchè il mercato avrà modo di recepire l’ondata delle novità dell’ultimo anno. Le aziende, metabolizzate le potenzialità degli ultimi tempi, cominceranno ad investire in sviluppo, integrazioni e marketing e saranno l’acceleratore che porterà questi sistemi alla portata di tutti. Gli utenti avranno modo di utilizzare tutti queste tecnologie e sistemi nella vita di tutti i giorni e sempre di più troveremo la geolocalizzazione e funzionalità sociali nella routine giornaliera.

    In fondo, facendo un rapido riepilogo, con i sistemi attuali possiamo stringere amicizia, aggiornarci rapidamente, micro-messaggiare, condividere foto e video, esprimere pareri e dare feedback con like, retweet e commenti, geolocalizzare informazioni e vedere dove sono i nostri amici, comprare on line e trovare ogni tipo di informazione. Cosa altro vogliamo in questo momento da un social network?

    A settembre QR Code e CheckIn a scuola?

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    Ieri al mare ascoltavo due signore vicine di ombrellone discutere di alcune problematiche relative agli studenti: non studiano, non si presentano alle lezioni, portano il cellulare in classe, non si portano i libri a scuola e via dicendo. Ascoltandole mi sono venute in mente alcune possibili applicazioni legate proprio ai problemi che loro evidenziavano. Secondo me la tecnologia potrebbe in parte risolvere o comunque stimolare gli studenti. Mi spiego.

    Immaginiamo per esempio una dispensa didattica per gli studenti contenente un QR Code su alcuni capitoli, su eventuali argomenti da approfondire o alla fine di ogni capitolo. Le applicazioni sarebbero molteplici: lo studente semplicemente leggendo il barcode QR dal proprio cellulare potrebbe andare velocemente ad un sito di approfondimento contenente video, foto, audio e altri testi. Potrebbe interagire direttamente con il professore o con un tutor e porre domande su argomentazioni specifiche, o anche leggendo un QR code potrebbe esser dirottato su una pagina di esercizi per la verifica di fine capitolo.

    Il professore potrebbe condividere rapidamente contenuti e link senza dover dettare indirizzi lunghissimi o inviare materiale, avrebbe la possibilità di visualizzare le statistiche di lettura, l’avanzamento degli studi degli studenti in base agli esercizi svolti e gli approfondimenti letti e potrebbe raggiungere un livello di interazione maggiore di quello che c’è oggi. Banalmente non sarebbe altro che l’utilizzo e l’evoluzione dei sistemi attualmente utilizzati da alcune Università con FAD anche alle scuole medie e superiori.

    Se a tutto questo questo fosse legata un ambientazione in formato social network (strumento sicuramente utilizzato dagli studenti) si potrebbe pensare per esempio alla condivisione dei punteggi (magari postando su Facebook o su Twitter il valore raggiunto) e stimolando lo studio sotto forma di gaming in un contesto più familiare e attuale. Chissà magari il Secchione potrebbe diventare una nuova tendenza!

    Infine pensavo all’utilizzo del CheckIn come forma di registrazione della presenza a scuola, ma non appena ho finito la riflessione, ho pensato a quante parolacce mi potrei prendere e mi hanno iniziato a fischiare subito le orecchie…

    Chissà, magari in futuro non troppo lontano, veramente lo studente farà checkin a scuola, leggerà con il cellulare i QR code, prenderà appunti su ipad e leggerà libri nell’eBook.

    Fantascienza, cosa ne pensate?

    Il Like di Facebook è il CheckIn del web, ed il traffico è social

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    Di solito non mi piace dire l’avevo detto, ma questa volta, visto il modo simpatico in cui ho scoperto che un’altra delle mie mille elucubrazioni visionarie ha preso forma, lo dico: l’avevo detto! Giuliano, uno dei veri Indigeni Digitali con i quali mi trovo ogni tanto a parlare, ha twittato pochi minuti fa un messaggio nel quale dice “Il #checkin migra sulle pagine web e l’analisi del traffico dei siti web diventa #social http://ow.ly/27LxN @fabiolalli l’aveva previsto“. In effetti il concetto descritto e l’applicazione sviluppata è praticamente la stessa che avevo pensato anche io qualche tempo fa.

    Oggi gli utenti stanno impazzendo per i servizi di geolocalizzazione e l’effetto rete, contaminante per definizione, sta facendo crescere ogni giorno il numero di informazioni condivise, i check-in effettuati e i badge assegnati. Il check.in, come ho spiegato in altri post, è fondamentalmente quell’azione che l’utente compie nel momento in cui decide di condividere con gli altri determinate informazioni (una foto, un video, un parere su un locale) o semplicemente il momento in cui si trova in un determinato indirizzo. Fare un check-in significa praticamente rispondere alle 4 domande Chi?, Dove?, Cosa? e Quando? con la sola azione di un click.

    Vi siete mai domandati dove ultimamente avete fatto questa azione, anche se non così esplicita? Si, proprio quella, cliccando il LIKE Button su Facebook o sui vari siti internet che hanno integrato i social plugins. Se ci pensate nel momento in cui cliccate il tasto Mi piace, a tutti gli effetti avete risposto alle stesse domande e avete dato molte informazioni:

    • Alla domanda Chi? avete risposto con Nome e Cognome
    • Alla domanda Cosa? avete risposto con una capillarità incredibile selezionando il singolo post
    • Alla domanda Quando? avete risposto dando un istante preciso
    • Alla domanda Dove? avete risposto indicativamente con le stesse informazioni di un checkIn, anche se con un livello di dettaglio leggermente inferiore. Ma neanche tanto se pensate all’analisi del traffico che viene fatto da Google Analytics…

    Ma ora se vi impegnate ancora di più e ci pensate ancora un pò, vi accorgerete che il checkIn lo fanno tutti gli utenti di internet praticamente da sempre, solo che, invece di farlo con un click sul tasto CheckIn o un su un tasto Like, lo fanno subdolamente al caricamento delle pagine navigate e tutte le informazioni vengono rilevate dai sistemi di analisi del traffico.

    E quindi dove sta la cosa nuova? Sta nel fatto che tutte le informazioni in questo caso diventano più social con tutti i vantaggi del caso, sia in termini di propagazione dell’informazione (effetto LIKE , condivisione verso amici e verso lo stream di altri social) sia in termini di analisi dei dati (informazioni geolocalizzate, profilate ed estremamente dettagliate).

    L’ulteriore valore che secondo me andrebbe poi sviluppato ed associato al concetto di checkIn è la risposta alla 5a domanda: Perchè?

    Secondo me, banalmente, basterebbe ri-attivare sui siti internet una cosa che è sempre esistita sul web: un sistema, come il like di facebook, ma che permetta all’utente però di esprimere un valore. Praticamente il classico dei più classici tasti rating, magari a cinque stelline. Si svilupperebbe così anche un informazione qualitativa,  integrata ad informazioni e dati tendenzialmente quantitativi. Pensate se FourSquare modificasse il suo tasto checkIn in 7 tastini e ciascuno di questi avesse un valore. Per ogni checkIn potremmo esprimere per esempio un valore numerico che potrebbe esser contestualizzato e analizzato.

    Se poi volessimo rendere preciso anche il Dove?

    Utilizzando un QR Code, leggibile dalla fotocamera di un cellulare o di uno smartphone, e sfruttando i sistemi GPS integrati, potremmo avere dei dati geolocalizzati in modo più preciso al posto della localizzazione effettuata tramite IP.

    I social network in azienda, questione di cultura. Di tutti.

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    Nei giorni scorsi un’azienda amica ha deciso di chiudere tutti i Social Network (Twitter, Facebook, Linkedin e molti altri), nonché filtrare moltissime parole chiave. Questa scelta, anche se da una parte mi sembra assurda visto che si tratta di una società che ha il web nel dna, non è del tutto contestabile nel momento in cui si osservano i dati di traffico rilevati da un monitoraggio della rete: il 75% del traffico della rete è derivante da Facebook! In effetti qualche riflessione in più credo sia il caso di farla.

    Prima di tutto va detto che la modalità di utilizzo di facebook è diversa tra persona e persona, soprattutto tra addicted e non. Per capirci meglio, gli “adetti ai lavori” sono quelli che utilizzano facebook come strumento di comunicazione o per svago (moderato) e, a mio avviso, sono quelli che paradossalmente generano meno traffico poichè effettuano connessioni spot, quando possono rispondono alle notifiche via email, utilizzano iphone o altri device e soprattutto utilizzano altri plugIn o sistemi di cross posting per aggiornare il proprio stato. Di contro ci sono quelli che non sono addetti ai lavori e che utilizzano prevalentemente facebook per socialcazzeggio e sono i più dannosi (dal punto di vista del traffico!): effettuano connessioni frequenti o addirittura lasciano il browser aperto in polling (per i non addetti: facebook effettua continui aggiornamenti dei dati della vostra pagina, anche se non è stato fatto il refresh, grazie a chiamate ajax/jquery), rispondono a tutti i sondaggi e giocano con le mille applicazioni che ogni giorno vengono rilasciate dagli sviluppatori e dalle aziende.

    Bisogna però anche dire che il traffico verso facebook non è soltanto generato direttamente dall’utilizzo di facebook stesso, ma anche dalla navigazione su tutti quei siti che hanno embeddato (per i non addetti ai lavori, si intende inserito, incluso) il facebook-connect all’interno del proprio sito per permettere l’autenticazione o per la pubblicazione del widget dei fan. Molti blog e siti istituzionali di aziende ormai infatti hanno questo tipo di informazioni incluse per motivi di visibilità e marketing. Ovviamente non sto dicendo che il traffico è generato principalmente da questo, ma sicuramente dal punto di vista dei dati e delle connessioni verso il social network un numero importante di chiamate viene da qui.

    Ora se da una parte c’è un aspetto “tecnico” di valutazione del traffico, dall’altra c’è un aspetto da valutare relativo alla cultura dell’ “informatico iperconnesso“, al tipo di utilizzo della rete e alla modalità di lavoro. I nuovi informatici sono abituati ad usare la rete ed i social network nella loro vita privata e trovano naturale poter usare gli stessi strumenti per gestire le relazioni professionali, la ricerca di informazioni di lavoro e per trovare soluzioni e risolvere problemi. Non avere a disposizione certi strumenti rende frustrante il lavoro e allo stesso tempo, secondo me, diminuisce le performance lavorative.

    Infine c’è da tenere in considerazione la visione dell’azienda nei confronti del problema produttività dei propri dipendenti. Un azienda che punta ad avere il massimo dai propri collaboratori e che non principalmente di web o soprattutto che non ha la cultura dell’importanza della rete per gli sviluppatori, vede l’utilizzo di Facebook o sistemi similari come una enorme perdita di tempo e nel caso della band come uno spreco di risorse . Di fronte ad un numero così alto (75% del traffico!) in effetti è difficile non comprendere una politica di chiusura di tutto e soprattutto è difficile non farsi venire in mente la fatidica domanda “Ma gli serve veramente facebook ai programmatori?“. Secondo me, non serve, ma chiudere totalmente comunque è un problema e non è una politica che io personalmente attuerei: il divieto di usare i social network durante il lavoro lo ritengo un boomerang per l’azienda.

    In questi giorni ho letto un post, che mi è piaciuto molto, di Josh Bernoff, analista di Forrester Research e co-autore di Groundswell, nel quale viene chiarito il concetto di “lavoratore iperconnesso”, definito in modo specifico nel concetto di HEROHighly Empowered and Resourceful Operative, ossia quel collaboratore che utilizza le risorse della rete e di internet ed è incoraggiato ad usare la rete a vantaggio dell’azienda. Secondo l’idea degli autori di Groundswell, il management di un azienda non deve più controllare, limitare e applicare procedure rigide, ma, al contrario, deve creare un contesto in cui chi lavora è in grado, grazie alla tecnologia, di mantenere un rapporto vivo con clienti e consumatori, anch’essi sempre più empowered, trovando soluzioni innovative e facendo viaggiare l’azienda alla stessa velocità del suo mercato.

    Riguardo alle politiche e policy attuabili in azienda, la chiusura drastica di tutto, come ho già detto, secondo me non è vincente. Principalmente sensibilizzerei le persone sull’importanza o meno dell’utilizzo dei social in determinati contesti o in determinati momenti della giornata, e se proprio la situazione non cambiasse, applicherei delle restrizioni in termini di banda e/o di tempo a disposizione per utente, garantendo magari quel 20% massimo da dedicare a svago e recupero tra un attività e l’altra.

    Personalmente utilizzo Facebook per rimanere prevalentemente in contatto ed essere aggiornato sui rapporti con le persone e con gli amici, sapere cosa fanno e magari avere qualche bella notizia. Utilizzo MeemiTwitter e Friendfeed per approfondimenti di temi specifici e condividere notizie ed informazioni, mentre utilizzo Linkedin per tenermi aggiornato sul percorso professionale di amici ed ex colleghi o trovare altre opportunità e contatti.

    Concludendo ritengo che l’utilizzo dei social network in azienda sia un problema di cultura, di tutti: l’azienda deve aprire all’utilizzo dei social e capirne l’importanza, e i dipendenti devono apprenderne le potenzialità ed i limiti e moderarne l’utilizzo.

    E voi, come utilizzate i social network? Ops, … magari non riuscite a navigare perchè avete tutto chiuso. 😉

    Facebook 3.0 per iPhone: novità e indiscrezioni

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    facebook-iphone-30Facebook per iPhone è una delle più popolari applicazioni dell’Apple Store. Quasi il 25% di tutti i proprietari di iPhone hanno installato ed utilizzano infatti facebook direttamente da applicazione e non da Web. Oggi Facebook ha condiviso in rete, attraverso alcuni suoi collaboratori, maggiori dettagli sulla prossima versione 3.0. Tra le novità che troveremo a breve (ci sono anche io in quel 25%…) troveremo:

    1. Il lettore delle news in formato Feed
    2. La funzione di Like, già presente sul sito
    3. Eventi (compresa la funzionalità di adesione e visualizzazione)
    4. Note
    5. Pagine
    6. Gestione dell’album fotografico
    7. Caricamento dell foto negli album
    8. Zoom sulle foto
    9. Gestione dei tag sulle foto
    10. Gestione delle foto del profilo
    11. Completamente stravolta la home page dell’applicazione: semplificato l’accesso e aggiunte le notifiche
    12. Personalizzazione della home page
    13. Migliorate le notifiche e i link ai commenti per poter rispondere
    14. Richiamare velocemente un testo o pagine di persone
    15. Gestione dei messaggi interrotti da telefonata

    La nuova e vera novità sarà sicuramente la home page e la gestione della personalizzazione. L’utente potrà così utilizzare le funzionalità a lui più utili. Inoltre l’aggiunta di Eventi, Note, Pagine, e album di foto renderà l’applicazione completa e veramente integrata con i servizi del sito.

    Attualmente però Apple non ha rilasciato la data ufficiale di rilascio e lancio, ma indiscrezioni dicono che sarà proprio durante questa fine di Agosto.

    Usiamo internet in modo responsabile, libero e sicuro.

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    Parte questa settimana la seconda edizione (2009) della settimana della Sicurezza in Rete, la campagna nazionale di sensibilizzazione per la protezione e la sicurezza online che si propone di aiutare gli utenti della Rete anche mediante la diffusione di risorse certificate.

    Credo sia un ottima iniziativa e una buona dimostrazione di come le aziende del settore (social network e non), se vogliono, possano essere portatrici di informazioni comprensibili, utili e concrete, facendo anche da moderatore su quelle notizie che generano allarmismo e terrorismo psicologico pubblicate da “non addetti ai lavori” e politicanti che, purtroppo, in Italia sono sempre più frequenti.

    In questi giorni ho pubblicato un articolo relativo alla protezione della propria Privacy in Facebook, che vi invito a leggere se siete “nuovi” nei Social Network o comunque se non avete mai messo mano alle impostazioni di sicurezza di Facebook. Non è una guida tecnica, ne tanto meno un manuale delle inefficienze del social network, ma una breve guida composta da 9 semplici  punti di  configurazione.

    Ci pensate come sarebbe bello sapere di poter navigare senza problemi, senza incappare in qualche truffa, in video non graditi, e senza la preoccupazione di subire un furto d’identità?

    Io amo internet e sono a favore di un uso responsabile, libero e sicuro della rete.